domenica 29 dicembre 2013

SCUOLA DEL GUSTO, PRONTO IL SECONDO PERCORSO FORMATIVO

Presso l’Istituto San Pardo di Larino fervono i preparativi dopo il successo di

“Un Molise divino”

Con il nuovo anno, prenderà corpo il secondo percorso formativo della “Scuola del gusto: il Molise a tavola tra sapori e tradizioni”, ideato e coordinato da Sebastiano Di Maria e patrocinato dall’Istituto Tecnico “San Pardo” di Larino. Il progetto, che tanto successo ha riscosso nel suo primo sviluppo, quel “Molise divino” che ha portato cinquanta iscritti, tra studenti e cittadini, a scoprire, attraverso un percorso multidisciplinare, la qualità delle produzioni enologiche regionali, sarà riproposto sviluppando la filiera dell’olio extravergine di oliva, attraverso l’ormai consolidato schema formativo. Saranno trattati, in maniera organica, tutti gli aspetti dalla produzione alla trasformazione, mettendo sempre in risalto il legame con il territorio e la sua storia. Si partirà con la storia dell’olio e dell’olivo tra arte e archeologia, passando per la coltivazione e tutte le problematiche connesse, come la potatura, sistemi di raccolta e i concetti di sostenibilità ambientale, fino all’analisi sensoriale, in cui saranno affinati, nei corsisti, per opera delle principali associazioni operanti sul territorio, i sensi attraverso la tecnica di degustazione. Inoltre, particolare attenzione sarà data alle frodi alimentari, poiché l’olio extravergine d’oliva è uno degli alimenti più sofisticati al mondo, giacché dietro il paravento d’importanti marchi ed etichette fuorvianti sono commercializzati oli di bassissima qualità, spesso ottenuti per raffinazione di oli importati, entrando anche nel merito degli aspetti normativi e dei relativi controlli antisofisticazione.
 
Istituto Tecnico "San Pardo" - Larino
Come prodotto principe della dieta mediterranea, non mancherà una lezione riguardante gli aspetti nutrizionali e salutistici. Il percorso formativo si svolgerà presso l’Istituto Tecnico “San Pardo” di Larino (CB) per le lezioni frontali, attraverso la messa a disposizioni di locali e laboratori, mentre la parte applicativa si svolgerà, attraverso visite guidate, presso le aziende produttrici e mediante partecipazione a incontri e seminari tematici. Le lezioni vedranno l’apporto tecnico-scientifico di docenti dell’Istituto, di professionisti del settore, anche afferenti all’associazione ex-allievi dell’Istituto Agrario di Larino, oltre che da operatori direttamente impegnati nelle singole filiere produttive. Come per il vino, saranno riproposti, al termine delle attività, gli “itinerari del gusto”, veri e propri percorsi attraverso il territorio, tra paesaggi e cultura, tra ambiente e arte, tra produzioni agroalimentari e archeologia. Tutti i dettagli del percorso formativo saranno resi noti nelle prossime settimane, cui faranno seguito le iscrizioni e un convegno di presentazione del corso. Le lezioni, presumibilmente, inizieranno nella seconda decade del mese di gennaio. A presto per novità gustose.
 
Comunicato stampa
 
 

venerdì 27 dicembre 2013

LA BIODIVERSITÀ DELLA VITE COME RISORSA CULTURALE DELL’ITALIA

La diversità biologica della vite è un’eredità che natura ed antenati ci hanno lasciato. Un capitale che una volta distrutto sarà perso per sempre. Ma è anche una risorsa economica per creare nuove varietà o per conoscere le attuali. La sua riduzione ha cause diverse: mutamenti climatici, malattie americane, esodo di popolazioni dall'Europa al Nuovo Mondo da fine ‘800. La sua attuale crisi è chiamata 'sesta estinzione'. Ma in futuro, col riscaldamento globale e la riduzione delle risorse idriche, i genotipi perduti potrebbero rivelarsi utili. E l’Italia può vantare un assortimento varietale capace di tollerare climi estremi, provvidenziali in futuri programmi di miglioramento genetico.
 
Esempio di viticoltura di montagna (Fonte: Feudo Antico)
 
Il Sangiovese è un caso esemplare. L’analisi genetica dice che gran parte dei vitigni del suo pedigree è di origine calabrese e siciliana. Identificato con la viticoltura toscana, è in verità figlio di un vitigno campano (Aglianicone o Ciliegiolo) e di uno calabrese (senza nome) portato nella zona del lago Averno da una famiglia di albanesi di Cosenza. Al Sangiovese vanno ricondotti alcuni vitigni di Calabria (Mantonicone e Gaglioppo), Puglia (Susumaniello, Tuccanese di Turi), Toscana (Foglia tonda, Morellino del Casentino, Morellino del Valdarno, Vernaccia nera del Valdarno) e, infine, Sicilia (Carricante, Nerello mascalese, Frappato, Perricone, Arbanello, Lucignola, Orisi). Alcuni calabresi quali Puttanella, Vigna del Conte e Corinto nera sono in realtà Sangiovesi; e anche altri siciliani come Frappato, Nerello mascalese e Perricone. Le parentele con Foglia Tonda, Morellini del Casentino e del Valdarno e col Brunellone confermano l’ipotesi che il Sangiovese abbia avuto un areale di coltivazione importante in Toscana e Corsica, ma solo dopo quello calabro-siciliano. In questo senso, anche la parola 'autoctono' perde significato.
 
Uve antiche del Molise (Fonte: Michele Tanno)
 
Quindi, la difesa della biodiversità non si realizza creando collezioni ampelografiche dove raccogliere come in un museo i genotipi a rischio. Per le profonde connessioni tra vitigno antico e cultura del luogo, queste varietà devono tornare a essere protagoniste dello sviluppo agricolo delle popolazioni depositarie.
 
Fonte: Tre Bicchieri Gambero Rosso (articolo a firma del Prof. Attilio Scienza)
 
 

martedì 24 dicembre 2013

AUGURI DIVINI

Auguri di cuore a tutti quelli che mi seguono e a coloro che, con attestati di stima, mi spingono ad andare avanti e fare sempre meglio.  Spero che con il blog, che sta per compiere il secondo anno, e con la "Scuola del gusto", abbia fornito un servizio utile per portare la cultura del vino e delle produzioni agroalimentari di qualità direttamente nelle vostre case. Un augurio speciale a tutti coloro che hanno contribuito affinché ciò sia stato possibile, produttori, docenti, liberi professionisti, uomini di cultura e amici.

AUGURI DI..VINI

 
 





 
UN MOLISE DIVINO: CONSEGNA ATTESTATI DI FREQUENZA
(SABATO 28 GIUGNO 2013)
(Consegna attestati del primo corso della "Scuola del gusto")
 
 

 
 
ITINERARI DEL GUSTO II
(SABATO 18 MAGGIO 2013)
(Agricoltura, ambiente, agroalimentare e cultura)
 
 

 
 
ITINERARI DEL GUSTO I
(SABATO 11 MAGGIO 2013)
(Agricoltura, ambiente, agroalimentare e cultura)
 
 



UN MOLISE DIVINO: SORSI DI CULTURA
(MERCOLEDI' 17 APRILE 2013)
(1° Seminario su vino, cultura e territorio)
 
 



UN MOLISE DIVINO: ASPETTI NORMATIVI E CONTROLLO QUALITA' NELLA FILIERA VITIVINICOLA
(18 APRILE 2013)
(Docenti: dott.ssa Giovanna Vizzarri, Avv. Vincenzo Notarangelo - liberi professionisti)
 



UN MOLISE DIVINO: ASPETTI NUTRIZIONALI E SALUTISTICI DEL VINO, EDUCAZIONE AL CONSUMO CONSAPEVOLE
(11 APRILE 2013)
(Docente: dott. Marco Tagliaferri, nutrizionista ed esperto di dieta mediterranea)
 



