mercoledì 28 gennaio 2015

PINO APRILE PARLA AI GIOVANI

Ha parlato soprattutto ai giovani, il giornalista e scrittore Pino Aprile, in una sala gremita dell’Istituto Agrario di Larino, sabato 24 gennaio, agli studenti delle classi quinte degli istituti tecnici e liceali della città frentana, che ha ospitato chi ha rimesso in discussione, con il best seller Terroni, e con una successiva ricca biografia, la storia degli ultimi 150 anni del nostro Paese. In nome dell’unità nazionale, alla stessa stregua dei Lanzichenecchi a Roma, dei marines ad Abu Ghraib o di Pinochet in Cile - come l’autore sottolinea nelle prime pagine di Terroni - il Sud, appartenente al Regno delle Due Sicilie, uno dei paesi più ricchi e industrializzati al mondo, fu saccheggiato di tutte le sue ricchezze, svuotato delle sue industrie all'avanguardia, provocando un’emigrazione senza precedenti. Dati storici inconfutabili presenti negli Archivi di Stato, mai resi pubblici, ben nascosti dagli storici di regime, come evidenzia uno dei maggiori studiosi in materia, Denis Mack Smith, con la sua “Storia Manipolata”. L’invito a Pino Aprile a parlare di Sud, di giovani e di futuro, si inserisce nel percorso che portiamo avanti nella diffusione della cultura delle produzioni agroalimentari molisane, e quindi della sua storia, attraverso la “Scuola del Gusto”, oltre che attraverso le pagine di questo blog, con il contributo straordinario di tante professionalità, e lo scrittore “meridionalista” più seguito in Italia, rappresenta solo l’ultima gemma di un percorso in piena evoluzione.

Un momento dell'incontro

Per la prima volta, dopo 150 anni dall'Unità d’Italia, lo scrittore di origine salentine sostiene che, “dopo che i nostri padri hanno dovuto convivere con il peso del pregiudizio e della vergogna, perché essere meridionali implicava una serie di luoghi comuni da estirpare, i figli sembrano essere sgombri da ogni retaggio legato a un passato di oppressioni”. Proprio nel momento in cui sembra riacutizzarsi il fenomeno dell’emigrazione, “grazie ad una propria formazione universitaria e, soprattutto, all'azzeramento delle barriere di spazio e tempo grazie alla rete - non esiste più un Nord e un Sud, non esistono più terroni - stanno costruendo una nuova Italia, riscoprendo le proprie radici, la propria identità culturale”. L’autore cita diversi esempi, tra cui Antonio Cucco Fiore, giovane di ventiquattro anni di Gravina di Puglia, che dopo una straordinaria e fulminea carriera come selezionatore di personale per i più importanti istituti finanziari di livello mondiale nella City di Londra, decide di smettere e di tornare nel suo paese e, attraverso studi e ricerche approfondite, scopre che il formaggio della tradizione dell’alta Murgia che assaporava da bambino, simile a un caciocavallo, era di origine antichissima (sarà un caso che l’evento s’inserisce nel filone lattiero-caseario della “Scuola del Gusto”?). Il “pallone” di Gravina (“u grattacaese” provolone Dop pugliese) divenne il “core business” da sviluppare, coniugando la storia e la tradizione, con la new economy e il marketing digitale, creando un brand capace di supportare l’azione di mercato delle aziende presenti sul territorio. 

L'ultimo libro di Pino Aprile

Lo slogan “valorizziamo i sapori e le tradizioni del nostro sud”, sulla locandina dell’evento, è emblematico. “Questa è la strada maestra, perché tutto il mondo ci imita e ci invidia, perché vuole mangiare come noi, ama la nostra storia, la nostra cultura”, chiosa l’autore, spronando i tanti studenti presenti a riappropriarsi delle proprie radici. “Attenzione, c’è anche una pericolosa minaccia che incombe sull'Europa mediterranea”, rileva poi con preoccupazione, che è poi il tema del suo ultimo libro, “Terroni ‘ndernescional”, che presenta per l’occasione, “ossia a un rischio di terronizzazione da parte della Germania, come fece quella dell’Ovest con quella dell’Est, dopo la caduta del muro di Berlino”, rifacendosi poi all’esempio della Sardegna, “prima vera vittima dell’ingordigia sabauda, l’unica Regione governata da Savoia al tempo dell’Unità, che gli fruttò la dignità regale (il Piemonte non era Regno, la Sardegna si), con meno strade, più analfabeti e senza un metro di ferrovia”. 

