sabato 29 dicembre 2012

BUON COMPLEANNO

Un anno fa, proprio in questa giornata, tra giustificati dubbi di noviziato e smania animata da tanta passione, nasceva questo blog, pensato per portare la cultura del vino, e del suo complesso mondo, direttamente sul territorio. Detto così, a qualcuno sarà sicuramente venuto un ragionevole dubbio, dopo un brusco movimento dell’arcata sopraccigliare, accompagnato dall’esclamazione: “Dov’è la novità? La rete ne è piena di roba simile”. In effetti, per certi versi, questo risponde al vero, ossia un’abbondanza di contenitori (blog, forum, portali, etc.) che grondano di (eno) degustazioni, di (eno) recensioni, di (eno) consigli, di (eno) riflessioni, di (eno) cultura e di tutto quello che gravita in questo mondo, spesso avvolto dal mistero o da chiaro-scuri. L’obiettivo che mi ero prefisso in partenza e che spero di aver mantenuto, quindi, era di non creare l’ennesimo clone, come un film già visto, bensì, un vero e proprio strumento di crescita personale che fosse d’aiuto al consumatore a comprendere certe problematiche concernenti il mondo del vino e della cultura enogastronomica in generale, soprattutto nella nostra realtà dove latitano queste forme di comunicazione. Tutto questo con l’utilizzo di un linguaggio semplice, alla portata di tutti, senza tecnicismo esasperato e termini astrusi. Ci sarò riuscito?
 
 
Stando ai numeri, quelli dei contatti e dei like di Facebook dal momento in cui li ho inseriti, oltre la specificità del blog e l’impossibilità di poter contribuire in maniera sistematica ad aggiornamenti, il risultati sono straordinari. L’unico neo, se così si può definire, dove invece speravo ci fosse un salto di qualità, è stato la scarsità di contributi da parte dei singoli come apporto critico alle tematiche trattate, pur lasciando libertà di replica senza restrizione alcuna. Quest’aspetto, probabilmente figlio di una mancanza d’informazione o di formazione, in termini generali, su questi temi, ci relega in una posizione di disagio rispetto ad altre realtà territoriali. Questo è stato uno dei motivi, insieme ad altri, che mi hanno portato all’idea di creare un sistema di formazione permanente, la “Scuola del gusto”, con il patrocinio dell’istituzione scolastica dove lavoro, che fosse aperta a tutti, in particolar modo agli studenti, che rappresentano il futuro della nostra terra, ma anche a tutti quelli che desiderano conoscere le produzioni di qualità del territorio e le sue ricchezze, a costo zero, attraverso il concetto di “qualità a portata di mano”. 
 
 

Tra gli aspetti del blog, c’è né uno che mi va di citare su tutti, che la dice lunga sulla capacità di diffusione come mezzo di cultura. In questo post, mi ero sbilanciato, con un commento abbastanza piccato, su una ricerca scientifica, circa i benefici effetti di alcuni componenti della frazione polifenolica dei vini. In realtà, quello che mettevo in discussione, non era il contenuto strettamente tecnico, bensì alcuni commenti a corollario che, secondo me, andavano a ledere l’immagine di un certo tipo di produzione e ad avvantaggiare un certo tipo di consumatore. Il professore ordinario di chimica organica, titolare di questo gruppo di ricerca internazionale, il giorno dopo, mi ha scritto una mail chiedendomi, tra l’altro, di approfondire i concetti da me espressi, che ben volentieri gli ho esposto. Naturalmente, non posso riportare il contenuto della discussione, nel rispetto della privacy, ma potete ben capire che esprimere il proprio pensiero, anche se qualche volta in maniera critica, purché supportato da onestà intellettuale, non ci pone, aimè, a riparo da critiche o invidie, che sono il sale del nostro quotidiano, ma ci permette di crescere con il confronto e il rapporto tra cultura e approcci diversi. Quello che invece manca, oltre al famoso giornalista Daniele Cernilli, di cui ho parlato ampiamente in questo post, a dei signori del Gambero Rosso che qualche giorno fa, in questa rubrica, probabilmente redatta comodamente seduti davanti al loro desktop, hanno avuto il coraggio di scrivere e cito testualmente: “E c’è poi il vitigno molisano autoctono per antonomasia, la Tintilia, un’uva che dà vita a bianchi minerali e profumati, i più caratteristici senza dubbio”. Voglio augurarmi che sia un errore di battitura, o meglio di copia/incolla, seppur grave per professionisti del settore, visto che dopo lo recensiscono come rosso, anche se la mineralità è una qualità ricercata per i vini bianchi.
 
 

La scelta di celebrare il primo anno di vita del blog con il post numero 100, è il segno di un traguardo raggiunto, impensabile e inimmaginabile all’inizio, anche grazie al contributo dell’amico Pasquale Di Lena, con cui spesso ci scambiamo idee e post, oltre che prodigo di consigli e parole d’affetto, impegnato da una vita, con il suo peregrinaggio in giro per il mondo, nel promuovere i tesori del territorio e della cultura enogastronomica. Un ringraziamento anche all’amico Marcello Pastorini, di cui spesso ho riportato le iniziative firmate “Ecomuseo Itinerari frentani”, anch’egli instancabile nell’offrire percorsi nella storia, nella cultura, nella musica popolare e nei sapori del Molise frentano, o l'Arch. Franco Valente, per il suo impegno nell'arte. Un ringraziamento anche a tutti voi che avete condiviso, apprezzato o sopportato i miei articoli, qualche volta un po’ critici, qualche volta un po’ troppo tecnici, ma sicuramente pregni d’impegno e passione per la nostra terra, da molti ignorata e bistrattata. Quelli più importanti li ho lasciati alla fine: un grazie di cuore a mia moglie e ai miei figli, cui ho sottratto parte degli affetti per la mia formazione, per lo spirito e la forza che mi sanno trasmettere nei momenti di difficoltà. Con la speranza che una scampata fine sia l’inizio di una nuova vita, auguro a tutti BUON 2013.
 
Sebastiano Di Maria
 

venerdì 28 dicembre 2012

QUANDO LA DEGUSTAZIONE DIVENTA POESIA: UN UNIVERSO CANGIANTE DI UMORI SOTTILI


 

Il granato è vivo e confortante, pur concedendosi ai margini le naturali sfrangiature tipiche di un vino che non intende far sue le ragioni dell’estrazione bruta o degli attributi per gli attributi. E ancor di più te ne accorgi se solo lo accosti al naso: un universo cangiante di umori sottili, stimolanti, raffinati, aerei. A volte solenni, a volte sbarazzini, che riempiono il tempo e la voglia di stare in sua compagnia.
E’ un’aurea classicità di nebbiolo d’altura che fa da sfondo ad un quadro dinamico di rose, humus, menta, china, erbe fini, pepe, bergamotto e mandarino: finissimo, fresco, lungo, vibrante e ancora speziato, una trama carnosa ne copre appena la splendente e scarnificata nudità, regalandogli una coinvolgente cremosità tattile. Quanto basta per non farti apprezzare il gradino tannico. Quanto basta per conciliare mirabilmente le voci e illuminare a giorno l’evidenza sua più lampante: una beva irresistibile. Enorme la complessità, che è poi istinto puro. Prodigioso l’equilibrio.
A 20 euro o giù di lì (rapporto qualità/prezzo da lasciar senza parole) la sublime consistenza del nebbiolo di montagna, quale idea di purezza irraggiungibile ai più (con riferimento all’intero orbe terraqueo).

