lunedì 24 novembre 2014

UNA SERATA SULLA CULTURA DELL'EXTRAVERGINE, TRA CONDIVISIONE E BENEFICENZA

L’appuntamento di sabato 22 novembre, presso l’agriturismo “I dolci grappoli” all'interno del complesso aziendale “Cantine D’Uva” a Larino, organizzato da Ais Molise e “Scuola del gusto”, con il patrocinio del Lions Club di Larino, ha avuto un successo straordinario di partecipazione e attenzione. Protagonista assoluto della serata l’olio extravergine d’oliva “novello”, nella trattazione preliminare, tra cultura e comunicazione, in abbinamento ai piatti della cucina locale, con i produttori presenti protagonisti, e come simbolo di beneficenza, attraverso la raccolta fondi per l’acquisto di un cane guida per un bambino non vedente. In un’annata difficile per il mondo agricolo, in particolare per l’olivicoltura che ha dovuto fronteggiare attacchi di mosca (Bactrocera oleae) a ripetizione, prima con un inverno mite che ha consentito la sopravvivenza della popolazione svernante, seguita poi da un clima estivo fresco (sopra 30 °C la mosca è inattiva) e con piogge frequenti, ha determinato uno sconquasso nel sistema olivicolo e, di conseguenza nella qualità della produzione dell’extravergine, ad appannaggio di poche realtà produttive, che con professionalità e competenza, sono riuscite ad ottenere extravergini di buona qualità, anche con punte di eccellenza.  
 
Extravergini in degustazione e abbinamento ai piatti 

Oltre che un problema di tipo colturale che, innegabilmente, c’è stato, il frutto di questi risultati sono anche legati a problemi di tipo culturale, e in particolare al livello professionale degli olivicoltori, spesso assai modesto o, ancora più spesso, figlio di luoghi comuni e disinformazione, legati a un modo di condurre gli oliveti “hobbistico”, sia per l’assetto economico produttivo della coltivazione, per molti un peso o spesso in stato di abbandono, sia per una coltivazione di tipo residuale. C’è chi, invece, facendo un’olivicoltura di qualità e da reddito, è riuscito, attraverso interventi tempestivi, a preservare una buona qualità del prodotto. E’ l’esempio delle aziende che hanno partecipato all'evento, l’oleificio Principe Pignatelli di Monteroduni, l’olio di Flora della “Casa del vento” a Larino, l’olio i “Tre Cipressi” e quello di Bruno Mottillo - che ha ricevuto anche la certificazione Dop Molise per l’olio appena prodotto - anch'essi del comune frentano, patria della “Gentile di Larino”, cultivar autoctona maggiormente coltivata in regione, insieme alla Salegna e Oliva San Pardo. 

Un momento della serata

Tra gli aspetti meno curati, in generale, nella raccolta e nell'estrazione dell’olio, paradossalmente, sono i principi base per ottenere un prodotto di qualità, già noti, invece, ai tempi dei Romani. Marco Porcio Catone (234-149 a.C.) scriveva nel suo De Re Rusticaappena raccolte, bisogna subito estrar l’olio dalle olive, per evitare che si sciupi” o “se fai presto la raccolta, e i recipienti sono pronti, nessun danno da esse, mentre l’olio sarà più verde e migliore”, concetti che, ancora oggi, per molti “hobbisti”, non è ancora chiaro. Né tanto meno il momento migliore per la raccolta, che quest’anno andava anticipata ulteriormente - appelli passati inascoltati - per cercare di preservare i caratteri di fruttato, amaro e piccate, mentre Columella Lucio Moderato (4-70 d.C.) scriveva “quando le olive cominciano a cambiare colore e alcune sono già nere, ma la maggior parte ancora verdi, si dovrà cogliere e portate subito al torchio”, invece c’è chi pensa, oggi, che l’olivo debba essere maturo perché renda. Questi sono solo alcuni dei luoghi comuni che pervadono un sistema troppo legato all'improvvisazione e alla superficialità.