UN MOLISE DIVINO: MARKETING TERRITORIALE, ENOTURISMO E STRADE DEL VINO
(14 MARZO E 4 APRILE 2013)
(Docenti: Prof. Rossano Pazzagli, Prof.ssa Monica Meini; Università del Molise)
 
 

 
 
UN MOLISE DIVINO: DENOMINAZIONI D'ORIGINE E CULTURA DEL VINO
(21 MARZO 2013)
(Docente: Pasquale Di Lena; agronomo, esperto di enogastronomia, scrittore)
 
 



UN MOLISE DIVINO: VISITA PRESSO LE CANTINE DI MAJO NORANTE
(5 MARZO 2013)
(Docente: dott. Francesco Rizzo, agronomo dell'azienda)
 
 


 
UN MOLISE DIVINO: VISITA PRESSO LE CANTINE BORGO DI COLLOREDO
(28 FEBBRAIO 2013)
(Docente: dott. Enrico Di Giulio, titolare ed enologo dell'azienda)
 
 



UN MOLISE DIVINO: ANALISI SENSORIALE CON SLOW FOOD
(21 FEBBRAIO 2013)
 (Docente: dott. Pierluigi Cocchini, ARSIAM e curatore guida vini Slow Food)
 
 

  
 
UN MOLISE DIVINO: ANALISI SENSORIALE CON ASPI
(14 FEBBRAIO 2013)
(Docenti: Celeste Di Lizio e Rudy Rinaldi)
 
 

 
 
UN MOLISE DIVINO: ANALISI SENSORIALE CON AIS
(7 FEBBRAIO 2013)
(Docente: Gabriele Di Blasio)
 
 

 
 
UN MOLISE DIVINO: VISITA PRESSO L'AZIENDA VITIVINICOLA DI ANGELO D'UVA
(17 GENNAIO 2013)
(Docenti: dott. Pierluigi Cocchini e dott.ssa Loredana Pietroniro, ARSIAM)

 




UN MOLISE DIVINO: ANALISI CHIMICA E STRUMENTALE IN ENOLOGIA
(1 FEBBRAIO 2013)
(Docente: Prof. Pasquale Marco Romano, Istituto Agrario)




UN MOLISE DIVINO: TECNICA ENOLOGICA
(24 GENNAIO 2013)
(Docente: dott.ssa Maria Concetta Raimondo, enologo)




UN MOLISE DIVINO: LA VITE E IL VINO NELLA STORIA
(13 DICEMBRE 2012)
(Docente: Prof.ssa Annarita De Notariis, Istituto Agrario)
 




Sebastiano Di Maria



 
 

mercoledì 18 dicembre 2013

IL SENSO DELL'IDENTITA'

Lo stile è l’originale espressione di un periodo culturale, di un prodotto, di un modo di fare musica o di vestirsi. Ci chiediamo se il vino prodotto oggi in molte zone italiane, ne trasmette uno riconoscibile. Purtroppo la risposta è negativa: il nostro Paese presenta una molteplicità di stili, non solo tra le diverse Denominazioni, ma addirittura tra i vini di una stessa DOC, dove la tipologia dei vini prodotti spazia tra un gusto internazionale ed il ritorno ai vitigni autoctoni. Mettiamoci nei panni di un consumatore straniero in procinto di degustare un Cabernet dal gusto vanigliato o uno Chardonnay dall’impronta legnosa prodotti in Italia o in un qualsiasi luogo del mondo, assieme ad un vino toscano, piemontese o veneto: il mercato internazionale costruito con abilità dai Paesi del Nuovo Mondo sul modello francese, ha decisamente condizionato le scelte tecniche dei produttori italiani che pur di correre dietro ai gusti altrui hanno abbandonato il loro stile.
 
 
 
Un grande artista ha affermato che per diventare universali è necessario essere locali: il vino italiano ha bisogno di non perdere il suo stile originario. Fortemente connessa al territorio, è la produzione dei vini cosiddetti “etici”, espressione della viticoltura biologica e biodinamica. Il termine “eco-compatibile” nasconde, però, il tentativo di esorcizzare la crescente banalizzazione del vino nel mondo e di offrire l’occasione ad una ristretta cerchia di consumatori di distinguersi attraverso la scelta di questi vini. Nell’eterno dualismo tra conservatorismo e progressismo, queste espressioni di viticoltura di moda presentano aspetti interessanti per il rispetto integrale della complessità del terreno.
 
 
 
Anche la comunicazione ha un ruolo importante da svolgere nella trasmissione dei valori positivi del vino italiano in chiave ermeneutica. La comunicazione si identifica oggi in quel pensiero unico che pretende di regolare i comportamenti produttivi della viticoltura europea tradizionale, che non a torto si oppone ad una colonizzazione che, attraverso la stampa specializzata dei Paesi del Nuovo Mondo, tende a delegittimarne i valori ed a creare i presupposti presso i consumatori di un’immagine del vino globalizzata e standardizzata.
 
Fonte: Tre Bicchieri Gambero Rosso (articolo a firma del Prof. Attilio Scienza)
 
 

sabato 14 dicembre 2013

I NUMERI NON MENTONO MAI: SEMPRE PRIMI

Oggi mi trovo a commentare, ed è la terza volta in quest’anno solare, non senza un pizzico d'orgoglio, aggiungo, da molisano innamorato della propria terra e appassionato di vino, le elaborazioni, su dati Istat, dell’export del vino per singola regione italiana, curate dal Corriere Vinicolo. La fine del terzo trimestre, sotto l’occhio vigile della testata dell’Unione Italiana Vini, per mano del suo Direttore Carlo Flamini, mette in risalto, anche se ancora una volta non citato nell’articolo, un risultato superlativo per il Molise e per i produttori molisani. Come ho avuto modo di evidenziare in quest’altro articolo, dall’analisi dei dati dell’export a giugno 2013, confrontati con quelli dell’anno precedente, risultava una crescita del 49,5%, pari a un valore di oltre tre milioni di euro, saldamente in testa in un’ipotetica classifica per maggior incremento dell’export. Anche i dati riguardanti il mese di settembre 2013, sempre riferiti allo stesso periodo dell’anno precedente, danno un saldo nettamente positivo, pari a un 23% d’incremento, ancora una volta primi nella nostra ipotetica classifica.
Fonte: Corriere Vinicolo
Questo il resoconto dell'articolo:
Il Veneto, come sempre, si conferma leader nell’export di vino per regioni, con un totale cumulato a settembre di 1,1 miliardi di euro, per una crescita del 12% rispetto al corrispondente periodo del 2012. Segue il Piemonte, 656 milioni di euro e una progressione dell’8%, in miglioramento rispetto alla performance semestrale. Crescono – pur rallentando il ritmo – anche la Toscana, situata poco sopra il mezzo miliardo di euro di valore, e il Trentino Alto Adige (+6%), mentre continuano le ottime progressioni registrate dall’Emilia Romagna, stabilmente sopra il +15% di aumento da inizio anno. In regressione – pur con valori in aumento – Lombardia (passata da +14% di giugno a +10% di settembre) e Abruzzo, che rallenta di un punto, confermando comunque una delle migliori progressioni tra le regioni: +13%. Dopo un buon inizio d’anno (+7% a marzo), la Sicilia si ferma, così come il Friuli Venezia Giulia. Positive le altre regioni, mentre continua a macinare perdite la Puglia, che chiude i primi nove mesi con un bilancio in rosso del 19%, peggiorato sia rispetto a giugno (-13%), che a marzo (-8%).