Fonte: L'AcquaBuona, Carema Etichetta Bianca 2008 – Ferrando e C.
 

Balanço - More (1999)

NB Per una lettura migliore della scheda si consiglia questo brano come sottofondo


lunedì 24 dicembre 2012

sabato 22 dicembre 2012

CALENDARIO COMPLETO DEL CORSO

 



REVISIONE 3.0 DEL 14 MARZO 2013








STORIA - Primo modulo (3 ore[lezioni frontali]):
giovedì 13 dicembre 2012 dalle ore 15:00 alle ore 18:00
      
Docente: Prof.ssa Annarita de Notariis (Istituto Agrario)
Il mito del vino come contributo nello sviluppo della civiltà occidentale (egiziani, greci, etruschi, romani), nelle varie epoche (medioevo e rinascimento) e significato e simboli nella religione cattolica. Le scoperte archeologiche in Molise. Il vino e la vite nel tessuto sociale dell’epoca.

VITICOLTURA - Secondo modulo (7 ore [4 ore di lezioni front. e 3 di pratica]):
martedì 08 e giovedì 10 gennaio 2013 dalle ore 15:00 alle ore 17:00      

Docente: Prof. Panfilo D’Ercole (Istituto Agrario)
La coltivazione della vite: principi di biologia e fisiologia, sistemi di allevamento e avversità, lotta biologica e viticoltura sostenibile. Viticoltura di precisione.


giovedì 17 gennaio 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00        
Docente: dott. Pierluigi Cocchini e dott.ssa Loredana Pietroniro (Ufficio vitiv. ARSIAM)
Visita presso viticoltore per studio sistemi di allevamento e operazione di potatura (azienda Angelo D'Uva a Larino)

ENOLOGIA - Terzo modulo (6 ore [3 ore di lezioni frontali e 3 di pratica]):
giovedì 24 gennaio 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00        
Docente: dott.ssa Maria Concetta Raimondo (Enologo)
Biochimismo del processo fermentativo, microbiologia e tecnica enologica. Affinamento e vini speciali.
venerdì 01 febbraio 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00        
Docente: Prof. Pasquale Marco Romano (Istituto Agrario)
Laboratorio controllo qualità e principali metodiche analitiche.

ANALISI SENSORIALE - Quarto modulo (9 ore):
giovedì 07 febbraio 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00       
Docente: Gabriele Di Blasio (sommelier AIS)
Principi di analisi sensoriale, fisiologia dei sensi ed addestramento alla percezione. Gli aromi del vino, tecnica di degustazione e abbinamento cibo-vino.
giovedì 14 febbraio 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00       
Docente: Rudy Rinaldi (sommelier ASPI)
Principi di analisi sensoriale, fisiologia dei sensi ed addestramento alla percezione. Gli aromi del vino, tecnica di degustazione e abbinamento cibo-vino.
giovedì 21 febbraio 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00       
Docente: dott. Pierluigi Cocchini e dott.ssa Loredana Pietroniro (sommelier SLOW FOOD)
Principi di analisi sensoriale, fisiologia dei sensi ed addestramento alla percezione. Gli aromi del vino, tecnica di degustazione e abbinamento cibo-vino.
VISITE IN CANTINE - Uscite didattiche (6 ore):
giovedì 28 febbraio 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00       
Accompagnatore: dott. Sebastiano Di Maria (Istituto Agrario)
Visita presso cantine di produzione (Borgo di Colloredo).
martedì 05 marzo 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00 
Accompagnatore: dott. Sebastiano Di Maria (Istituto Agrario)
Visita presso cantine di produzione (Di Majo Norante).
MARKETING - Quinto modulo (12 ore):
giovedì 14 marzo 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00 
Docente: Prof.ssa Monica Meini (Università degli Studi del Molise)
Enoturismo e turismo rurale. Dal buon vino al buon territorio.
giovedì 21 marzo 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00 
Docente: dott. Pasquale Di Lena (Agronomo, esperto di Enogastronomia, scrittore)
Percorsi di vini e di oli.
giovedì 28 marzo 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00 
Docente: dott. Sebastiano Di Maria (Istituto Agrario)
Enografia. Vitigni autoctoni e vini di qualità. Principali regioni vitivinicole italiane ed internazionali. Denominazioni d’origine.
giovedì 04 aprile 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00 
Docente: Prof. Rossano Pazzagli (Università degli Studi del Molise)
Dalla storia del territorio alle strade del vino: agricoltura e giacimenti enogastronomici.
NUTRIZIONE  E NORMATIVA - Sesto modulo (6 ore):
giovedì 11 aprile 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00 
Docente: dott. Marco Tagliaferri (Medico-Chirurgo)
Aspetti nutrizionali e salutistici. Il rapporto vino-alcool ed educazione al consumo consapevole. Uso e abuso di alcool.
giovedì 18 aprile 2013 dalle ore 15:00 alle ore 18:00 
Docenti: dott.ssa Giovanna Vizzarri e Avv. Vincenzo Notarangelo (Liberi Professionisti)
Principali frodi alimentari sul vino, il sistema di autocontrollo, le certificazioni di qualità e sistemi di rintracciabilità di filiera. Normativa.
TECNOLOGIE INFORMATICHE - Settimo modulo (6 ore):
giovedì 24 aprile, 02  e 09 maggio 2013 dalle ore 15:00 alle ore 17:00   
Docente: Prof. Pasquale Cordigliere (Istituto Tecnico “San Pardo” e libero professionista)
Creazione di un’etichetta e del relativo logo. Raccolta del materiale realizzato con cui predisporre l’opuscolo divulgativo e il Cd/Dvd- Rom.
 