Vitor Ugo Fratini dell'Ais, uno degli organizzatori della serata

Ed ecco quindi che, mai come oggi, in un momento di difficoltà che mette a nudo tutte le nostre contraddizioni, il nostro sistema rischia di essere stritolato dalla concorrenza, non tanto della Spagna, anch'essa alle prese con un’annata difficile, ma dai paesi nord africani, Tunisia, Marocco e Algeria, che si stanno affacciando prepotentemente, con investimenti importanti, nel panorama oleario conta, oltre che dalla paura di sofisticazioni e illeciti vari che, purtroppo, già sono stati identificati in qualche occasione proprio in questi giorni. Una delle prime azioni volte alla tutela del consumatore, che entrerà in vigore proprio domani, sarà la presenza del tappo anti-rabbocco, un sistema di protezione che non ne permette il riutilizzo dopo l’esaurimento del contenuto. Non solo, ma anche le norme sull'etichettatura sono cambiate, tra cui quella di dare un maggiore risalto cromatico rispetto agli oli prodotti con miscele provenienti da altri paesi, in modo da capirne chiaramente la composizione merceologica

L'officer distrettuale dei Lions Demetrio Di Fonzo, anche nella veste di produttore
Gli appuntamenti di condivisione, come quelli di sabato scorso, sono da proporre sempre con maggiore frequenza, perché accrescono la cultura intorno ad un prodotto che, come principe della dieta mediterranea, non solo è un toccasana per la salute per chi lo consuma, ma, se correttamente gestito e promosso nella sua filiera, può essere anche un’ottima fonte di reddito per chi lo produce - ricordiamo che l’Italia importa olio per soddisfare il proprio consumo interno - con conseguente preservazione del paesaggio, di cui l’olivicoltura ne è uno degli aspetti essenziali e straordinari. Bisogna, però, smettere i panni dell’improvvisazione e della supponenza, cercando di fare condivisione, promuovendo i monovarietali legando il prodotto alla storia, alla cultura e alla cucina, attraverso l’abbinamento di oli diversi a piatti diversi, sperimentato con successo nella serata di sabato. 

Scuola del Gusto


lunedì 17 novembre 2014

CULTURA ED EXTRAVERGINE, UN CONNUBIO DA RAFFORZARE

Chi poteva immaginare che, quando Vitor Ugo Fratini, responsabile territoriale Ais per il basso Molise, ci invitò a organizzare insieme, per fine novembre, una cena con degustazione e abbinamento dell’olio nuovo o novello, o primolio, fate voi, ci si trovasse nella situazione di dover parlare di un’annata difficile, una da scrivere a caratteri cubitali negli annali per evitare di dimenticare. In effetti, per chi vive o fa dell’olivicoltura e dell’extravergine una ragione di vita, non un hobby, il campanello d’allarme era già suonato nel mese di luglio, quando le condizioni meteo erano tali da favorire la proliferazione della fastidiosissima mosca dell’olivo, o Bactrocera oleae. In verità, non serviva essere entomologi o agrometeorologi per capire cosa stava succedendo, bastava recarsi nell'oliveto - cosa che avviene regolarmente per chi fa olivicoltura seriamente - per vedere che la mosca imperversava sulle drupe, non servivano campionature o trappole varie per valutarne l’attacco, bastava un po’ di buonsenso. Ed ecco, quindi, si scrive da ogni dove di un’annata disastrosa, per quantità e qualità, con competenza o meno, di questa deriva pericolosa per il nostro paese, ma quasi nessuno dice che si tratta anche di un problema culturale, prima che colturale

Un abbraccio simbolico di uno dei patriarchi di Portocannone, simbolo della nostra cultura (foto Scuola del gusto)

La “Scuola del gusto”, dopo il successo del percorso formativo “Un Molise Extra-Ordinario”, che ha trattato, con numerosi esperti, tutte le problematiche riguardanti la filiera olivicolo-olearia, vuole proporre con forza, ancora una volta, il concetto di cultura, come unica possibile soluzione. Il primo appuntamento in tal senso, organizzato insieme all'Associazione Italiana Sommelier e patrocinato dai Lions Club di Larino, è proprio quello succitato, che si svolgerà presso l’agriturismo “I dolci Grappoli” di Larino, dove, alla presenza dei produttori, ci sarà la possibilità di parlare delle problematiche d’attualità, ma anche di degustare oli che sono riusciti a mantenere un buono standard qualitativo, pur in condizioni avverse. La seconda, in ordine temporale, ci sarà nel mese di dicembre, cui daremo ampio risalto e coinvolgerà il mondo produttivo, accademico, divulgativo e mediatico. Non mancate a questi appuntamenti.