Fonte: Corriere Vinicolo
Questa volta, a differenze della altre, c'è una nota a margine dell'articolo molto interessante, che spiega in maniera molto semplice come vengono raccolti questi dati, e anche le conclusioni sono uno specchio della realtà.
Le esportazioni delle regioni vengono calcolate secondo l’ultimo punto di transito effettivo del vino, in genere dove le aziende hanno il deposito doganale, che può non coincidere con la regione di appartenenza. Non necessariamente, quindi, tutto quello che viene esportato dal Veneto è vino “veneto” e così via. A questo poi si aggiunga che gran parte dei volumi di vino del Centro-Sud viene imbottigliato al Nord e – per le ragioni espresse in precedenza – inglobato nei calcoli nella regione di appartenenza dell’operatore finale.
Questo dice, in pratica, che le regioni del nord, oltre a beneficiare del trend di crescita esponenziale della spumantistica - Prosecco in testa con un +16% in valore e +8% in volume, oltre all'Asti con un +8% in valore, sempre per il per il periodo gennaio-settembre - attingono a piene mani dai vini del sud, che ancora vanno a rimpinguare, anche in termini qualitativi, le produzioni del settentrione enologico. Al netto di questi dati, è proprio il sud a dare le migliori performance, tranne la Puglia che continua a macinare perdite, regione che pagherà lo scotto anche della scadenza della deroga di vinificazione (frizzantatura e spumantizzazione) fuori zona, ossia fuori dai confini regionali, di Lambrusco e Moscato, su cui hanno investito molti viticoltori della Daunia.

Fonte: Cronache di gusto (siamo sempre molto considerati, come potete notare)

I dati dimostrano che il Sud, con la sola eccezione della Puglia, si è accorto che contribuiva troppo alla qualità del Nord, che ha poco di nuovo da raccontare, se non per il fenomeno Prosecco, è ha capito che questa qualità la poteva fare in proprio e il Molise ne è l'esempio migliore, come abbiamo più volte ribadito, grazie alla lungimiranza e coraggio di giovani produttori. Lo studio e la ricerca di vecchie varietà nell'ampio panorama ampelografico regionale, da affiancare alla Tintilia, la ricerca di nuovi territori o meglio, come detto di recente dal Prof. Mario Fregoni, la riscoperta dei vecchi areali produttivi attraverso studi di zonazione, sono strumenti necessari per dare lo slancio definitivo al comparto, ovviamente comunicato nella maniera giusta.

Sebastiano Di Maria
molisewineblog@gmail.com

 

venerdì 13 dicembre 2013

GOCCIA D'ORO, L'EXTRA MOLISANO



 
VENERDI’ 13 DICEMBRE - Ufficio Arsiam Larino• ore 9.00 visita dei siti archeologici di Larino riservata agli ospiti della giuria dei consumatori a cura di Itinerari Frentani e cantori della memoria;
• ore 10.00 insediamento della giuria di consumatori di olio presieduta da Dott. Giovanni Fabrizio e costituita da Medici, Soci LILT, Docenti e Alunni delle Scuole di Larino Mini corso di degustazione e valutazione delle selezioni di olio a concorso tenuto dal dott. Maurizio Corbo responsabile ufficio Olivicoltura Arsiam.
• ore 14.00 degustazione di prodotti tipici locali presso sala Panel con l’Ecomuseo Itinerari Frentani e Cantori della memoria.
 


SABATO 14 DICEMBRE - Sala Conferenze Ospedale di Larino
ore 08.30 - 12.30
CONVENGNO
“ALIMENTAZIONE, ATTIVITÀ FISICA E PREVENZIONE – i segreti del benessere”
Ore 08:30
Iscrizione Partecipanti
ore 09:00
Saluto delle Autorita’
ore 09:30
Presentazione del Convegno
Dott. Giovanni Fabrizio - Dott. Antonio Iacobucci
Moderazione
Dott. Francesco Carrozza
ore 10:00
Lettura Magistrale del Prof. Francesco Schittulli
“Quale Prevenzione per vincere i Tumori”
ore 11:00
“Effetti Protettivi della Dieta Mediterranea”
Prof. Giancarlo Salvatori
ore 11:30
“Attività Fisica e Prevenzione”
Prof. Giuseppe Calcagno
ore 12:00
“Stili di Vita e Prevenzione: Strategie di Interventi della LILT” Dott.sa Carmela Milena Franchella
ore 12:30
Dibattito Interventi del Pubblico e Conclusioni
 
 


DOMENICA 15 DICEMBRE - Palazzo Ducale di Larino
• ore 10.00 Visita guidata degli ospiti per altri siti culturali del Molise Frentano a cura di Ecomuseo Itinerari Frentani e Cantori della memoria: a Larino e Montorio nei Frentani in compagnia di Franco Valente e Maria Teresa Occhionero; a Bonefro visita museo etnografico con Michele Colabella, a Santa Croce di Magliano visita Az. Palladino, degustazioni guidate itineranti.
• ore 17.00 PREMIAZIONE DI GOCCIA D’ORO X° EDIZIONE
con la partecipazione di Roberto Cappella, Presidente dell’Associazione Titolari di Farmacia della provincia di Campobasso per il progetto “Olio Nutraceutico” e assaggiatori membri delle principali commissioni italiane.
• PRESENTAZIONE DELLE “SCHEDE NUTRIZIONALI E SALUTISTICHE DELL’OLIO DI OLIVA EXTRAVERGINE”
che accompagneranno gli oli vincitori nelle farmacie aderenti al progetto “Olio Nutraceutico” con la partecipazione di produttori e autorità mediche locali;
• Buffet di prodotti tipici molisani con intrattenimento a cura del “Giuliano Gabriele Trio”.
 
 
 
 
 
 

martedì 10 dicembre 2013

IL FUTURO DELLA VITIVINICOLTURA TRA SOSTENIBILITA' E NUOVI TERROIR

La valorizzazione e la tutela del patrimonio viticolo attraverso la gestione sostenibile dei vigneti, è stato il tema cruciale su cui si è dibattuto, nella splendida cornice dell’azienda Zaccagnini a Bolognano (Pe), con alcuni tra i principali attori della filiera vitivinicola italiana, dopo un percorso che li ha portati a toccare con mano alcune delle realtà produttive dell’areale, come le aziende Borgo di Colloredo in Molise e Masciarelli nel teatino. Il Convegno, organizzato nell’ambito della manifestazione nazionale “Abruzzo Vite&Co”, giunta quest’anno alla sua seconda edizione, ha posto la sua attenzione su quelle che sono le moderne tecniche di gestione sostenibile dei vigneti, alla luce delle ultime ricerche scientifiche. Dal tavolo dei relatori si è levata la voce di Mario Fregoni, (Università Cattolica del Sacro cuore), che ha tracciato un quadro in chiaroscuro della situazione della vitivinicoltura mondiale, e dell’Italia in particolare. “La contrazione del Vigneto Italia e la diminuzione dei consumi interni sono fenomeni che continueranno ancora nei prossimi anni, mentre il futuro del nostro vino sarà al di fuori dei confini nazionali – ha spiegato il presente – l’unico modo di arrestare questa emorragia è la scelta di produrre vini giovani, come gli spumanti, di più facile approccio, cercando di portare la viticoltura verso i vecchi areali di produzione, quelli delle zone interne, dove ci sono sbalzi termici elevati”.

I relatori durante la visita presso le cantine Borgo di Colloredo, a Campomarino. Da sinistra Pasquale Di Giulio con la figlia, Mario Fregoni, Pasquale Di Lena, Enrico Di Giulio e Rino Credi.