Sebastiano Di Maria
molisewineblog@gmail.com


giovedì 20 dicembre 2012

VISITA AZIENDALE ALLE CANTINE FLOCCO

Qualche settimana fa, in una delle tante uscite didattiche che gli studenti dell’Istituto Agrario fanno nel corso dell’anno scolastico, sia per approfondire direttamente sul campo alcuni degli aspetti curati durante le lezioni che per un approccio diretto al mondo produttivo, si sono imbattuti in una delle realtà produttive vitivinicole più importanti della regione. Sto parlando dell’azienda “Masserie Flocco”, con sede in agro di Portocannone, uno dei quattro comuni arbëreshë della regione, con una superficie vitata di circa 100 ettari e diversi sistemi d’impianto (G.D.C., tendone e soprattutto controspalliera), dove sono coltivati sia vitigni internazionali (Chardonnay, Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah) che autoctoni (Montepulciano, Tintilia, Falanghina), dislocati anche nei comuni di S. Martino in Pensilis, Guglionesi e Campomarino. La Tintilia, prodotta in passato, attualmente non è imbottigliata e rappresenta, di fatto, una delle poche realtà territoriali che non punta sul vitigno autoctono della regione. La conduzione della cantina, in principio affidata all’enologo Paolo Peira, formatosi presso l’Università di Bordeaux, che ha puntato molto sui vitigni internazionali francesi, adesso è nelle mani dell’enologo Maria Concetta Raimondo, un’ex allieva dello stesso Istituto Agrario, con diverse esperienze in altre realtà territoriali.
 
 

Dopo la descrizione dell’intero processo produttivo, dalla ricezione delle uve fino all’imbottigliamento, sotto lo sguardo attento e partecipativo degli studenti, la dott.ssa Raimondo ha illustrato dettagliatamente quali sono le analisi di routine che esegue quotidianamente nel laboratorio analisi e quali sono i parametri da monitorare per un processo di qualità che privilegi l’espressione territoriale, dando vini, quindi, con una propria identità. Per quanto riguarda gli affinamenti, dopo un utilizzo massiccio di tonneau e di barrique di rovere francese nelle produzioni degli anni passati, visti gli elevati costi di gestione da una parte e il cambio delle strategie aziendali dall’altra, ha fatto pendere l’ago della bilancia verso una razionalizzazione dei costi produttivi, limitando l’uso del legno solo a qualche tipologia. Dopo la parte strettamente tecnica, il gruppo si è spostato nella sala di degustazione, dove si sono potute apprezzare le qualità delle principali produzioni aziendali, descritte in maniera meticolosa e puntuale dalla guida tecnica dell’azienda, docente, tra l’altro, nei corsi AIS. Oltre ad una descrizione delle varie fasi dell’analisi sensoriale e delle caratteristiche peculiari dei vini in degustazione, in concreto, quasi tutti quelli aziendali, si sono potute apprezzare anche le qualità organolettiche di preparazioni curate dagli stessi studenti e docenti dell’Istituto, in un momento di convivialità e coinvolgimento parlando di vino ed enogastronomia locale.
 
 

Per quanto riguarda i vini in degustazione si è partiti da una Falanghina (IGT Terre degli Osci), 12.5% la gradazione alcolica, di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, fresca ed equilibrata, con sentori floreali e leggermente agrumati al retrolfatto. Altro vino bianco in degustazione è stato il Trebbiano (IGT Terre gli Osci), 12.00% la gradazione alcolica, di colore giallo paglierino scarico, di buona mineralità e sapidità, con note floreali e fruttate, con un carattere in un vitigno tipicamente “neutro”, che qualcuno vorrebbe eliminare dal panorama ampelografico nazionale, come ho avuto modo di parlarne in questo post. Dopo i bianchi, è stata la volta dei rossi, a partire dal “Podere dei Castelli” (IGT Terre degli Osci), ottenuto da un uvaggio di merlot (95%) e altri vitigni a bacca rossa (5%), 14.00% la gradazione alcolica, di un colore rosso rubino intenso, note di ciliegia e lampone, morbido e asciutto, di straordinaria freschezza aromatica, solo affinamento in acciaio. E’ stato poi la volta del “Podere di Sot”, un Montepulciano in purezza, dal colore rosso rubino, 13.00% la gradazione alcolica, note di frutta matura, marmellata di mirtilli, cuoio, dal corpo pieno e avvolgente, supportato da un’ottima struttura, ancora una volta solo acciaio. E per finire l’ultimo nato in casa Flocco, il “Sangue di Buoi”, un rosso corposo da Montepulciano (80%) e Aglianico (20%), il cui nome rievoca la passione e la tradizione delle carresi molisane, che a Portocannone hanno une delle loro espressioni. Di colore rosso rubino, tendente al granato, con note di cuoio e spezie, di grande impatto al palato, fa affinamento in barrique di rovere francese per il 50%, la restante parte affina in acciaio, 13.50% la gradazione alcolica.
 
 
Gli studenti e i docenti hanno avuto modo di apprezzare l’ospitalità e le produzioni di qualità della famiglia Flocco, che stanno investendo sul futuro facendo formare uno dei figli presso l’Istituto Agrario di Larino e su cui puntano per un rilancio dell’azienda dal punto di vista enologico. Particolarmente apprezzato, è stato il contributo tecnico-scientifico della dott.ssa Maria Concetta Raimondo, per la professionalità e il contributo tecnico apportato agli studenti, professionalità che arricchirà, come docenza, il corso “La scuola del gusto: Un Molise divino”. Una scuola al servizio del territorio, il territorio a servizio della scuola.
 
Sebastiano Di Maria
 

venerdì 14 dicembre 2012

UN MOLISE DIVINO: LA VITE E IL VINO NELLA STORIA

Ieri pomeriggio, nell’aula Magna dell’Istituto Tecnico “San Pardo” di Larino, si è svolta la prima lezione della “Scuola del gusto: Un Molise Divino”. Il primo tema, trattato magistralmente dalla Prof.ssa Annarita de Notariis, docente di Storia dello stesso Istituto e con un passato da archeologa, ha riguardato il mito del vino e della vite nelle diverse civiltà occidentali (egiziani, greci, etruschi e romani) e nelle varie epoche, come Medioevo e Rinascimento. Vista la sua esperienza sul campo, particolare attenzione e interesse hanno suscitato, nella folta platea di partecipanti, i contributi scientifici dati dagli scavi archeologici del basso Molise, e di Larino in particolare, che testimoniano l’esistenza di una viticoltura fiorente e del vino già in epoca romana.


