lunedì 29 settembre 2014

POESIA DI SUONI E PROFUMI


Fasi iniziali della fermentazione alcolica



Fermentazione nella fase tumultuosa



Sebastiano Di Maria
molisewineblog@gmail.com


mercoledì 24 settembre 2014

CANTINE APERTE IN VENDEMMIA PRESSO MASSERIE FLOCCO

Sabato scorso, presso Masserie Flocco di Portocannone, dopo la prima tappa della settimana precedente presso Angelo D’Uva a Larino, che abbiamo raccontato in quest’articolo, si è chiusa la prima iniziativa del Movimento Turismo del Vino che ha accolto gli enoturisti durante il periodo vendemmiale, la prima in Molise. In attesa del prossimo appuntamento in agenda con “Cantine aperte a San Martino”, dove si potranno degustare i “nuovi vini”, spillati direttamente dalle cisterne, lontani ancora dalla maturità che li porterà sulle tavole, e l’evoluzione dei vini aziendali ormai in bottiglia, facciamo un piccolo resoconto dell’attività e dell’interesse intorno a questo nuovo modo di approcciarsi al mondo del vino. In realtà, nell'organizzazione, erano stati individuati momenti in pieno periodo vendemmiale per avvicinare i winelover al momento cruciale della raccolta, cosa avvenuta solo parzialmente, nessuno immaginava che gli eventi climatici del periodo estivo portassero a un posticipo della stessa. Tutto sommato, pur in un momento di calma apparente che anticipa il tanto delicato e atteso taglio dei grappoli, le aziende hanno avuto modo di descrivere minuziosamente tutto il processo produttivo accompagnato con la degustazione dei loro vini. 

Un momento dell'escursione nei vigneti (foto Sebastiano Di Maria)
Un grappolo di Cabernet sauvignon (Foto Sebastiano Di Maria)

La seconda tappa ha visto protagonista le Masserie Flocco di Portocannone, une delle aziende con maggior estensione vitata della Regione, circa 85 ettari, recentemente rilevata da un nuovo gruppo imprenditoriale che fa capo alla famiglia Grieco, ma di questo avremo modo di parlarne diffusamente in un prossimo articolo, dove avremo modo di conoscere Antonio Grieco e la nuova mission aziendale. Il programma della giornata, sotto l’attenta guida dell’enologo Maria Concetta Raimondo, si è articolato dapprima in una visita dei vigneti aziendali, con una descrizione attenta sui sistemi di allevamento e sulle problematiche di gestione, sulle diverse varietà, tra cui Merlot, Cabernet sauvignon e Aglianico, accompagnata da una mini degustazione dell’uva per valutarne il grado di maturità, seguita poi da un’attenta analisi di ogni singola fase di lavorazione in cantina, che i presenti hanno potuto apprezzare perché in fase di lavorazione. 

Raccolta meccanica su vigneti allevati a spalliera (Foto Ufficio Stampa Masserie Flocco)
Un momento della raccolta manuale su sistema di allevamento a GDC (Foto Ufficio Stampa Masserie Flocco)

Interessante il momento in cui, il mosto in fermentazione in un serbatoio, è stato scaricato e “ripompato” in cima allo stesso, irrorando il cappello delle vinacce per favorire il processo d’estrazione, in quello che è definito rimontaggio all'aria, oltre che per dare ossigeno ai lieviti che stanno conducendo la fermentazione. C’è stata la possibilità di apprezzare le caratteristiche del mosto in fermentazione attraverso una degustazione. Dopo la descrizione delle cure del futuro vino, fatte di travasi, affinamenti, filtrazioni e imbottigliamento, si è passati a valutare, con una degustazione, la qualità dei vini dell’azienda, tra cui le nuove etichette che descriveremo nel prossimo articolo.