La crescita nel nuovo mondo enologico poi, dove mancano tradizione e cognizione del terroir, ha rilevato ancora Fregoni, “impone la ricerca, attraverso la zonazione, di altri territori dove la vite, attraverso sistemi di allevamento e tecniche agronomiche meno impattanti, si prepari agli stress idrici, garantendone nello stesso tempo la salvaguardia”. La gestione agronomica del suolo, e in particolar modo della matrice organica, sono stati i concetti sviluppati nell’intervento di Enzo Mescalchin (Fondazione E. Mach di San Michele all’Adige), che si è soffermato sull’importanza della fertilità organica in un vigneto. “L’omologazione del sistema vite in Italia, attraverso inerbimenti nelle interfile e diserbo sulle file – ha spiegato il ricercatore trentino – ha creato compattamento del terreno, con conseguente perdita di polarità delle radici e quindi carenze idriche e difficoltà nutrizionali, oltre che la proliferazione di graminacee, con conseguente scarsa fertilità organica, tranne che nello stato superficiale”. Lo stesso, poi, ha posto l’accento sull’uso eccessivo di diserbanti per il controllo delle infestanti sulla fila, i cui residui si trovano nelle acque dopo molti anni, mentre ha definito l’organicazione e l’arieggiamento del terreno, pratiche agronomiche che garantiscono un’intensa attività microbica, tra cui le Micorrize che svolgono un ruolo di conservazione del suolo.

Il Prof. Mario Fregoni durante il suo intervento al convegno

Angelo Divittini, dello studio agronomico SATA, ha messo in risalto, invece, quelli che sono i principi di una potatura equilibrata, in ottica di longevità del vigneto e della qualità delle produzioni: “da evitare potature invasive, tagli rasi e grandi, causa di coni di disseccamento, intervenendo quando non sono presenti foglie e in base alla vigoria della pianta, meglio dopo le prime gelate e in periodo asciutti”. Dopo una carrellata sulle cause e la gestione delle principali fitopatie, in particolare legno nero e flavescenza dorata, a cura di Rino Credi dell’Università di Bologna, la manifestazione si è conclusa con un’esortazione, da parte del professor Fregoni: “È necessario puntare su microzone, attraverso la classificazione di toponimi, esaltando il genius loci, stile cru borgognoni, evitando di indicare il vitigno in etichetta”.

Sebastiano Di Maria



giovedì 5 dicembre 2013

FLOS OLEI E EXTRAVERGINI MOLISANI

In attesa del concorso "Goccia d'Oro", il premio dedicato agli oli extravergine della Regione Molise organizzato dall'Arsiam di Larino, alcune aziende molisane sono state selezionate ed inserite in una delle guide internazionali più importanti. “Flos Olei è ormai diventato un punto di riferimento per tutti coloro che operano nel comparto - spiega Marco Oreggia, editore e curatore del volume - con la guida che cresce di anno in anno. Per l’edizione 2014 abbiamo deciso di presentare le 500 aziende a nostro giudizio più importanti al mondo. 703 le etichette, 47 i Paesi raccontati con Svizzera e Ucraina come nuove entrate. E un’introduzione accuratissima che offre tante informazioni utili sia agli addetti ai lavori che ai neofiti che vogliono avvicinarsi a questo meraviglioso prodotto”.
 
 
 
Il “Concorso Internazionale FLOS OLEI” si propone l’obiettivo di valorizzare la qualità dell’olio extravergine di oliva a livello internazionale, premiandone i prodotti migliori, diffondendone la conoscenza e contribuendo così a una sua corretta commercializzazione. Più specificatamente si propone di:
stimolare i produttori del settore (olivicoltori, frantoiani e confezionatori) all’ottenimento di un extravergine di alta qualità attraverso il confronto tra le diverse produzioni mondiali;
• valorizzare la conoscenza e lo studio delle produzioni olivicole di qualità di qualunque provenienza e diffondere nel mondo la figura dell’esperto assaggiatore di olio extravergine di oliva, capace di valutare singolarmente e attraverso il panel l’eccellenza di ogni singolo prodotto, in sintonia con la normativa comunitaria e internazionale;
• promuovere la diffusione degli aspetti salutistici e nutrizionali (Dieta Mediterranea) degli extravergine di qualità nei differenti ambiti di consumo e commercio (mense scolastiche, scuole di cucina, enoteche, ristoranti, importatori, buyer, ecc.).
 
 
 
Marina Colonna 96 punti
Oleificio Di Vito 92 punti
La Casa del Vento 88 punti
Azienda Agricola Giorgio Tamaro 88 punti
Oleificio Bruno Mottillo 88 punti
Azienda Agricola Antonietta Pietropaolo 87 punti
Azienda Agricola Michele Fratianni 86 punti
 
Un plauso alle nostre aziende che portano il nome del Molise nel mondo, come quelle del vino e quelle dei formaggi. Nella "giornata mondiale dei suoli", che si celebra oggi, nata per sensibilizzare la popolazione sulla violazione del paesaggio e, come conseguenza, perdita di terreni produttivi e quindi di cibo - in Italia si continua a costruire pur con una crescita quasi nulla - questi rappresentano dei messaggi importanti, soprattutto per la nostra Regione, ricca di biodiversitàruralità e produzioni agroalimentari di qualità, che nascono dalla terra, non dal cemento.
 
Sebastiano Di Maria
 
 
 

lunedì 2 dicembre 2013

QUANDO LA DEGUSTAZIONE DIVENTA POESIA: ESSENZIALE E UNIVERSALE SINTESI DELLA SOMMA QUALITA' SUA

 

Per arrivare alla sua cremosa, natural fruttosa, balsamica espressione, tecnica e natura in contemporanea archetipica massimità e simbiosi. Che la sua fonte è l'uva, di totale concentrazione e spessore, d'intatto, illibato, linfatico omore. Che la sua definizione d'aroma è nitidezza, rispetto, capacità tecnica trasformativa. Perfezion naturalistica d'agronomia, eccellenza enologica applicativa. La fusion è mora, nera, di potenza e morbidezza espressiva, di souplesse morbido/tannica tramosamente totale. E poi la forza in vigore e lucore della sua dolcezza impressiva: essenziale e universale sintesi della somma qualità sua. L'Aglianico al candor massimo della sua impenetrabile nerezza di frutto. Uno fra i migliori vini rossi mai prodotti e testati. Chapeau ammirato al suo produttore

Fonte: Luca Maroni, Nativ - Eremo San Quirico Aglianico Campi Taurasini Cru 2009
 

Balanço - More (1999)

NB Per una lettura migliore della scheda si consiglia questo brano come sottofondo


venerdì 29 novembre 2013

IL PECORINO VA IN ALTURA

Si tratta di un'interessante sperimentazione per il recupero delle aree marginali interne, individuando nuovi areali per la coltivazione della vite, come risposta ai mutamenti climatici in atto, oltre a riscoprire le antiche radici di una viticoltura passata. Percorso che anche il Molise dovrebbe adottare.