La Prof.ssa Annarita de Notariis durante la lezione

La viticoltura sembra aver avuto origine nel Neolitico quando, nelle “discariche” dei primi villaggi preistorici, da semi, presero origine i primi “frutteti”, da cui furono selezionate le prime specie, tra cui la vite. Fu questo il momento, come sottolineato dalla docente, che decretò la nascita dell’agricoltura, soprattutto per mano delle donne, che non impegnate in operazioni di caccia, ad appannaggio della parte maschile, si dedicarono alla coltivazione di specie proficue per il sostentamento. I principali centri di domesticazione primitiva nacquero nel vicino oriente, dove era diffusa la formazione di villaggi, e in particolar modo nella regione caucasica, tra i bacini del Mar Caspio e del Mar Nero. Nel territorio ora occupato dalla Georgia, sono stati ritrovati orci con tracce di vino nel loro interno. Siamo a circa 5.000 anni prima della nascita di Cristo, è rappresenta, di fatto, la nascita della prima forma di viticoltura con relativa produzione di vino.
La storia del vino, sempre in oriente, trova spazio nella culla della civiltà. La Bibbia, nella Genesi, ci riferisce di Noè che appena uscito dall'arca pianta una vigna e ne ottiene vino, testimoniando che le tecniche enologiche erano ben conosciute già in epoca pre-diluviana. Gli Egiziani, invece, furono maestri e depositari di tali tecniche. Essi tenevano, con cura e precisione, registrazioni dettagliate di tutte le fasi del processo produttivo, dal lavoro in vigna alla conservazione. Ne sono testimonianza i numerosi geroglifici che rappresentano particolari di come si produceva il vino dei Faraoni. Attraverso i Greci e i Fenici, il vino entrò in Europa. I poemi omerici testimoniano ampiamente la presenza e l'importanza del vino. All'epoca dell'Impero Romano la viticoltura si diffuse enormemente, raggiungendo l'Europa settentrionale. Si scrisse tanto sul tema che oggi non è difficile ricostruire una mappa vinicola della penisola al tempo dei Cesari. Le tecniche vitivinicole conobbero in quei secoli notevole sviluppo: a differenza dei Greci, che conservavano il vino in anfore di terracotta, oggi riproposto da qualche produttore, i Romani cominciarono a usare barili di legno e bottiglie di vetro, introducendo, o quantomeno enfatizzando, il concetto di "annata" e "invecchiamento".


Impluvium presente in una domus ellenistica a Larino

Di particolare rilevanza, risalenti a epoca romana, sono i ritrovamenti archeologici in basso Molise, e in particolare nel territorio dell’allora Larinum (Urbs princeps frentanorum), municipio romano, che testimonia l’esistenza della viticoltura e del culto del vino. Nel territorio larinate sono state ritrovate alcune fattorie/villae dedite allo sfruttamento del fertile comprensorio agricolo. Una fiorente produzione di olio e vino è attestata dal ritrovamento di grandi contenitori (dolia) adibiti alla conservazione delle derrate alimentari, posti nei magazzini di alcune ville rustiche localizzate e indagate nei territori di S. Martino in Pensilis, di Morrone del Sannio e di San Giacomo degli Schiavoni. Di particolare rilevanza è un impluvium (vasca di raccolta delle acque) presente in una domus (casa) ellenistica pre-imperiale, nel territorio di Larino, con un mosaico policromo raffigurante su campo bianco un polipo centrale e quattro cernie agli angoli; tutto intorno un'ampia cornice di tralci, pampini e grappoli. In località Mattonelle, situata nelle Piane di Larino, non lontano dalla riva destra del fiume Biferno e presso il percorso del tratturo Centurelle-Montesecco, sempre di pertinenza del municipio romano di Larinum, è stata riportata alla luce una villa con alcuni ambienti, dove si trovavano: il torchio (torcularium), i magazzini (cella vinaria) e i depositi, oltre ad anfore vinarie da trasporto con iscrizioni dipinte riferite al prodotto contenuto e all'annata di produzione. Tracce di viticoltura si ritrovano anche in tombe rinvenute in contrada Carpineto, sempre nel comune di Larino, come certificato dalla Prof.ssa de Notariis che ha partecipato personalmente agli scavi, dove nel corredo funebre dei defunti sono state ritrovare brocche e vasi di ceramica con vinaccioli d’uva e altri semi di piante comuni dell’epoca (olivo e quercia, in particolar modo).

Anfore vinarie nel museo civico a Larino (sinistra) e tomba con corredo funebre sempre a Larino (destra)
Questi sono, a grandi linee, i temi trattati e sviscerati nella prima lezione del corso; una panoramica vasta sul mito del vino e di come abbia accompagnato, sia come simbolo di convivialità, sia come sviluppo delle prime forme di agricoltura, interi popoli e civiltà. Un ponte temporale che ci porta fino ai giorni nostri, a forme di viticoltura e territori che ancora conservano quei tratti e quei segni, tramandati in maniera indelebile, che occorre riscoprire e rafforzare per proporsi in maniera forte nel mercato globalizzato.
 
Sebastiano Di Maria
 

lunedì 10 dicembre 2012

INIZIA L'AVVENTURA

Presentazione del corso
 
 
I relatori

Il sottoscritto che descrive il contenuto del corso


PRIMO MODULO
(3 ore, giovedì 13 dicembre ore 15:00)
 
Il mito del vino come contributo nello sviluppo della civiltà occidentale (egiziani, greci, etruschi, romani, medioevo e rinascimento). Le scoperte archeologiche in Molise.
Prof.ssa Annarita De Notariis (Istituto Tecnico “San Pardo”)



Sebastiano Di Maria
molisewineblog@gmail.com


sabato 1 dicembre 2012

ENOTECA REGIONALE?

Ero presente anche io all'appuntamento e spero di poter scrivere qualcosa in proposito, appena possibile. Intanto ecco un estratto dell'importante iniziativa.



Fonte: Quotidiano del Molise del 30/11/2012






mercoledì 28 novembre 2012

IN ESTONIA, A TALLINN , L’OLIO E LA PASTA RACCONTANO IL MOLISE

Tallinn, con il suo delizioso centro medioevale (dal 1997 patrimonio dell’umanità dell’Unesco) ricco di chiese, di piccole case e di un castello posto sulla collina che guarda il porto sul mar baltico, ha sulla sua testa una spada di Damocle, che è quella che non può mai essere dichiarata terminata al vecchio, che esce ogni autunno dal lago Ülemiste sovrastante, perché altrimenti la distrugge inondandola con le acque dell’invaso delle quali si sente padrone assoluto. Una leggenda nata proprio con l’espansione improvvisa di questa città che, personalmente, ho avuto la fortuna di visitare in occasione dei Campionati Europei Juniores di Atletica Leggera del 2011, quando la città viveva l’onore di capitale europea della cultura.
 