Rimontaggio all'aria durante la fermentazione (Foto Sebastiano Di Maria)

I due appuntamenti molisani di “Cantine aperte in vendemmia”, pur nell'esiguità dell’offerta prodotta sul territorio - solo due cantine disponibili, sperando in un’adesione più massiccia per il futuro - sono stati un momento interessante per interagire con il mondo produttivo nella fase più importante dell’anno, un rito dal forte valore antropologico e culturale, come abbiamo scritto nell'articolo di presentazione dell’evento, che ormai si sta perdendo per i ritmi frenetici e per la tecnologia che la fa da padrone in tutte le fasi produttive. Riproporre questi riti, coinvolgendo direttamente gli enoturisti nelle operazioni vendemmiali, magari anche le scolaresche, offrendo e rivisitando quei momenti che rappresentavano, tra il lavoro e la fatica, una festa, con tutte le difficoltà logistiche e organizzative che ciò comporterebbe, sarebbe una bella occasione per avvicinare, giovani soprattutto, al mondo del vino, al consumo consapevole, alla storia e alla cultura del mondo agricolo.

Visita di studenti in azienda negli anni scorsi (Foto Sebastiano Di Maria)

Fa piacere vedere persone interessate partecipare a questi eventi, non molte a dire la verità rispetto all'interesse in altre realtà, ma questa non è una colpa delle aziende o degli organizzatori, ma di una cultura del vino non molto diffusa o di una realtà produttiva vista, spesso, molto distaccata o ovattata, soprattutto nei giovani; i consumi ai minimi storici di vino ne sono un termometro reale. Porte aperte tutto l’anno, maggior coinvolgimento dei giovani e maggior legame con il territorio, a nostro avviso, potrebbero essere un ottimo viatico per accrescere i consumi e per avvicinare alla cultura del vino, vale a dire paesaggio, storia, archeologia e arte

Sebastiano Di Maria
molisewineblog@gmail.com


sabato 20 settembre 2014

LABORATORI DEL GUSTO: SULLE TRACCE DELLA TRANSUMANZA

Ci eravamo lasciati, con uno degli ultimi articoli, sull'attività proposta e svolta durante la manifestazione “Terre del gusto”, presso il Santuario della Madonna di Canneto, nei giorni 6, 7 e 8 settembre. Riprendiamo il filo del discorso e focalizziamoci su un altro aspetto che è stato trattato durante i “Laboratori del gusto”, sempre proposto nell'ambito del progetto “Scuola del gusto”, relativo alla transumanza, alla storia, ai valori e ai segni presenti sul territorio, anche alla luce della recente "candidatura a bene immateriale internazionale UNESCO", con testimonianze dirette, seguito da una trattazione approfondita sulla Capra di Montefalcone, razza autoctona molisana. Il laboratorio “Sulle tracce della transumanza”, che ha visto i contributi di Sebastiano Di Maria per la parte storico-culturale, della famiglia transumante Romualdi di Larino, e di Emilio Pietrolà, esperto e studioso della razza caprina, ha avuto un buon riscontro di pubblico, attenzione e partecipazione dei presenti, segno di un interesse verso una tematica che ha fatto la storia del Molise, del suo territorio, della sua cultura e che può essere una risorsa importante per il suo sviluppo. 

Carta dei tratturi, tratturelli e bracci e riposi del 1959 redatta dal Commissariato per la reintegra dei tratturi di Foggia
(Fonte: Cosmo Costa, PhD)
I tratturi in Molise (Fonte: Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise)