L’Abruzzo del vino, per mezzo di Feudo Antico, giovane azienda nata per valorizzare la vocazione enologica del piccolo e storico territorio di Tollo, si appresta a raccogliere i primi frutti di una sperimentazione che, attraverso l’ausilio tecnico dell’equipe guidata da Attilio Scienza dell’Università di Milano (la stessa che sta portando a termine anche la zonazione della relativa Doc Tullum, ndr) ha portato in altura la coltivazione del Pecorino, uno dei suoi vitigni autoctoni, quello che meglio si adatta a condizioni climatiche estreme. Il progetto “Vigneto Casadonna”, nato dalla partnership tra l’azienda tollese e la tenuta dello stellato chef Niko Romito, ubicata nel Comune di Castel di Sangro (Aq) a 860 metri sul livello del mare, è, di fatto, il vigneto sperimentale più alto del centro e sud Italia, un laboratorio di sperimentazione del gusto e dell’accoglienza, che Feudo Antico vuole utilizzare come elemento di valorizzazione paesaggistica e recupero delle aree marginali interne, dove si sono perse le tracce di una viticoltura passata. “Il progetto - sottolinea il direttore generale, Andrea Di Fabio - nasce dall’esigenza, attraverso la viticoltura eroica, di dare una risposta, attraverso il controllo del territorio, al mantenimento del tessuto sociale scongiurando il rischio di abbandono delle aree interne”.
Vigneto Casadonna

L’altro aspetto, sicuramente non meno importante, che si è potuto cogliere nelle parole dello stesso Di Fabio, che è poi anche la mission della piccola azienda tollese, figlia dell’accordo delle due realtà cooperativistiche più importanti della piccola denominazione, il colosso “Cantina Tollo” e la “Cantina Coltivatori Diretti”, è la possibilità, come la definisce il Presidente della denominazione, Giancarlo Di Ruscio, “di occupare, grazie a piccoli numeri, segmenti di mercato che le due grandi denominazioni regionali non possono raggiungere, visto che Tullum è, di fatto, l’unica Doc territoriale dell’Abruzzo”. Il progetto di zonazione e la nascita della realtà Feudo Antico, che presto si doterà anche di una propria struttura produttiva, vanno in tal senso, ossia “la valorizzare dei vigneti di Tollo, in modo da individuare, attraverso l’esperienza pluriennale della stessa cantina cooperativa presente, quelli migliori, quelli più fedeli all’espressione del territorio” ribadisce l’enologo aziendale,
Riccardo Brighigna. “In tal senso va anche la scelta del partner accademico”, continua il consulente, “e quella guidata dal Prof. Attilio Scienza è una vera garanzia in tal senso, un salto di qualità, vista la pluriennale esperienza nei più importanti areali vitati dello stivale”. La valorizzazione di un territorio, poi, passa anche attraverso l’utilizzo di tecniche agronomiche a basso impatto ambientale, che proietteranno Feudo Antico, in un futuro prossimo, a “produrre vini da fermentazioni spontanee e minor intervento in cantina”, chiosa lo stesso Brighigna.
Pecorino
Il vigneto “Casadonna”, la cui superficie è di appena un ettaro, di cui l’80% a Pecorino, rappresenta il “laboratorio sperimentale da cui attingere informazioni, attraverso la viticoltura di precisione, accanto a vitigni classici da climi freddi come il Pinot nero, il Traminer, il Veltliner, il Riesling renano e il Sylvaner verde, in risposta ai cambiamenti climatici in atto”, fa osservare Antonio Sitti, agronomo aziendale. Lo stesso, poi, aggiunge che, “pur tra mille difficoltà incontrate nella prima fase dell’impianto, ci si aspetta, dalla prima vendemmia, un Pecorino con un’ottima acidità e mineralità, tipica della viticoltura in quota”.  Inoltre, l’impianto a contro spalliera è, secondo il Prof. Lucio Brancadoro dell’Università di Milano, “necessario in questo caso, rispetto al classico tendone abruzzese, per garantire una maturazione sufficiente, attraverso un sesto d’impianto fitto con pochi grappoli”. Insomma, un laboratorio sperimentale di grande interesse, non solo per l’Abruzzo, ma per il futuro della viticoltura.

Sebastiano Di Maria
molisewineblog@gmail.com

Ecco gli scatti dell'evento alla presenza della stampa di settore, a cui è stato illustrato tutto il progetto. L'occasione è servita anche per degustare i vini di Feudo Antico,  ottenuti da fermentazioni spontanee e nessuna filtrazione.



venerdì 22 novembre 2013

CANTINA VALTAPPINO E TINTILIA, UN LEGAME CHE FA STORIA

E’ un concetto ormai di dominio pubblico che la Tintilia, il vitigno autoctono della regione Molise, che, in un futuro prossimo, si spera, possa essere affiancato da altre varietà, visto l’enorme patrimonio ampelografico in mostra nella recente esposizione di uve antiche del Molise, curato dall’instancabile Michele Tanno, rappresenta il mezzo con cui si possono aprire nuovi scenari nel mercato vitivinicolo della nostra regione, se correttamente comunicato. Quello che forse molti non sanno, che invece vogliamo portarvi a conoscenza, riguarda la storia recente di questo vitigno e delle sue uve, coccolate e vinificate, molto prima della comparsa delle prime bottiglie sul mercato, da quella che rappresenta la prima realtà produttiva regionale del suo genere, la Cantina Valtappino, nata nel lontano 1969, dall’azione degli allora 274 viticoltori, i cui vigneti insistevano per lo più lungo le dolci colline del Molise interno, quelle che fanno da contorno alla valle in cui scorre l’omonimo torrente. Luciano Cirucci, attuale responsabile dello stabilimento, nonché factotum dell’azienda, con orgoglio rivendica, per il suo sodale, la paternità delle prime vinificazioni di Tintilia, o Tintiglia, come lui stesso ha tenuto a precisare, quando qualche piccolo produttore dell’areale ancora custodiva con gelosia questo vitigno rustico e poco produttivo, scampato alla mattanza del sistema quantità. 

Luciano Cirucci e immagini della cantina
“Un’azienda - come ci dice lo stesso Cirucci – sempre in salute che, pur contro maldicenze e luoghi comuni che accompagnano le realtà cooperativistiche, ha sempre avuto un forte legame con il territorio e con i produttori, cui offriva un servizio continuo di formazione e informazione”. L’areale che circondava il capoluogo regionale, dove è situata la cantina, presentava un’elevata estensione di vigneti, particolarmente concentrati tra i comuni di Toro, San Giovani in Galdo e Campodipietra, mentre dai comuni di Ferrazzano e Mirabello arrivavano le uve di Tintilia. “L’abbandono della viticoltura delle aree interne - complici le scelte istituzionali, e non, di puntare alla vitivinicoltura di quantità, decretando, di fatto, l’abbandono delle vigne nelle zone marginali, aggiungiamo noi - ha rappresentato una svolta per la stessa azienda, tanto che allo stato attuale la stessa conta solo quattro soci, per un totale di soli quindici ettari di vigneto”, a tutti gli effetti, un’azienda che ha perso i connotati di socialità. “La filosofia aziendale, dopo questo sconquasso, non è cambiata, anzi - continua Cirucci - tende a rafforzare il legame con il territorio, dando la possibilità ai giovani di investire nelle qualità di un’areale da sempre vocato alla vitivinicoltura, che aveva in Gambatesa il centro nevralgico, attraverso la valorizzazione dei vitigni delle aree interne, come la Tintilia, su cui l’azienda ha scommesso da sempre, quando si pensò di vinificare e imbottigliare, anche se solo a uso personale, vista l’assenza di una denominazione territoriale in quel momento storico”. Con Decreto Ministeriale del 18 maggio 1998, nasce la seconda DOC regionale, “Molise” o “del Molise”, dopo la “Biferno”, nata invece nel 1983, che, per via del toponimo utilizzato, tendeva a favorire parte degli areali produttivi, e in particolar modo quelli del basso Molise che facevano riferimento a un'altra importante realtà cooperativistica. La nuova denominazione, finalmente, riconosceva, nel suo disciplinare, la possibilità di vinificare e imbottigliare vino da uve di Tintilia, dando la possibilità di non vedere vanificati gli sforzi di tanti piccoli produttori delle zone interne che con caparbietà conservavano vecchie vigne, su cui la Cantina Valtappino aveva scommesso. Testimonianza di tale lungimiranza è stata la prima bottiglia di Tintiglia apparsa sul mercato, proprio nel 1998, per merito della stessa azienda, l’unica che può vantare questo primato.