In quell’occasione ho avuto il piacere di conoscere Paolo Moglia, che dal 1994, arrivando da Biella, è stato il primo italiano a iniziare un’attività nei Paesi Baltici, con l’apertura di un ristorante-pizzeria “Controvento” e, insieme, di un’agenzia di modelle “Top Models”, da subito protagoniste delle più importanti sfilate di moda nelle principali città del mondo e molto richieste dai più famosi fotografi delle riviste di moda più diffuse al mondo. Tutt’ora, fa parte del team Carmen Kass, da tre anni seconda nella lista mondiale delle modelle più richieste e meglio pagate.
Un personaggio che ha fatto e continua a far parlare dell’Italia a Tallinn, in Estonia e, anche nei Paesi baltici, per queste attività, in particolare per il suo nuovo ristorante-pizzeria “Attimo”, l’unico con un forno a legna, che, pur se in periferia (comunque a cinque minuti di taxi dal centro di Tallinn) e collocato in un quartiere non bello, con i suoi casermoni che ricordano la Russia del secolo scorso, è molto noto e frequentato.Lo è proprio per la qualità della sua cucina, la bontà della sua pizza e la cordialità del personale che rendono “Attimo”, un locale molto ospitale.
 
 
Un ristorante-pizzeria che è amato da una clientela affezionata e ricordato dai clienti occasionali che lo hanno, nella stragrande maggioranza, giudicato “eccellente”, il luogo dove andare per degustare non solo “la pizza più buona di Tallinn”, ma, anche, la vera cucina italiana con i prodotti “eccellenti” della nostra enogastronomia, segnati da territori ricchi di tradizioni e di paesaggi, biodiversità.
Sta in questa scelta e nella cura dei piatti il successo di Paolo Moglia e del suo “Attimo” tricolore, che dona profumi e sapori dei territori più noti del suo Piemonte e della vicina Lombardia, e, con la pasta “La Molisana” e “L’olio di Flora” de La Casa del Vento di Larino, anche del nostro Molise.
L’altro giorno la presentazione di questo olio della Gentile di Larino, quindi monovarietale e, anche, biologico, raccolta 2012, con una degustazione guidata e assaggi di pasta La Molisana condita con olio o, anche, con aglio e olio sempre di Flora, che ha visto un’ampia e entusiasta partecipazione di vecchi e nuovi ospiti del ristorante “Attimo”. Un grande successo quello de l’Olio di Flora e della pasta “La Molisana” a Tallinn, nell’estremo nord di questa nostra cara Europa, che apre alla cultura dell’olio in un’area dove è sconosciuto dalla massa dei consumatori per una cucina tradizionale a base di grassi animali molto buona.
Merito di Paolo Moglia e del suo “Attimo”, il suo ristorante-pizzeria, se si è parlato di pasta e di olio, i due prodotti fondamentali della Dieta Mediterranea; dell’Italia, e, soprattutto, del Molise, di Campobasso, di Larino e del suo Olio gentile.
 
 

Pasquale Di Lena
 
 

giovedì 22 novembre 2012

APERTE LE ISCRIZIONI AL PRIMO CORSO DEL GUSTO

IL MOLISE A TAVOLA TRA SAPORI E TRADIZIONI
"Un Molise divino"
 




Il progetto si pone l’obiettivo di sensibilizzare i giovani, in particolar modo studenti, ma anche consumatori, alla scoperta della qualità delle produzioni alimentari della Regione Molise e delle relative risorse territoriali. Il percorso formativo si svolgerà presso l’Istituto Tecnico San Pardo di Larino (CB) per le lezioni frontali, attraverso la messa a disposizioni di locali e laboratori, mentre la parte applicativa si svolgerà, attraverso visite guidate, presso le aziende produttrici e mediante partecipazione a incontri e seminari tematici. Le lezioni vedranno l’apporto tecnico-scientifico di docenti dell’Istituto, di professionisti del settore, anche afferenti all’associazione ex-allievi dell’Istituto Agrario di Larino, oltre che da operatori direttamente impegnati nelle singole filiere produttive. Il progetto verterà sulla filiera vino, di cui saranno trattati, in maniera organica, tutti gli aspetti dalla produzione alla trasformazione, mettendo in risalto il legame con il territorio. Inoltre, particolare attenzione sarà data all’analisi sensoriale come strumento di valutazione della qualità, all’abbinamento con la cucina locale, alla lettura delle etichette, alle principali frodi alimentari e alla sostenibilità ambientale. A tutti i partecipanti verrà consegnato un attestato di frequenza, il materiale didattico su CD/DVD, oltre alla stesura di un opuscolo divulgativo, a cura degli stessi, con il materiale del corso.
 

 




ORGANIZZAZIONE DIDATTICA

1° Modulo: Storia e cultura del vino (Origine della viticoltura e mito del vino come contributo nello sviluppo della civiltà occidentale, la domesticazione della vite selvatica. Contributo dell’archeobotanica e delle moderne tecniche di biologia molecolare. Le scoperte archeologiche in Molise.)
2° Modulo: La coltivazione della vite (principi di biologia e fisiologia, sistemi di allevamento e avversità. Visite aziendali su sistemi di potatura e allevamento.)
3° Modulo: La vinificazione (biochimismo del processo fermentativo, microbiologia e tecnica enologica. Affinamento e vini speciali. Analisi di laboratorio. Visite in cantine.)
4° Modulo: Analisi sensoriale e abbinamento cibo/vino (Principi di analisi sensoriale, fisiologia dei sensi ed addestramento alla percezione. Gli aromi del vino, tecnica di degustazione e abbinamento cibo-vino.)
5° Modulo: Enografia, enoturismo e strade del vino (Vitigni autoctoni e vini di qualità. Principali regioni vitivinicole italiane ed internazionali. Le denominazioni di origine e i consorzi di tutela. La Tintilia e il Molise enologico. Il vino come leva per lo sviluppo turistico di una destinazione.)
6° Modulo: Il gusto della moderazione, le frodi alimentari, HACCP e tracciabilità di filiera (Aspetti nutrizionali e salutistici. Il rapporto vino-alcool ed educazione al consumo consapevole. Uso e abuso di alcool. Principali frodi alimentari sul vino, il sistema di autocontrollo, le certificazioni di qualità e sistemi di rintracciabilità di filiera.)
7° Modulo: Realizzazione di un logo ed elaborazione del prodotto finale (Creazione di un’etichetta e del relativo logo. Raccolta del materiale realizzato con cui predisporre l’opuscolo divulgativo e il CD/DVD- ROM)
 
 
 


Il corso, così come strutturato, prevedrà una lezione settimanale pomeridiana, per un totale di 63 ore circa di lezioni frontali, da concordare volta per volta in base alle diverse esigenze, della durata variabile tra le 2 o 3 ore, in base alla tema trattato. L’inizio delle lezioni avverrà, presumibilmente, per la metà del mese di dicembre 2012, mentre il termine è previsto per la metà del mese di maggio 2013. Data e orari definitivi verranno comunicati in maniera tempestiva appena possibile, dopo la raccolta delle iscrizioni. L'inizio, presumibilmente, è previsto nella settimana tra il 10 e il 15 dicembre.