Folta la platea, tra cui gli studenti di Agrario, Geometri e Liceo del comune frentano

“Per evitare tutto questo, dobbiamo credere nelle nuove generazioni”, secondo l’autore, “che scelgono corsi di studi che li riportano ai loro territori d’origine, alla comprensione della loro storia, della loro cultura, dei loro costumi, del loro dialetto, dei prodotti della terra, per realizzare progetti culturali, di riscoperta dei luoghi dimenticati e della gastronomia. Solo recuperando una propria identità culturale e una coscienza dei propri diritti, si può creare una nuova classe dirigente per un Paese più equo”. Un bel messaggio per gli studenti e i corsisti della “Scuola del Gusto”, impegnati, in prima persona, nella ricerca di un’identità storica e culturale del proprio patrimonio enogastronomico, con assunzione di consapevolezza e senso di appartenenza.

Sebastiano Di Maria
molisewineblog@gmail.com


giovedì 22 gennaio 2015

PINO APRILE ALLA SCUOLA DEL GUSTO

Sabato 24 gennaio, alle ore 11.00, presso l'auditorium dell'Istituto Agrario di Larino, si terrà l’incontro con lo scrittore Pino Aprile che presenterà il suo ultimo libro “Terroni ‘ndernescional”. Gli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore del comune frentano si confronteranno con lo scrittore, diventato punto di riferimento di una nuova lettura del Mezzogiorno italiano, sui temi del lavoro, del disagio giovanile e dell’identità territoriale. L’evento, inserito nell’ambito del percorso formativo “molicaseus” della Scuola del Gusto,  rappresenterà anche l’occasione per approfondire l’importanza del legame tra il territorio, la sua cultura e le produzioni agroalimentari di qualità, come opportunità di sviluppo locale per contrastare il fenomeno dello spopolamento.

Invito
Lo slogan che accompagna la presentazione dell'ultimo libro di Pino Aprile, presso l'unico Istituto Agrario della Regione, quello che forma i futuri tecnici del settore,  e che abbiamo voluto inserire, perché rappresenta, se vogliamo, anche il motto della "Scuola del Gusto", riferito al Molise, è "VALORIZZIAMO I SAPORI E LE TRADIZIONI DEL NOSTRO SUD". Proprio il meridione d'Italia, e quindi anche il Molise, rappresentano una vera miniera di tipicità, tradizioni, storia, cultura, arte, archeologia, e Pino Aprile, con i suoi libri, dei veri best seller, e il suo costante impegno sul territorio, esorta a non disperderne i contenuti, anzi, ma a non vivere con disagio il fatto di essere "meridionali"("si è sempre meridionali a qualcuno, tranne che per gli eschimesi"), perché la storia non è come ci è stata descritta o come ci è stata insegnata a scuola.

Locandina
L'evento è patrocinato, oltre che dall'istituzione scolastica frentana, dal Salumificio Casa Florio di Montecilfone, che da mezzo secolo produce salumi in maniera rigorosamente artigianale, e da Masseria Grande, situata sempre nello stessa comunità arbëreshë, due simboli straordinari di qualità e ospitalità in terra molisana.

Sebastiano Di Maria
Ideatore e Coordinatore Scuola del Gusto

 

mercoledì 21 gennaio 2015

RICERCA UNIMOL SU IMPRESE DEL SETTORE AGROALIMENTARE

Il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi del Molise sta conducendo in ambito regionale uno studio sulla tematica dell’internazionalizzazione e dell’innovazione delle imprese operanti nel settore agroalimentare. Lo studio si colloca in un progetto di ricerca sostenuto dalla Regione Molise rientrante nell'Accordo di Programma Quadro “Innovazione e ricerca universitaria”, dal titolo “Competenze gestionali per lo sviluppo del territorio”. La ricerca prevede la raccolta diretta di informazioni e dati presso le imprese agroalimentari molisane sulla base di un questionario che può essere direttamente compilato “on line”, anche in diversi momenti, utilizzando il link seguente:


Pagina iniziale

Naturalmente tutti i dati trasmessi saranno tenuti riservati e trattati in forma aggregata all'interno di pubblicazioni che seguiranno alla raccolta sul campo. La ricerca aiuterà ad arricchire la base di conoscenze e a contribuire in maniera propositiva allo sviluppo imprenditoriale di uno dei comparti produttivi di punta della regione.