Prima bottiglia di Tintilia sul mercato
 
“Il comune di Gambatesa - ci spiega Cirucci - ha rappresentato il vero centro produttivo e storico di tutto l’areale, dove nacque, nel 1975, la Vinicola D’Alessandro, convertita, successivamente, da un gruppo di investitori romani, in Serra Meccaglia, una delle prime aziende totalmente meccanizzate in Europa, che produceva ben un milione di bottiglie di vino, in parte fornito anche dalla cantina Valtappino, di cui il 90% era destinato al mercato internazionale”. La Serra Meccaglia, già nel 1985, produceva il primo vino Le Serre (Rosso dei Colli del Tappino, imbottigliato da Vi.Ta., viticoltori del Tappino), blend a base Aglianico e Tintilia, il più antico dei vitigni del Sannio, come citato in etichetta. Nel 1975 veniva prodotto il San Barbato (blend di Trebbiano e Malvasia), dalla Vinicola D’Alessandro di Gambatesa, con il simbolo del Castello di Gambatesa sull’etichetta. A questi vini si affiancavano altri, come uno spumante “Blanc de Blancs”, ossia ottenuto da sole uve bianche, chiamato Domenico, oltre ad una Vernaccia, il Rocca del Falco. Questo rappresenta la storia produttiva, anche recente, dell’azienda e dell'intero areale che, affiancata a quella artistica presente nel Castello di Gambatesa, come spiegato in maniera magistrale da Franco Valente, che potete leggere in questo post, è la forza su cui l’azienda vuole puntare per il futuro, attraverso i vigneti situati proprio nello stesso Comune, a ridosso del Lago di Occhito.

Bottiglie storiche dai produttori della valle del Tappino

Vigneti dell'azienda nei pressi del lago di Occhito

La storia più recente dell’azienda, ancora alle prese con un certo senso di diffidenza da parte di certa critica enologica regionale, come tende a sottolineare non senza un certo disappunto lo stesso responsabile, parla di premi e riconoscimenti che, finalmente, danno il giusto tributo a un impegno e una coerenza che tende a privilegiare la qualità delle produzioni territoriali, riducendo all’essenziale gli interventi in vigna e in cantina, grazie alle favorevoli condizioni ambientali da una parte, e una tecnologia priva di strutture e tecnicismi da manuale enologico dall’altra. Il vino di punta dell’azienda è la Tintilia Embratur (l’Embratur era la massima figura politica nei sanniti), prodotta in due tipologie, tra cui la riserva affinata in tonneau di rovere per quattro anni, rappresenta il fiore all’occhiello della produzione, grazie anche ai prestigiosi riconoscimenti che nell’ultimo anno ne hanno accompagnata la consacrazione. Nel corso dell’ultimo Vinitaly, al concorso enologico internazionale, alla Tintilia 2010 è stato assegnato il Diploma di Gran Menzione, anche se la stessa, curiosamente, non era presente nella selezione di vini regionali in degustazione nello stand allestito dalla Camera di Commercio, come fa notare con rammarico lo stesso Cirucci. Lo stesso vino si è aggiudicato, poi, la medaglia d’argento al concorso enologico internazionale “Selezione del Sindaco”, organizzato dall’Associazione nazionale delle Città del Vino. L’azienda, inoltre, è stata inserita nella guida di Veronelli 2014, con ben 90 punti per la Riserva e 88 punti per la 2010, oltre che nei vini da non perdere nella guida del Touring Club con la tipologia RiservaGiuseppe Vaccarini, presidente dell'associazione delle sommellerie professionale italiana (ASPI), alla prima edizione del Divinolio, recensì la Tintilia 2010 come il vino che più lo aveva colpito all'interno del panorama enologico molisano, dato confermato con gli ultimi premi. 

I premi della Tintilia Embratur 2010
 
Un pomeriggio in compagnia del vulcanico Luciano, foriero d’iniziative e impegno per la tutela e la promozione delle produzioni di qualità, ancora troppo ancorata a certi stereotipi di cui si è spesso schiavi, spesso per mancanza di onestà intellettuale, come abbiamo convenuto e di cui ho sottolineato alcuni aspetti nel mio ultimo articolo, che v’invito a leggere con attenzione, cui si aggiungono eventuali scelte istituzionali e/o produttive discutibili che vanno a calpestare la nostra storia viticola ed enologica. Le scelte produttive come quelle dell’azienda Valtappino, coraggiose perché ricalcano quella che è la storia del territorio, anche come possibile sviluppo delle aree marginali interne, vanno rispettate e giustamente comunicate, perché il vero contenuto della bottiglia, oltre al vino, è la storia da raccontare, fatta di uomini, passione, sacrifici e cultura, di cui la Cantina Valtappino e il "Molise interno" ne sono pregni.
 
Sebastiano Di Maria
 
 