IL CORSO E' GRATUITO

Un piccolo contributo potrebbe essere necessario solo per le degustazioni nelle cantine visitate.
Per info: chiedere del dott. Di Maria Sebastiano ai numeri 0874/822211 e 0874/822160 o attraverso la mail scuoladelgustolarino@gmail.com

Sebastiano Di Maria
 
 
 

lunedì 19 novembre 2012

WEEKEND IN AGRITURISMO A LARINO, TRA FILARI E CALICI DI BUON VINO

La campagne molisane sono l’ideale per chi vuole godersi qualche giorno di meritato riposo ed assoluto relax. Se state pensando ad un weekend in agriturismo, dove la natura e il comfort si uniscono ai sapori della buona cucina molisana, voglio darvi qualche piccolo suggerimento che potrebbe tornarvi utile.
Il filo conduttore di questo ipotetico weekend in agriturismo è il vino (sempre lì vado a parare, lo so), prodotto delizioso e raffinato che nasce in diverse zone del Molise.
 
 
Veduta della struttura agrituristica
 
L'articolo completo lo trovate su http://molisiamo.it/
 
 
Ringrazio Sara Carriero che, con il progetto Molisiamo, racconta in maniera giovane ed originale le mille risorse di una regione poco conosciuta e sottovalutata, "ancora tutta da raccontare". L'articolo si riferisce ad un mio post del blog, riguardante l'azienda vitivinicola di Angelo D'Uva, in cui troverete i passaggi salienti della storia del produttore  e della qualità dei suoi vini. Per chi ancora non l'evesse fatto, riporto di seguito i link relativi:
  1. http://molisebwineblog.blogspot.com/2012/03/un-pomeriggio-con-angelo-d.html
 


domenica 18 novembre 2012

SALVARE L'OLIVICOLTURA ITALIANA E LA SUA RICCA BIODIVERSITA'

L'Agromillora Iberia, azienda vivaistica storica, leader nel campo dell'olivicoltura superintensiva, ha organizzato la manifestazione "Olio  in  campo", dalla raccolta delle olive alla spremitura in frantoio, presso Borgo  Incoronata (FG), nella giornata di ieri, 17 novembre 2012, sulle cultivar Arbequina e Arbosana.



Riporto la mia email di risposta all'invito che mi ha inviato il rappresentante di l'Agrimolla Iberia cioè, come lui ci tiene a sottolineare, "l'azienda vivaistica storica, leader nel campo dell'olivicoltura superintensiva", di partecipare a una manifestazione di presentazione dei "grandi" risultati ottenuti con solo due varietà classiche della Spagna "Arbequina" e "Arbosana" che, con l'olivicoltura intensiva, sono destinate a colonizzare l'olivicoltura mondiale, a partire da quella italiana. Alla faccia del nostro straordinario patrimonio di biodiversità che ci vede leader assoluti nel mondo con oltre 500 varietà autoctone, pari al doppio del patrimonio mondiale.

 




Faccio appello a quanti hanno a cuore questo patrimonio soprattutto nostro, ma anche di altri paesi del Mediterraneo (la Spagna compresa), a contrastare un disegno dei padroni dell'olio, fra i quali anche i titolari dell'Agrimolla Iberia, che è quello di azzerare le differenze, le diversità, cioè i valori, come il dialetto, la lingua, le tradizioni che, come si sa, sono le espressioni più autentiche di un territorio insiema all'ambiente ed ai paesaggi. Le diversità di cui si nutre l'uomo per non sentirsi trasformare in un oggetto di puro consumismo guidato da altri. Senza la diversità non c'è libertà. Rivolgo questo appello agli olivicoltori italiani e alle loro associazioni, consorzi, cooperative, Unioni; alle organizzazioni professionali - in primo luogo la CIA ed l'Associazione Nazionale delle Città dell'Olio, che hanno condiviso con me il progetto "Olivoteca d'Italia", l'oliveto della biodiversità, con le città dell'olio impegnate nella difesa del paesaggio olivicolo - alle Università, al mondo dell'enogastronomia; agli organi di informazione; agli uomini di cultura ed alle istituzioni i vari livelli, perchè tutt'insieme si adoperino a non far passare questo tentativo di colonizzazione dei nostri territori olivetati.  Serve attivare subito tutte le azioni di informazione e controinformazione. Serve altresì realizzare progetti atti a dare spazio alla biodiversità, alla ricchezza organolettica degli oli prodotti, alla salvaguardia dei gusti e delle tradizioni con le mille cucine espresse e segnate dall'olio.Si tratta di bloccare subito questo disegno che non aiuta la nostra olivicoltura ma a limitarla fortemente dando ai territori identità uniformi sotto ogni aspetto. Ed ecco la mia email di immediata risposta al rappresentante della ditta spagnola che, volentieri, pongo alla vostra attenzione.

Scorcio di paesaggio olivicolo a Larino
Foto storica raccolta delle olive

Egregio Dr. Rutigliano,
grazie per l’invito ma non ci sarò. E’ l’inizio della colonizzazione della nostra olivicoltura da parte della Spagna con il rischio dell’abbandono dei nostri oliveti marginali che sono tanta parte della olivicoltura italiana e di quel straordinario patrimonio di biodiversità olivicola che è, questo sì, il nostro vero futuro.
I miei saluti

Pasquale Di Lena
 

 

mercoledì 14 novembre 2012

QUANDO LA DEGUSTAZIONE DIVENTA POESIA: CONTEMPORANEA ARCHETIPICA MASSIMITA'


 

Per arrivare alla sua cremosa, natural fruttosa, balsamica espressione, tecnica e natura in contemporanea archetipica massimità e simbiosi. Che la sua fonte è l'uva, di totale concentrazione e spessore, d'intatto, illibato, linfatico omore. Che la sua luce è nitidezza, rispetto, capacità tecnica trasformativa. Perfezion naturalistica d'agronomia, eccellenza enologica applicativa. La fusion è mora, nera, di potenza e morbidezza effusiva, di souplesse morbido/tannica tramosamente totale. E poi la forza in vigore e lucore della sua dolcezza espressiva: essenziale e universale sintesi della somma qualità sua. Il Merlot al candor massimo della sua impenetrabile nerezza di frutto. Uno fra i migliori vini rossi mai prodotti e testati. Chapeu ammirato al suo produttore.