Locandina dell'evento

PROGRAMMA DELLA SERATA

Ore 18:30
Visita guidata della Cantina Angelo D’Uva

Ore 19:30
La cultura dell'extravergine tra paesaggio e gusto – Scuola del Gusto 
Presentazione degli oli in degustazione – Vitor Fratini, Delegazione A.I.S. Termoli

Ore 20:00
Presentazione dei vini in degustazione - Angelo D’Uva

Ore 20:30
Cena degustazione in abbinamento oli e vini

*******

Menu della serata

Tris di bruschette agli oli monovarietali
Kantharos

Zuppa di ceci all’olio novello con crostini
Kantharos

Pollentina con fondo del brasato e olio novello
Safinim

Brasato con bietole cotte al vapore all’olio novello
Tintilia

Gelato al cioccolato purissimo con l’olio extra vergine novello


Scuola del Gusto
scuoladelgustolarino@gmail.com



giovedì 13 novembre 2014

DAL VINO MEDIATICO AL VINO 2.0

In un mondo dove la comunicazione scorre sempre più veloce attraverso i social, pervasa dal concetto di viralità, relegando quella su carta stampata a un cult per una piccola fetta di nostalgici, il mondo del vino, il motore del nostro comparto agroalimentare, per certi versi, sembra essere ancora un’isola felice per gli editori. Per quanto tempo ancora? Sarà vera gloria? 

di Sebastiano Di Maria (editoriale da Teatro Naturale)



Mentre buyer e opinion leader internazionali fanno un uso smodato del web 2.0 e i paesi del nuovo mondo enologico sono quelli che meglio lo interpretano, i nostri produttori, invece, si affidano spesso alla comunicazione su carta stampata o attraverso le recensioni sulle immancabili guide di settore, tant'è vero che, nel nostro paese, il loro numero si consolida ulteriormente con new entry di tutto rispetto, in parte figlie di lotte intestine e scissioni varie tra operatori, ma anche di giornalisti cui stava stretto il ruolo di comprimari.
Tra queste novità, quella che sicuramente ci ha incuriosito di più, non tanto per il suo carattere “essenziale” che gli ha impresso l’autore, è quella di Daniele Cernilli, ex guida storica del Gambero Rosso. In effetti, la guida non ha disatteso le attenzioni, in particolar modo per i lettori del Molise, per esempio, dove, una condivisione attraverso i social, ha creato un vero e proprio terremoto tra produttori e operatori del settore, per via di alcune considerazioni errate ed errori presenti nella guida, tanto da generare un sentimento di appartenenza e di condivisione che non si erano mai visti in passato per la piccola terra della Tintilia.

Fonte: web

Un’altra novità del panorama “guidaiolo” è stata Vitae, nata dall’azione della principale associazione di settore, l’Ais che, invece, si è focalizzata, oltre i soliti noti, sulle piccole denominazioni o sui vitigni “strappati all'oblio”, fautori della rinascita di territori. Se da una parte, quindi, le guide, o la carta stampata, fanno parlare ancora, nel bene o nel male, anche se date in declino progressivo nell'influenzare il consumatore di vino, la comunicazione attraverso la rete, rappresenta, invece, la vera forza del mercato del vino negli anni futuri. Il coinvolgimento personale che caratterizza la rete, attraverso la partecipazione e la condivisione dei contenuti, rappresenta, anche per le aziende vitivinicole, un treno da non perdere poiché il loro marketing è incentrato sul concetto di denominazione d’origine, ossia di un prodotto legato a un territorio; vendere vino significa vendere una regione, la sua storia, la sua cultura. Twitter, Facebook, Youtube o Instagram, sono alcuni dei mezzi che, integrati in siti internet ben curati, con immagini e video ad alta definizione, rappresentano la vera rivoluzione nel modo di fare comunicazione, quello che vuole la grande maggioranza degli importatori e distributori di tutto il mondo ma che, purtroppo, pone le aziende italiane in costante ritardo rispetto ai maggiori competitor internazionali. Altro dato preoccupante - spesso è sottovalutato - che invece emerge chiaramente da diversi studi, è anche la lentezza nella risposta a una mail - a volte ciò non avviene proprio - che ci pone in una situazione d’imbarazzo rispetto agli altri. Pur essendo poco attenti alle nuove forme di comunicazione, il nostro appeal agli occhi del mondo non scema, tutt'altro, se teniamo conto della storia vitivinicola, dalla qualità del vino e dal valore aggiunto dato dalla miriade di territori e dall'enorme biodiversità viticola.