lunedì 18 novembre 2013

VINO? NO GRAZIE, SONO ITALIANO

In un momento storico in cui siamo primi produttori ed esportatori al mondo di vino, l’Italia, o meglio, gli italiani, fanno registrare, con un declino progressivo che ci porta ai minimi storici dall’unità d’Italia, un calo nel consumo del nettare di Bacco senza precedenti, ad appannaggio di altre bevande alcoliche. Quali sono i motivi di questa sempre minore attrazione verso il simbolo dell’agroalimentare italiano nel mondo? Nei giorni scorsi, la popolare rivista americana Newsweek, con un articolo dal titolo significativo “Vino? No tank. We’re italian”, ha cercato di individuare quali sono le cause alla base di questa profonda flessione nelle abitudini di consumo, loro che sono i primi importatori di vino italiano nel mondo. Secondo gli analisti d’oltre oceano, il calo è imputabile a una serie di fattori, tra cui la crisi economica in cui il vino non è considerato più un bene di prima necessità, i cambiamenti demografici, con un invecchiamento della popolazione che incide direttamente sul consumo di alcolici, oltre un crescente interesse verso alcune tipologie di prodotti, come la birra artigianale, che sembrano raccogliere sempre più consensi nel consumatore. Il nostro paese, infatti, per quanto riguarda il consumo individuale di vino è dietro la Francia, con 51,48 litri l’anno. E’ questo il dato di uno studio del Beverage Information Group, gruppo di ricerca statunitense sul consumo di bevande alcoliche, che è un segno tangibile, secondo gli analisti, del cambiamento di tendenza, registrando un evidente calo del 15% rispetto al 2006, ancora maggiore se rapportato agli anni settanta, quando la media era di 111 litri l’anno, secondo le stime di Assoenologi. Nell’ultimo quinquennio (2007-2012), invece, la flessione è stata del 4,5%.
Fonte: Newsweek
Secondo Jancis Robinson del Financial Times, questa tendenza è comune a tutti e tre i principali produttori di vino al mondo, Italia, Francia e Spagna, ed è imputabile, secondo la stessa giornalista, a una diversa immagine di chi beve vino diffusa nella società. La Master of Wine Robinson scrive: “Il vino fa parte della tradizione storica di questi paesi: chi beve vino è visto ormai come una persona “vecchio stile", è associato ai contadini di una volta, a differenza invece delle birre più pubblicizzate, o delle bevande gassate, dei liquori, che hanno un’immagine più giovane e moderna”. Negli Stati Uniti, invece, la tendenza è opposta, ben il 30% in più rispetto a dieci anni fa.  Secondo Joe Bastianich, imprenditore di origini italiane nel settore alimentare, “gli Stati Uniti stanno recuperando terreno, mentre l’Italia sta diventando un paese più moderno. In un paese che si basa sempre meno sulla produzione agricola - ogni riferimento alla continua sottrazione di suolo fertile per la cementificazione e attività industriale è puramente voluto - è normale che ci sia meno gente che beve vino. In Italia si sta sviluppando una nuova cultura, per creare birre e cocktail artigianali, mentre negli Stati Uniti si bevono meno cose insignificanti e più vino, perché si sta cercando di vivere con uno stile di vita migliore”. Lo scrittore Anthony Giglio, anch’egli di chiare origini italiane, sostiene che “i giovani italiani vedono il vino come la bevanda dei loro genitori, dei loro nonni. Invece, sono alla ricerca di cose più eccitanti, come le birre artigianali e i cocktail”.
Crisi economica, cambiamenti dei gusti, disoccupazione, bevande di tendenza, d’accordo, ma c’è anche qualcos’altro nel calo del consumo di vino in Italia? Come si può uscire da questo cono d’ombra, cercando di programmare il futuro in modo da non dipendere quasi esclusivamente dall’export, quello che Monica Larner, corrispondente in Italia di The Wine Advocate, definisce, come citato nello stesso articolo, l’unica strada per la sopravvivenza del sistema vino in Italia? Innanzitutto riappropriandosi delle proprie origini, rinsaldando il legame con la terra e con l’agricoltura, rifiutando qualsiasi forma di sviluppo o presunto tale che violenti il nostro bene primario; la crescita dei consensi dell’istruzione agraria, in tutti i suoi livelli, è di buon auspicio per formare la nuova classe di operatori del settore. Il mondo vitivinicolo, già oppresso dalla burocrazia ossessiva, e in particolare l’aspetto che riguarda la comunicazione, e con esso tutto il complesso sistema di gestione che va dal produttore al consumatore finale, rappresenta, per chi scrive, uno dei problemi del nostro sistema. La comunicazione affidata a personaggi di dubbia onestà intellettuale, oltre che di conoscenza neanche scolastica delle problematiche vitivinicole o agricole in generale, di cui è pieno il sistema vino, costringe le aziende a dedicare gran parte delle risorse finanziarie e umane a interagire con la critica enologica, di cui spesso è schiava, e per la pubblicità sulle testate specializzate. Per tale motivo il vino, grazie anche all’alta finanza che ha fagocitato tutte le più importanti realtà produttive, cui interessa una fetta dei sei miliardi di abitanti della terra, non i sessanta milioni interni, si è appiattito sull’eccellenza, diventando sempre più impegnativo. Bere un bicchiere di vino è, soprattutto, impegno psicologico ed economico, spesso anche per ricarichi vergognosi da parte dei ristoratori, cose che lo rendono meno interessante, meno divertente, noioso.
Fonte: Intravino
Va riscoperto il divertimento di bere un bicchiere di vino - non a caso vanno bene gli spumanti, ossia vini divertenti per stile e situazioni di consumo - attraverso la riscoperta della quotidianità, dalla possibilità di poter consumare a un giusto rapporto qualità-prezzo durante i pasti, consapevoli delle qualità organolettiche e salutari per il nostro stile di vita mediterraneo, fuggendo quelli che sono i tentativi di disinformazione e aggressione da parte di certa stampa controllata che addita l’alcool, e il vino in particolare, di parte dei problemi di salute pubblica. La riconquista della vera identità e originalità del prodotto, attraverso il suo legame con la terra e con la nostra storia, quella alla base del successo del vino italiano nel mondo, è condizione imprescindibile per ridare linfa al consumo interno, anche attraverso sistemi di comunicazione diretti e a "costo zero" che coinvolgano i consumatori, giovani in particolare, avvicinandoli alle realtà aziendali, fino ad adesso troppo lontane dal quotidiano.

Sebastiano Di Maria


sabato 16 novembre 2013

ORIGINE DEI DESCRITTORI "VOLUME E CONSISTENZA" NEI VINI

Questi termini sensoriali, molto usati soprattutto in Francia, possono apparire di difficile attribuzione soprattutto ai consumatori meno esperti. Numerose ricerche hanno in passato individuato nell’alcole, negli zuccheri semplici, nei polisaccaridi i responsabili del “gras”, termine con il quale i francesi definiscono questi descrittori. Senza entrare nel dettaglio, appare significativo il diverso riscontro sensoriale dei degustatori professionali nei vini bianchi nei confronti di quelli rossi. Mentre nei vini rossi la sensazione di volume è largamente condivisa, per i vini bianchi i pareri sono molto discordi. Il concetto di volume e rotondità in questi ultimi è apparso correlato in modo significativo ai prodotti di rilascio dei lieviti, sia presenti naturalmente nel vino sia aggiunti. Inoltre, i degustatori non sono riusciti a distinguere il volume dalla consistenza. Va anche ricordato che non tutti i lieviti hanno lo stesso ruolo nel determinare queste caratteristiche e che alcuni ceppi sono molto più attivi (IOLev1 e IOLev 2).





Il contenuto di fenoli ha un ruolo importante, soprattutto sulla consistenza, ma solo quando le uve sono prodotte in ambienti caldi e solo per alcune varietà quali il Viognier ed il Fiano. Per il Pinot grigio è molto importante l’epoca di vendemmia. I Pinot grigi prodotti in Italia ed ottenuti da uve raccolte precocemente hanno molto meno consistenza (anche per effetto del pH basso) dei Pinot grigi alsaziani, prodotti da vendemmie tardive e con una breve macerazione pellicolare. Anche la tecnica della iperossigenazione dei vini bianchi ha un impatto negativo su consistenza o volume, perché riduce la presenza di fenoli. Naturalmente, anche la qualità dei fenoli ha la sua importanza, in quanto quelli che danno un carattere amaro al vino riducono la percezione di volume. Nei vini rossi, non sono i prodotti dei lieviti a fare la differenza, ma la percezione del “volume”, che sembra legata ai descrittori della componente fruttata ed aromatica. Non rivestono un ruolo significativo l’acidità e l’astrigenza.

Fonte: Tre Bicchieri Gambero Rosso (Articolo a firma del Prof. Attilio Scienza)


venerdì 15 novembre 2013

IL VINO DI QUALITÀ, NON SOLO TINTILIA

Resoconto incontro con gli organi di stampa sul tema “Il vino di qualità non solo Tintilia”



Identifica il Molise: la Tintilia, ma  ”…. non solo Tintilia”  il tema dell’incontro tenutosi a Campobasso stamane organizzato dall’ONAV  Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino, Coldiretti Molise, Consorzio di Valorizzazione dei Vini Molisani.
Noi dell’ONAV  abbiamo sottolineato che se è pur vero che la Tintilia rappresenta e deve rappresentare il volano per far conoscere i nostri vini al di fuori della regione, esistono affianco ad essa altre eccellenze che rappresentano numericamente la gran quantità della produzione vinicola regionale, produzione di elevata Qualità. 



Abbiamo sottolineato altresì la necessità di focalizzare l’attenzione sulla riscoperta di altri vitigni autoctoni da affiancare alla ben nota Tintilia da impiantare su altre aree territoriali in modo da dare l’opportunità a tutta la regione di avvalersi di quel quid che l’autoctono rappresenta. 
Nel corso dell’incontro, è stata sottolineata la volontà, nonché necessità, di far conoscere  le nostre eccellenze al consumatore molisano, che insieme alla stampa, rappresenta lo strumento adatto alla divulgazione delle eccellenze del territorio.

Carolina Iorio 
Delegato ONAV Molise



mercoledì 13 novembre 2013

APPUNTAMENTI SU VINO, GIOVANI E VITICOLTURA IN MOLISE

Giovedì 14 Novembre, alle ore 10.00, Coldiretti, ONAV Molise e Consorzio Tutela vini Molisani, hanno indetto una conferenza stampa allargata per presentare le peculiarità dei vini Molisani.