Fonte: Luca Maroni, Montiano 2008 – Falesco

Balanço - More (1999)

NB Per una lettura migliore della scheda si consiglia questo brano come sottofondo


sabato 10 novembre 2012

IERI LE COMICHE, OGGI PURE

"Consentitemi uno sfogo, vi prego. Direi che me lo posso permettere dopo tanti anni di onorato servizio nel mondo del vino, tra degustazioni, appassionati a volte un po’ maniacali, bevitori simpatici e produttori che qualche volta confondono le loro bottiglie con dei prolungamenti alcolici della loro personalità”. Così esordisce Daniele Cernilli, ex Gambero Rosso ed ex AIS Bibenda di Roma, nel suo ultimo articolo, “Enosnob”, firmato Doctor Wine sul relativo portale. Il “deus ex machina” del giornalismo enologico ha curato una rubrica, “Taste Italy”, in occasione dell’ultimo Vinitaly, dove ha intervistato alcuni tra i più importanti produttori di vino dello stivale, con tanto di video in HD sulla web TV del Vinitaly e live in fiera. A onor del vero, già in quell’occasione, ho avuto modo di ascoltare alcune interviste di produttori italiani blasonati chiedendomi, tra l’altro, se anche qualche produttore dello sconosciuto Molise fosse stato baciato dalla dea bendata e si fosse seduto sulla poltrona del comodo salottino del famoso guru. In realtà, l’iniziativa promossa da Verona Fiere con lo scopo di selezionare, per gli operatori esteri e giornalisti accreditati, le migliori 100 cantine del bel paese, prevedeva già in scaletta un’azienda molisana, la Di Majo Norante, vero simbolo dell’enologia regionale. Purtroppo, ho avuto modo di vedere il video solo oggi, scovandolo, per caso, dopo aver visionato un video di Pasquale Di Lena sulla Tintilia. Senza voler fare della demagogia, cosa che non mi appartiene, posso affermare che quanto emerge dal video, come amici che l’hanno visto mi hanno confermato, è a dir poco paradossale e non fa altro che confermare quello che vado dicendo da qualche tempo, certificato nero su bianco nei miei post del blog e sugli articoli nei giornali online. Non voglio anticiparvi niente sul contenuto, lasciandovi il (dis)gusto della scoperta guardando il relativo video. A dopo per alcune considerazioni irrinunciabili.


 
E’ proprio vero che in Italia si fa il vino dappertutto…” esordisce Cernilli e, quindi, perché non potrebbero farlo anche nello sconosciuto e piccolo Molise, dove le colline degradano dolcemente verso il mare, affacciandosi sulle isole Tremiti, “tu pensa un pò”, dove, guardate un pò il caso, esiste un bravo produttore come Alessio Di Majo Norante. Che il produttore in questione sia un “top player” dell’enologia è un fatto acclarato, lo certificano i riconoscimenti e il prestigio internazionale della relativa azienda e lo stesso Di Majo tiene a precisare, inoltre, che ci sono delle potenzialità inespresse nel territorio regionale. Il simpatico Cernilli, poi, si sbilancia nella descrizione orografica regionale, definendo il relativo territorio, tranne che per la fascia costiera, “molto montagnoso”(secondo le convenzioni europee, per definire montagna, l’altezza deve essere di almeno 600 metri sul livello del mare e il suo aspetto deve essere almeno parzialmente impervio, nel Molise collina e montagna sono pressoché equivalenti come superficie). Forse avrà frequentato le piste di sci alpino a Campitello Matese o quelle di fondo di Capracotta, cosa di cui dubito fortemente, citando solo alcuni dei comuni più vicini alla costa, guarda caso dove ci sono buona parte dei produttori, probabilmente quelli che conosce, quantomeno nel bicchiere, si spera. A parte le lacune geografiche, quello che lascia più perplesso e che, secondo l’erudito giornalista, nel territorio interno, a parte le zone più impervie, non ci siano le condizioni di fare viticoltura di qualità, quando si possono citare decine di esempi, nel nostro paese, che dimostrano il contrario. La cosa più grave, a mio avviso, è la completa superficialità con cui è stato trattato l’argomento Tintilia, anche da Alessio Di Majo - nuovi vini da antichi vitigni, era lo slogan della sua azienda - un po’ superficiale, considerandolo forse più un fardello, devo pensare, ignorando completamente il fatto che la Tintilia “è” il vitigno delle zone interne, quello che la storia, la scienza e l’abnegazione di un manipolo di produttori, tra cui lo stesso Di Majo, hanno portato alla ribalta con fatica, che forse qualcuno voleva estenderne la coltivazione fino alla costa, dove si fa la viticoltura di qualità, secondo il ben informato Cernilli.
 
Distribuzione della Tintilia alla fine dell'Ottocento, da Tintilia del Molise (2007)
 
L’apoteosi si è raggiunta quando lo stesso Cernilli, nel descrivere uno dei vini di punta dell’azienda, il Don Luigi, afferma candidamente che “è fatto con Montepulciano d’Abruzzo e qualcos’altro”, ignorando forse il fatto che si tratta di uve del vitigno Montepulciano e non d’Abruzzo, essendo questa, invece, una denominazione d’origine di un’altra regione, naturalmente. Dopo quest’affermazione sconcertante, grave per un esperto come lui, non posso fare altro che astenermi da ulteriori commenti, lasciandoli a voi, evitando di porre l’accento su aspetti che non fanno altro che confermare quelli che erano i miei dubbi sulla nostra produzione regionale e sull’assenza dalle luci della ribalta, in senso generale, “tranne che per Di Pietro e il terremoto”. Per citare Cernilli, “consentitemi uno sfogo, vi prego. Anche se non me lo posso permettere non avendo tanti anni di onorato servizio nel mondo del vino bla bla…”, di certo non mi manca l’onestà intellettuale, la cultura e la sobrietà con cui ho affrontato diversi aspetti del mondo vitivinicolo. Sono stufo, come molisano, di sentire sciocchezze, approssimazione e superficialità sulla nostra terra e sulle sue produzioni di qualità, che non hanno nulla da invidiare a quelle delle altre realtà produttive nazionali. E’ finiamola, definitivamente, di commiserarci e flagellarci con le nostre mani; urge una svolta decisiva condivisa a tutti i livelli che, stranamente, sento riecheggiare sulle pagine dei giornali, sulle bocche di tutti produttori e su quelle dei rappresentanti istituzionali, ma che di fatto, non si concreta se non con iniziative estemporanee, a comparti stagni, nei diversi settori produttivi della regione. Le comiche lasciamole agli enosnob bacchettoni.
 
Sebastiano Di Maria
 
 

venerdì 9 novembre 2012

U’ BREDETTE E LU VEDRÒTTE A VILLA LIVIA

Stesso piatto, stesso mare, stesse motivazioni, due identità territoriali per due interpretazioni del brodetto di pesce, quello che un tempo, considerati pesci di scarto, appagava l’appetito dei marinai. L’Adriatico con i suoi fondali e le sue buche, le sue triglie e i suoi merluzzetti, le cianchette, le panocchie, le seppie, i calamari, le gallinelle, la razza, lo scorfano, le tracine e, anche le vongole, le cozze, i granchi, esalta i profumi ed i sapori di questo piatto che si trova “da Trieste in giù”, come diceva una vecchia canzone, fino a Termoli, con nomi di versi a seconda delle località: ( brodeto a Trieste, broeto nel Veneto, con quello “ciozoto”, che sta per zuppa di pesce tra Caorle e Chioggia, il più noto; Brodet ad pès in Romagna; el brudet a Fano con altre patrie illustri come Senigallia, Ancona, Porto Recanati e lu vrudette a S. Benedetto del Tronto; lu vedròtte a Giulianova ; lu vredàtte a Vasto; u’ bredétte a Termoli, dove la ricetta è stata registrata davanti ad un notaio con il nome “brodetto termolese di Tornola”.