Per qualsiasi informazione o richiesta di chiarimenti si prega di contattare l'equipe di ricerca guidata dal prof. Paolo de VitaDirettore del Dipartimento di Economia, Gestione, Società e Istituzioni Unimol:

- dott.ssa Stefania Del Gatto - delgatto@unimol.it
- dott.ssa Micol Pizzolati - micol.pizzolati@unimol.it
- dott. Simone Iocca - simone.iocca@gmail.com



domenica 18 gennaio 2015

LA CIVILTÀ DEL LATTE E STORIA CASEARIA DEL MOLISE

Mercoledì 14 gennaio, presso l’auditorium dell’Istituto Agrario di Larino, è stato tenuto a battesimo “molicaseus”, il nuovo percorso formativo della “Scuola del Gusto”, alla presenza dei tanti iscritti, cui si sono aggiunti diversi uditori, che con attenzione e interesse hanno seguito la prima lezione che, come da prassi consolidata, ha riguardato gli aspetti storico-culturali della filiera che si va a sviluppare. Relatori della giornata, l’archeologa Alessandra Capocefalo, esperta, animatrice e fine intenditrice, pur al cospetto della sua giovane età, della storia archeologica del Molise, oltre che ricercatrice dell’alimentazione antica riproposta con i suoi “archeoaperitivi”, e da Luigi Perrella, amministratore delegato del caseificio Barone di Bojano, ed esperto di storia casearia del Molise. Un mix di esperienze e ricerche storiche, archeologia, antropologia e tratti culturali che hanno ricostruito l’evoluzione della civiltà del latte, dalla sua origine fino ai giorni nostri, con particolare riferimento al Molise e alla sua straordinaria storia legata ai tratturi e alla transumanza.

I relatori, Luigi Perrella e Alessandra Capocefalo

Un momento della lezione

Dove e come nasce la civiltà del latte? Difficile trovare una connotazione temporale ben precisa, ma, la teoria degli immondezzai, secondo Alessandra Capocefalo, per comprendere la nascita dell’agricoltura, sembra dare delle indicazioni importanti, poiché da questi accumuli preistorici nascono piante e proto coltivazioni, che attraggono erbivori e poi carnivori. L’allevamento nasce in zone, quindi, dove la crescita di graminacee e cereali (Farro) accomuna uomo e animali, e può essere stimata, secondo questi studi, a circa 12.000 anni fa, collocabile nella zona della “mezza luna fertile”, tra Egitto, Palestina e Mesopotamia, ma soprattutto in Turchia. Il surplus alimentare di queste aree comportò la crescita della popolazione e, quindi, la necessità di migrare per sfruttare altre aree (stimata in circa 1 km l’anno), che determinarono la diffusione dell’allevamento e dell’agricoltura verso occidente. Questo fenomeno, noto come transizione neolitica, portò l’allevamento in Europa solo 6-7.000 anni fa.

Le origini dell'allevamento e della civiltà del latte

E la caseificazione? Da recenti studi, la pratica sembra essere strettamente correlata con la caratteristica dell’uomo di non digerire il latte crudo, e quindi della sua intolleranza al lattosio innata, che compare subito dopo lo svezzamento per la scomparsa dell’enzima lattasi che ne scinde la molecola. Questo meccanismo, secondo uno studio condotto da ricercatori dell'University College London, è rimasto inalterato fino a 7.500 anni fa quando, per la prima volta, alcune comunità di allevatori dell’Europa Centrale hanno sviluppato la capacità di digerire il lattosio, attraverso una mutazione genica. Dato che il consumo di latte da adulti non era possibile prima della domesticazione degli animali, è verosimile che la persistenza della lattasi si sia evoluta con la pratica culturale della produzione di latticini. L’uomo produceva il formaggio perché non digeriva il latte.

Takarcori, nelle montagne del Tadrat Acacus, in Libia

Anche la chiave di lettura offerta da Luigi Perrella, secondo cui un’ipotesi plausibile è stata quella del trasporto di latte in un contenitore che, dopo il caldo e il viaggio, ha restituito tutt'altro, ha una sua validità. Il latte prodotto in sovrabbondanza, e quindi non consumabile nell'immediato, era utilizzato per la trasformazione in formaggi per conservarne il potere nutritivo. Nella caseificazione, infatti, si perde circa il 90% del peso (siero, utilizzato invece per l’alimentazione degli animali) e ciò agevola anche il trasporto del prodotto, giacché si trattava di popoli nomadi, oltre che ne concentra il potere nutritivo. Lo spostamento di quest’alimento nello spazio e nel tempo ha consentito lo spostamento anche delle capacità culturali delle diverse tribù e nella loro capacità di trasformazione del latte. Questa cultura e queste pratiche, nella loro evoluzione, hanno avuto il massimo sviluppo ed espressione in Italia, che oggi può contare il 50% del patrimonio culturale sul formaggio nel mondo.