"Giovani e viticoltura: storia, realtà e prospettive di un settore in crescita". Convegno ad Agnone sabato 16 novembre ore 9.30.



lunedì 11 novembre 2013

CANTINE APERTE A SAN MARTINO CON ANGELO D'UVA E ISTITUTO SAN PARDO

Come ho già anticipato nei giorni scorsi, il giorno di San Martino, che cade l’11 del mese di novembre, rappresenta, per il mondo agricolo, un giorno importante, oggi conosciuto ai più per il detto “ogni mosto diventa vino”, rievocato nelle cantine di tutt’Italia aderenti al progetto Movimento Turismo del Vino (MTV) nella giornata di ieri, ma, come forse molti non sanno, rappresentava, in passato, un vero e proprio spartiacque, che coincideva con il termine dell’annata agraria e con la stipula, tra proprietari terrieri e contadini, dei nuovi contratti di mezzadria per l’anno successivo. Anche in Molise, presso le cantine di Angelo D’Uva, è stata festeggiata questa ricorrenza attraverso la rivisitazione di quelli che erano i momenti di lavoro, fatti anche di canti, balli e gioia, che accompagnavano una delle pratiche più radicate nella storia del mondo contadino, la vendemmia e la relativa pigiatura dell'uva, e poi il successivo assaggio del vino novello. Quest’anno la giornata è stata animata dagli studenti dell’Istituto Tecnico “San Pardo” Agrario e per Geometri di Larino, rappresentato dalle Prof.sse Annarita De Notariis e Giovanna Civitella, l'anima del gruppo, attraverso la riproposizione di canti, balli e musiche, nonché della pratica della pigiatura dell’uva con i piedi, una sensazione atavica, il contatto primordiale uomo-natura. Alla narrazione che ha anticipato le singole fasi, preparata dal sottoscritto per l’occasione, faranno seguito video e immagini dell’intera giornata. Buona lettura e buona visione. Prosit!

Angelo D'Uva e Donato Di Tommaso, enologo aziendale

PARTE I: LA VENDEMMIA
La vendemmia fa parte della nostra storia, delle nostre tradizioni più care. La vendemmia era gioia, era momento magico, una tradizione con un forte valore antropologico e culturale. Giornate di duro lavoro, quelle durante il caldo umido di settembre, con le mani appiccicose di mosto per via dello zucchero presente, l’anima dell’uva, mentre la fatica era alleviata dalla festa del momento, fatta di canti, stornelli e risate. Poco o nulla sanno le nuove generazioni della vendemmia d'un tempo, dove si poteva cogliere lo spirito di una comunità legata alla campagna, al lavoro della terra e della vite, una ritualità che favoriva la socialità tra famiglie attraverso il duro lavoro, a godere della compagnia e degli amici. Ormai è soltanto un ricordo il rito vendemmiale, antico, antichissimo, che affonda le sue radici in un qualcosa che non c’è più, in un passato caratterizzato da un vero e proprio cerimoniale fatto di uomini e donne, di gesti e rituali. Oggi non c’è più nulla di questo, ridotta ormai, attraverso la meccanizzazione, con ritmi serrati o con squadre di operai, come una vera e propria catena di montaggio. Preludio alla raccolta dei grappoli maturi, fervevano i lavori di pulizia dei tini e delle botti nelle cantine; il colpo del mazzuolo sulle doghe o sui cerchi per rimettere in sesto quei recipienti che avevano subito i danni del tempo, la bagnatura o l’abbonimento con acqua per la reidratazione. Nella raccolta ci si faceva aiutare dai vicini e tra i filari, gli uomini, lavoravano con l’aiuto di birocci trainati da coppie di buoi bianchi, carichi di bigonci d’uva. Le donne, invece,  in cucina preparavano ricche colazioni e pranzi per rifocillare i mariti e, in cantina, spesso avevano il compito di pigiare l’uva con i piedi. I bambini erano liberi di correre, giocare e divertirsi tra i filari.




PARTE II: LA PIGIATURA DELL’UVA CON I PIEDI
E’ la prima operazione in una cantina, è quel processo attraverso il quale si estrae dall’uva il mosto da fermentare. Sottovalutata, in molte occasioni, nel passato, ma a volte anche nel presente. Eppure riguarda la materia prima, pertanto condiziona notevolmente la qualità del mosto e del futuro vino. Oggi, esistono macchine moderne che effettuano razionali operazioni di diraspatura-pigiatura, una sorta di sgranellatrici che distaccano gli acini dal raspo. Quali sono le caratteristiche ottimali per una razionale ed efficace pigiatura? E’ prioritario, innanzitutto,  il rispetto dell’uva, gli acini vanno schiacciati, la buccia e soprattutto i vinaccioli debbono restare possibilmente integri. I raspi debbono uscire asciutti, ma soprattutto interi, è fondamentale che non finiscano a pezzettini nel mosto. Tecnicamente, la pigiatura con i piedi rimane insuperata per la leggerezza e sofficità dello schiacciamento, con cui si evitano gli eccessivi spappolamenti delle bucce e la rottura degli acini acerbi. Lo schiacciamento con i piedi è, quindi, ancora oggi, per certi aspetti, un metodo di pigiatura preferibile, soprattutto per chi vuole preservare le caratteristiche originarie dell’uva. Ci sono alcuni produttori che ricorrono a questo sistema di estrazione del mosto. Il mosto appena uscito dagli acini deve essere subito allontanato dalla massa d'uva soggetta alla pigiatura, che tenderebbe altrimenti a scivolare sotto i piedi, perciò l'ammostamento va fatto in un recipiente che permetta tale separazione immediata, a questo scopo furono costruiti i "palmenti", vasche di pietra o di cemento con il fondo inclinato. E’ opportuno, inoltre, che il mosto sia subito immesso nei tini o nelle vasche di fermentazione in modo che questa abbia presto inizio, poiché la permanenza all'aria ne causerebbe l'ossidazione con effetti dannosi alla qualità del vino.




PARTE III: IL VINO E SAN MARTINO
Per San Martino ogni mosto diventa vino”. Il nesso con il Santo, in realtà, era casuale: l’11 novembre, festa appunto di San Martino, era considerata in passato particolarmente importante, quasi una sorta di capodanno, perché quel giorno si facevano iniziare attività pubbliche e private di rilievo come quella dei tribunali, delle scuole, il pagamento dei fitti e delle locazioni. Quale occasione migliore per testare le qualità organolettiche del nuovo vino? La ricorrenza del Santo era anche l’occasione per l’assaggio, con il vino, dei prodotti di stagione. Il vino costituiva la bevanda fondamentale a tavola, solo complemento di piacere al misero piatto dei poveri, motivo di arricchimento e di discussione, invece, nella mensa dei ricchi. Il vino si prestava a diversi usi: bevuto caldo, nelle sere fredde, come rimedio al raffreddamento, nell’impasto di alcuni dolci o rustici, nella stufatura della selvaggina, oppure sotto forma di mosto cotto, ottenuto dalla condensazione a bagnomaria del mosto d’uva. Lo scattone, piatto tipico della civiltà contadina e pastorale molisana, legata al mondo della transumanza, ha nel vino uno degli ingredienti fondamentali. Era tradizione, inoltre, produrre durante la vendemmia l’acquata, un vinello leggero che derivava dall’acqua passata attraverso le vinacce. I contadini ne offrivano un bottiglione come prelibatezza ad amici e parenti ma doveva essere consumato subito, entro tre giorni, come si raccomandava, perché altrimenti non si sarebbe conservato. In Molise era usanza del vino “alla frasca”, in cui un produttore, con autorizzazione del Sindaco, visibile grazie ad un ramoscello appeso davanti alla sua bottega, poteva allestire un piccolo banco e distribuire vino a forestieri sfuso o in brocche. Le “infrascate”, invece, erano dei veri e propri capanni coperti da canne o fronde, all’interno delle quali, oltre al vino, erano in vendita cibi cotti o crudi. Il vino bevuto in compagnia, oltre a riscaldare e ristorare, metteva addosso allegria, voglia di cantare e di ballare.





Sebastiano Di Maria
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