Il termine transumanza deriva dal verbo transumare, ossia attraversare, transitare sul suolo. Il verbo è costituito dall'accostamento del prefisso latino trans che vuol dire: al di là, attraverso, e dalla parola latina humus che vuol dire suolo, terreno. Indica, quindi, la migrazione alternativa e stagionale di gruppi di animali (pecore e bovini), tra due o più regioni che presentavano condizioni climatiche differenti. Di norma la migrazione avveniva in due periodi distinti: Settembre - Ottobre, con la migrazione dalla montagna alla pianura (demonticazione), e Maggio - Giugno, con il ritorno agli alti pascoli (monticazione). Questi spostamenti avvenivano lungo delle autostrade verdi, i tratturi, dal latino traho, “condurre”. Il Molise, situato geograficamente al centro tra l’Abruzzo e la Puglia, ha rappresentato il punto cardine di sviluppo e collegamento dell’attività transumante italiana, i greggi e gli armenti dovevano transitare per il Molise. Sul suolo molisano, infatti, sono presenti numerosi tratturi, tratturelli, bracci, riposi e taverne, numerose sono anche le testimonianze di capanne, villaggi e strutture architettoniche, legate alla transumanza, oltre ad un ottimo stato di conservazione di molti tratti delle piste erbose, scomparse nelle altre regioni. La storia dei tratturi e della transumanza è antichissima. Secondo Quinto Fabio Pittore (III sec a. C.) i Romani scoprirono la ricchezza prodotta dalla pastorizia transumante quando vennero in contatto con i Sanniti, facendone una delle attività più redditizie dell’Impero (pecus pecunia). La regione del Sannio Pentro, da localizzare nella zona a cavallo tra le attuali province di Campobasso, Isernia, L'Aquila e Chieti, con capitale Bovianum (Bojano), era attraversata da un percorso viario, il tratturo Pescasseroli - Candela. Quest’antichissima strada, originatasi come sentiero per i greggi transumanti, metteva in collegamento l’Abruzzo con la Daunia, passando per centri quali Aesernia (Isernia), Bovianum (Bojano) e Saepinum (Sepino), nati come presidi del percorso. 

Fonte: AssoMab

La rete viaria della pastorizia transumante non serviva per il semplice spostamento bensì consentiva alle greggi di avere garantito il necessario sostentamento alimentare per l’intera durata del viaggio. Da questo si capisce il perché delle loro grandi dimensioni, potendoli cosi considerare pascoli estesi. Secondo la loro ampiezza le vie della pastorizia si classificavano in tre gruppi: 1) tratturo: una vera e propria autostrada verde, la più grande arteria di comunicazione, larga 111,6 m; (delimitato da “cippo” tratturale, RT = regio tratturo); 2) il tratturello: strada di minore ampiezza rispetto al tratturo, poteva essere largo 18,5, 27,75, o 37 m; 3) il braccio: collegava tra loro tratturi e tratturelli. La famiglia Romualdi, che ha fatto la storia transumanza del secolo scorso, ha portato testimonianza attraverso una serie di aneddoti sull'attività della stessa che ha incuriosito molto i presenti, oltre ai “ferri del mestiere” utilizzati negli spostamenti, per la caseificazione (cascieri), compiuta anch'essa durante le soste lungo i percorsi, e di tutte le attenzioni e gli uomini che lavoravano intorno alle greggi per la loro cura (carosatori) e sopravvivenza (butteri), spesso mira di attacchi di lupi e orsi. Il Molise rappresenta la Regione con più ampie tracce storiche, e ciò anche giacché era l’unica a esserne quasi integralmente percorsa. Dei 3600 Km totali dei tratturi, circa 450 Km percorreva il Molise. Si possono ancora trovare i “trulli” in pietra a secco, ricovero dei pastori, taverne, chiese sorte lungo i percorsi, come quella di San Domenico a Carovilli, quella di Santa Maria a Matrice o quella di San Giacomo a Castropignano, solo per citarne alcune. 