E la storia casearia del Molise? La prima citazione di una “mozza” risale al 9-10° secolo dopo Cristo, a San Lorenzo di Capua, prodotta dai monaci Benedettini. Questi provenivano da San Vincenzo al Volturno, fuggiti dalla grande Abbazia per opera dei Saraceni. I primi a produrre pasta filata, quindi, sono stati i molisani alle sorgenti del Volturno, anche in base a reperti storici rinvenuti proprio negli scavi di San Vincenzo al Volturno, che rappresentano il sito più importante della storia del territorio molisano dopo Sepino. La temperatura di filatura, poi, aveva anche un affetto “battericida” sulla microflora del latte, migliorandone anche la conservazione. Anche i tratturi prima, le uniche strade che movimentavano armenti, culture e civiltà, fin dai Sanniti e poi con i Romani, e la pratica della transumanza poi, attraverso lo spostamento guidato tra pascoli invernali e pascoli estivi, vedono il Molise al centro di un importante traffico e, di conseguenza, ne rafforzano il suo ruolo cardine nella nascita e nella crescita della produzione delle paste filate. Un “molicaseus” a tutti gli effetti.

Scuola del Gusto
scuoladelgustolarino@gmail.com


venerdì 16 gennaio 2015

AL VIA LE ISCRIZIONI AL MASTER IN MANAGEMENT DEL TURISMO ENOGASTRONOMICO

Prende il via il Master in Management del Turismo Enogastronomico, uno dei comparti più interessanti del panorama economico italiano, in grado di legare territorio, produzioni di qualità, ambiente e turismo. È organizzato a Termoli, in riva all’Adriatico, dall’Università degli Studi del Molise con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Città del Vino e dell’Enoteca Italiana e grazie al partenariato di Allegroitalia Hotels s.p.a., società impegnata nell'organizzazione e gestione di strutture turistiche ed alberghiere che si è impegnata ad ospitare nelle proprie strutture, come stagisti, alcuni allievi del Master stagisti. La direzione scientifica è affidata al prof. Rossano Pazzagli, autore tra l’altro del recente libro Il Buonpaese. Territorio e gusto nell'Italia in declino (2014).“Il master – dice Pazzagli – si rivolge a laureati di ogni regione italiana e si si fonda sulle accertate potenzialità del segmento enogastronomico nell'ambito dell’offerta turistica nazionale”. 

Il prof. Rossano Pazzagli, Direttore Scientifico del Master (fonte: Scuola del Gusto)

Il legame tra produzioni tipiche, gastronomia e turismo si è infatti rafforzato nel tempo e rappresenta oggi uno dei segmenti più stabili del settore turistico nazionale e regionale. In un contesto come quello italiano, il turismo enogastronomico, unito a quello ambientale e culturale, può rappresentare una delle leve della ripresa, ma deve essere supportato da adeguate strategie di formazione, di governo e di organizzazione del territorio, affinché le sue risorse siano prima di tutto conosciute, tutelate, valorizzate e apprezzate dai cittadini e dai visitatori. “L’obiettivo del Master – spiega ancora il direttore - è quello di formare un profilo manageriale esperto in enogastronomia con competenze territoriali, scientifiche, culturali, giuridiche ed economiche finalizzate all'organizzazione, gestione e promozione di attività turistiche incentrate sulle esperienze del gusto, del benessere e delle produzioni locali di qualità, creando un’offerta turistica enogastronomica in armonia con le risorse culturali e ambientali”. 

Un momento della presentazione (fonte: Unimol)

Le figure in uscita potranno svolgere compiti di programmatore del turismo, esperto travel designer, esperto di turismo incoming, professional event organizer e ogni altra attività del settore riconducibile all'ambito direttivo, imprenditoriale o manageriale. Il master sarà articolato in cinque moduli didattici: Enogastronomia e territori; Alimenti, ambiente, benessere; Turismo enogastronomico ed economia; Progettazione e management del turismo enogastronomico. Le scadenza per iscriversi è fissata al 30 gennaio 2015, le attività partiranno a marzo 2015 e avranno durata annuale per un totale di 1500 ore tra didattica stage e project-work, equivalenti a 60 crediti formativi. L’avviso di partecipazione con le modalità di iscrizione e le caratteristiche del master è consultabile nell'albo di Ateneo su questo link

Fonte: Città del Vino e Unimol


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