Un piatto che tocca anche altri mari del mare Mediterraneo. Ieri sera nel grande salone di Villa Livia, sotto la regia di Massimo Mastrangelo, titolare, insieme con la moglie Daniela, anche dell’antica Trattoria Z’Bass in Termoli, e nelle mani sapienti di Loredana Pietroniro e Raffaele Grilli di Slow food Abruzzo – Molise, il confronto tra u’ bredétte alla termolese, preparato dagli chef di Villa Livia e lu vedròtte giuliese (Giulianova), che hanno visto all’opera gli chef dell’Hotel Cristallo per una sala piena di appassionati di cucina e del brodetto in particolare. Un piatto povero, noto nella mitologia per essere stato preparato (senza il pomodoro) da Venere per addolcire il marito irato per un tradimento della stupenda dea dell’amore, che, solo di recente è stato adottato anche dai ricchi, attratti dai suoi delicati profumi, inebrianti che sanno stuzzicare l’appetito anche al peggiore degli inappetenti. Il confronto, che non aveva in sé lo scontro di una gara con un vincitore e uno sconfitto, ma solo il piacere di una degustazione attenta per capire la differenza di sapori che c’era, ed era anche evidente, nel momento in cui erano differenti gli ingredienti e le dimensioni dei pesci, con la presenza di piccoli granchi nel brodetto giuliese, a differenza di quello termolese.



Una serata splendida con ospiti d’eccezione come il noto presentatore televisivo titolare anche dell’Agenzia Vedding planner in Italy, Enzo Miccio, che questa sera presenterà, sempre a villa Livia, il suo libro “Cercando Grace”, edito dalla Rizzoli. Una serata allietata dalla voce stupenda di Iskra Menarini che ha cantato, accompagnata dal bravissimo musicista Leo Ciavarella di origine del Gargano, canzoni del suo amico Lucio Dalla, che manca a tutti quelli che lo hanno seguito e applaudito nel corso di tanti anni. Ora l’attesa del prossimo confronto, sempre grazie a Slow food Abruzzo-Molise, che ci auguriamo arrivi presto per mettere in memoria altri profumi ed altri delicati, incomparabili sapori.

 
Pasquale Di Lena
pasqualedilena@gmail.com

 

giovedì 8 novembre 2012

CHE SIA LA VOLTA BUONA?

Un bicchiere di vino rosso - si dice da sempre - fa buon sangue. Leggenda? Tutt'altro. La saggezza del detto antico trova adesso fondamento scientifico nei risultati delle ricerche scientifico-tecnologiche condotte dall'Iresmo (Istituto ricerche europeo scienze molecolari).
A fare da apripista in questo campo di ricerca erano state due importanti molecole: prima la quercetina e poi il resvetrarolo. Ma da sole - spiegano gli esperti - non erano sufficienti a dimostrare tutti gli effetti del bicchiere di vino rosso sulla salute del consumatore, ancor piu' sulla fluidita' vascolare contro la formazione dei pericolosi trombi per gli eventi patologici cerebro e cardio-vascolari. ''Adesso in laboratorio - sottolinea il prof. Nicola Uccella, ordinario di chimica all'Universita' della Calabria e presidente dell'Iresmo Foundation - sono state sperimentate alcune colture cellulari per identificare l'ingrediente del vino rosso con un vero effetto sulla salute e sul benessere del moderno consumatore, informato, esperto ed esigente. Mistero svelato''. Sono stati scoperti cosi' sostanze attive presenti nella buccia e nei semi dell'uva nera (flavonoidi glucosidi e procianidoici); sostanze che sciolgono il sangue e vasodilatatori.
Insomma, e' merito delle due molecole 'proteggi organismo', la benefica influenza del vino rosso, consumato con moderazione, sulla circolazione del sangue a livello di vasi cardiaci e cerebrali. ''Certo, il buon vino rosso - sostiene ancora Uccella - deve essere fatto per bene. Da uvaggio d'eccellenza, con la giusta rimonta, con la migliore fermentazione alcolica e biologica. Non puo' essere il sano vino rosso del contadino, il vinello da trangugiare in quantita', vera e propria risorsa energetica''. L'Iresmo, nei suoi studi, ha individuato nei fitobioattivi dell'uva rossa, i flavonoidi glucosidi e i procianidoici, quelli che sono i garanti contro gli attacchi di cuore e l'ictus, circostanze spesso, troppo spesso, foriere di decessi.
Ad aver portato alla luce l'efficacia delle sostanze attive sono state ricerche complesse, condotte con la partecipazione di esperti a livello mondiale. Quella che veniva considerata alla stregua di una semplice credenza popolare (il vino che fa buon sangue), sospesa tra il mito e la leggenda, si e' rivelata - secondo gli studi dell'Iresmo - una verita', corroborata dai risultati delle prove scientifico-molecolari, fondamentale per preservare la salute del consumatore e conferire piacevole benessere alla mensa piu' autenticamente mediterranea.
 
Fonte: Ansa
 
Possibili molecole implicate?
 
 
Che finalmente si sia trovata la strada giusta? Pur potendo valutare la bontà di questa ricerca con il tempo, anche dopo i passi falsi del passato, come nel caso del resveratrolo, non posso non astenermi da commenti di fronte a certe affermazioni dell'esimio professore. Come ordinario di chimica organica, al netto dell'elevata qualità dello studio, ha espresso due concetti a dir poco mirabolanti: "identificare l'ingrediente del vino rosso con un vero effetto sulla salute e sul benessere del moderno consumatore, informato, esperto ed esigente", come a dire che quelli all'antica, non informati e senza possibilità economiche possono pure schiattare, cosa che non solo ha confermato nella battuta successiva, etichettando il vino rosso del contadino come semplice "benzina" (non puo' essere il sano vino rosso del contadino, il vinello da trangugiare in quantita', vera e propria risorsa energetica), ma addirittura si è cimentato anche in un sorta di winemaker indicando i passaggi fondamentali della produzione d'eccellenza (uvaggio d'eccellenza, con la giusta rimonta, con la migliore fermentazione alcolica e biologica). Ma i vini dove non si fa uvaggio, per esempio, che fine faranno? E i vini naturali? Insomma, cari sfigati, che il cattivo vino vi "trombi".
 
Sebastiano Di Maria
 
 
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