Esemplari di Capra di Montefalcone

Uno dei tratturi del Molise, l’Ateleta - Biferno, transita proprio per il territorio che include, tra gli altri, Montefalcone nel Sannio, che custodisce una razza caprina "sconosciuta" fino a qualche decennio fa, quando l’Università del Molise, e in particolar modo attraverso gli studi di Emilio Pietrolà che ha lavorato sul campo, è stata censita e studiata geneticamente, prima inserita nell’elenco delle razze caprine con un generico “grigia molisana o capra di Campobasso”, che si è dimostrata, pur in una popolazione fenotipicamante variegata, strettamente legata al territorio. In realtà, la Capra di Montefalcone, è una razza stanziale, cioè non legata direttamente al fenomeno della transumanza, ma la sua presenza nel territorio del tratturo prima citato, può rappresentare una risorsa per la comunità, che la salvaguarderebbe dall'estinzione - diminuzione preoccupante dei capi secondo le stime recenti - valorizzando le sue peculiarità di specie adatta a territori marginali, che ben s’integrerebbe nel recupero del tratturo, come valorizzazione delle biodiversità e delle forme agro-pastorali. Non solo, il recupero dei valori della transumanza, attraverso azioni pedagogiche nelle scuole, alla valorizzazione di forme artigianali, azioni per la conservazione e tutela dei paesaggi, azioni turistiche con escursioni guidate e degustazione, possono essere nello stesso tempo un valido supporto alla crescita della popolazione caprina, dando una remunerazione a chi con difficoltà ne sta portando avanti l’allevamento. A tal proposito, ci preme rilevare che lo stesso Pietrolà, con dati alla mano, ha dimostrato che il latte di capra, e quella di Montefalcone in particolar modo, per i biotipi diversi nella popolazione, è caratterizzato da diversi contenuti in proteine, che lo rende adatto all'alimentazione umana, bambini in particolare, intolleranti a diverse frazioni caseiniche, assenti in alcuni biotipi. Come dire, utilizzare capre diverse per ottenere latti diversi a secondo dell’intolleranza, potrebbe essere una grande risorsa per gli allevatori. Il Sindaco di Montefalcone nel Sannio, Gigino D'Angelo, presente a quest'appuntamento e a quello precedente sull'olio extravergine, si è mostrato molto interessato a questi studi e ha "preso appunti", visto un concreto interessamento per il rilancio di questa razza autoctona.

Scuola del gusto
scuoladelgustolarino@gmail.com


mercoledì 17 settembre 2014

TRE BICCHIERI GAMBERO ROSSO 2015 E MOLISE: "E PUR SI MUOVE"

Premesso che non crediamo molto alle guide in senso generale, opinione personalissima, che in questo periodo dell’anno sfornano recensioni, premi e bocciature del mondo del vino, spesso forse più preoccupate a non toccare la “casta” che seriamente impegnate nello scauting di nuove realtà enologiche, di nicchie di qualità, di nomi nuovi, anche se non tutte, per fortuna. La guida del Gambero Rosso, forse la più autorevole in materia, sembra quasi un libro aperto in tal senso, sempre poche le novità proposte. Quest’anno, però, nella stesura di una guida del 2015, si è superata per il Molise premiando ben due vini, anzi, si lascia andare, dopo quel “elogio alla semplicità enologica” nella guida del 2013 - ne parlammo in quest’articolo - a commenti incoraggianti: “finalmente anche il “piccolo” Molise inizia a dare prova d’interpretazioni del territorio di maggiore interesse”. Non si smentisce neanche con l'abbinamento con altre regioni, stavolta la Calabria, ma a questo siamo ormai abituati in senso generale, aggiungendo che “molto lentamente, ma anche l'enologia molisana sta cambiando, registrando finalmente qualche timida evoluzione che dà conto di un territorio con una grande vocazione alla viticultura sino a ora mortificato da interpretazioni tutte potenza e internazionalità, o marcate da ingenuità, spinte rustiche o un debole troppo dichiarato per l'enologia moderna. Ma qualcosa sta cambiando, dicevamo. E il territorio inizia a diventare protagonista”. 

I due vini premiati


Vivaddio, finalmente ci schiodiamo dal quel misero, desolato e unico premio, ad appannaggio dell’azienda simbolo regionale, Di Majo Norante di Campomarino, straordinaria con i suoi vini simbolo Contado e Don Luigi che a turno occupano i prestigiosi scanni (con la splendida parentesi dell'Aglianico biorganic lo scorso anno), strameritati ovviamente, dando lustro a un’altra azienda, sempre di Campomarino, che da qualche tempo meriterebbe la ribalta in questa guida, forte dei copiosi riconoscimenti, anche internazionali, che ogni anno riesce a mettere in bacheca. L’azienda Borgo di Colloredo, sapientemente guidata dai fratelli Enrico e Pasquale Di Giulio, con il suo Aglianico 2010 Terre degli Osci IGT (ancora un Aglianico, sarà un caso?), affianca l’inossidabile Don Luigi 2011 Molise Rosso Riserva, con il cuore di Montepulciano. Una grande soddisfazione per tutto il Molise enologico che sta ritagliandosi un posticino nell'enologia che conta, un terroir tutto da esprimere che può dare grandi vini secondo i recensori del Gambero, oltremodo critici, anche se con vene di verità, cosa che noi abbiamo sempre affermato e che non ci stancheremo di ripetere. Il Gambero, come ironicamente apostrofammo nell'articolo prima citato, ha finalmente fatto un passo indietro.

Sebastiano Di Maria
molisewineblog@gmail.com



lunedì 15 settembre 2014

CANTINE APERTE IN VENDEMMIA DA ANGELO D'UVA

Domenica 14 e sabato 20 settembre dovranno essere ricordati, negli almanacchi del mondo del vino, come la prima di un evento, mai attuato in precedenza nel piccolo Molise, quell’1% della produzione nazionale che tutti ignorano o di cui possono farne tranquillamente a meno, spesso molisani compresi, che ha avvicinato l’enoturista a scoprire quello che succede durante il periodo più importante dell’anno per chi produce vino, spesso raccontato nelle visite aziendali o negli eventi, ma mai così reale. Questi i buoni propositi del Movimento Turismo del Vino (MTV) del Molise che, per la prima volta, è riuscito a coinvolgere due realtà produttive regionali ad aprire le loro porte durante la vendemmia, fase cruciale di un anno di lavoro, per carpirne gioie, tensioni, paure e propositi per il futuro vino che segnerà, nella storia di un’azienda, un’annata da ricordare, se la qualità delle uve è ottimale, altrimenti buona o da dimenticare nella peggiore delle ipotesi. Capite che si tratta di momenti frenetici, dopo che la misura del grado zuccherino e dell'acidità (maturità tecnologica) e il contenuto in polifenoli (maturità fenolica), spesso stimato anche attraverso un’analisi sensoriale delle uve in vigna, decretano l’inizio della raccolta. Angelo D’Uva e le Masserie Flocco vogliono contribuire, attraverso proposte diverse, quindi, a sensibilizzare l’opinione pubblica intorno ad un evento, che ha anche un forte valore antropologico e culturale, come ho scritto in quest’articolo, per un consumo consapevole,  e noi faremo da tramite per condividerlo e renderlo fruibile ai più attraverso il racconto dei protagonisti e le immagini delle giornate. Buona visione.


Angelo D'Uva 

Le immagini durante la visita aziendale

 

 
Per valutare il grado di maturazione delle uve e la loro qualità enologica ci si affida, in genere, come accennavo pocanzi, alle misurazioni analitiche di zuccheri, acidità totale e pH. Nel caso delle uve a bacca nera, a queste analisi si aggiungono quelle relative alla maturità fenolica come indice di fenoli, antociani potenziali, antociani estraibili e tannini dei vinaccioli. L’analisi sensoriale dell’uva, complementare alle analisi chimico-fisiche eseguite in laboratorio, consente di valutarne la qualità enologica e di trarre preziose indicazioni per guidare le scelte in vigneto, in primo luogo l’epoca di vendemmia. Chi ha partecipato alla giornata si è imbattuto in questo sistema di valutazione delle uve, proposto per l'occasione dall'associazione "Il gusto dei sensi", valutando le proprietà organolettiche di uve Montepulciano, anche per confermare il dato analitico preliminare dopo la pigiatura.
 

Gabriele Di Blasio, Presidente MTV del Molise

 
 
Le immagini durante la degustazione guidata
 
 

 
Arrivederci al prossimo appuntamento presso "Masserie Flocco" a Portocannone, sabato pomeriggio, tra escursioni nei vigneti e degustazione vini.
 
 
Sebastiano Di Maria


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...