Marketing virale Fonte: web

Non bisogna sottovalutare, poi, in tal senso, il mutamento della geografia dei consumi, con un profondo cambiamento nei paesi produttori, che ha fatto registrare un declino inesorabile degli stessi, bilanciato da una crescita costante nella restante parte del mondo. Riuscire a penetrare i nuovi mercati, dove l’innalzamento del livello socio-economico, e quindi della cultura, porta a un aumento del consumo di vino, può sviluppare una crescita dell’export che non può prescindere da una corretta comunicazione, ancor più forte se coordinata a livello territoriale. L’unione dei produttori e la condivisione, quindi, devono rafforzare il concetto di ambasciatori del consumo consapevole dei prodotti sul proprio territorio, creando i presupposti per essere competitivi anche sul mercato internazionale. Bisogna capire che, in un contesto che non da più punti di riferimento, vista l’enormità di scelta di vini di qualità presenti sul mercato, non è più sufficiente entrare nell'olimpo della critica enologica o essere citati nelle patinate guide, ma è necessaria la ricerca di una propria identità, autentica, trasparente, con un immagine aziendale che sia in grado di garantire ed evocare un prodotto e il sito aziendale ne è l’espressione principale in un mondo globalizzato. In Italia, poi, per esempio, si sta facendo anche l’errore a non favorire la promozione comune, come l’utilizzo dei fondi dell’OCM per i paesi terzi, spesi spesso come singoli o addirittura non utilizzati.

Fonte: web


Il sistema vitivinicolo italiano ha avuto un’evoluzione in base al momento storico nella forma comunicativa; se negli anni ’60, con la forte espansione dei consumi, il vino si vendeva da solo, quindi ci si concentrava solo sull'aumento della quota di mercato, già negli anni ’80, con la saturazione della domanda, si adottarono le prime strategie di marketing operativo, cercando di esaltare le qualità del prodotto rispetto alla concorrenza. Negli anni ’90, invece, con il superamento dell’offerta sulla domanda, diventava decisivo fidelizzare il cliente attraverso un marketing strategico, nella ricerca di segmenti o nicchie di mercato, nasce così il “vino mediatico”, fatto di concorsi, recensioni su riviste patinate, guide e quant'altro. Da allora si sono sempre più accentuati gli effetti del mercato globale, tanto che oggi ci s’imbatte nel complesso mondo degli operatori di mercato, che sono prima acquirenti e consumatori di mezzi e servizi, poi venditori di beni, oppure nel complesso mondo dei consumatori (produttori, buyer, intermediari, sommelier, divulgatori, ricerca ecc.).

Fonte: estratto della relazione tenuta durante il convegno a Divinolio 2014

Ed ecco quindi, come accennavamo in precedenza, diventa fondamentale comunicare in modo convincente che si tratta di un prodotto identitario, non replicabile, autentico. In definitiva, tutti i sistemi sono utilizzabili, ma, ovviamente, molti perdono d’effetto e mentre c’è chi si accontenta di ricavarsi un posto al sole in una guida di settore, che ormai nessuno compra più, visto che sono perlopiù rivendute ai produttori, ristoratori o agli associati stessi, nel nostro paese si perde d’occhio il vero sviluppo del vino nel mondo globalizzato, fatto di condivisione e marketing sociale.

molisewineblog@gmail.com


giovedì 6 novembre 2014

UNA TINTILIA TRA I PRIMI 25 VINI ITALIANI

Nei giorni scorsi è stata presentata a Milano, in anteprima nazionale, VITAE, la nuova guida italiana ai vini 2015 dell’Associazione Italia Sommelier, che per com'è organizzata e per la forza della maggiore associazione di settore, è stato l’evento dell’anno o, se vogliamo, la degustazione dell’anno. Sono 2000 le aziende recensite nella guida, per un volume di oltre 2000 pagine, di cui, i 400 migliori prodotti premiati con quattro viti, sono stati proposti al pubblico nella degustazione. Mentre c’è chi si affanna a produrre guide “essenziali”, citando solo produttori e vini che realmente valgono la pena provare (secondo l’autore), senza neanche farsi sfiorare dall'idea che forse c’è anche altro che meriterebbe palcoscenici più importanti, ecco che l’Ais, con un lavoro importante, istituisce anche un premio speciale, il Tastevin, riservato a 25 vini. Si tratta di “vini che hanno contribuito a imprimere una svolta produttiva al territorio d’origine, che rappresentano modelli di riferimento d’indiscusso valore nella rispettiva zona, o che hanno strappato all'oblio e riportato all'attenzione del settore vitigni dimenticati”. Queste sono le motivazioni di un premio che vuole mettere in risalto tante produzioni di qualità, troppo piccole e spesso ignorate dai soloni della comunicazione, che preferiscono farsi foraggiare dagli imprenditori del vino, le star, come qualcuno le ha definite, per poi rivendergli le copie. 

Da destra, il Presidente Ais Antonello Maietta, il Direttore della cantina Valtappino Luciano Cirucci, il coordinatore della guida Vitae Renato Paglia e il Vice Presidente Ais Roberto Bellini (Fonte Ais)

Giovanna Di Pietro, Presidente di Ais Molise, ci ha risposto così alla nostra domanda sulla guida e sulle forze messe in campo: “Esattamente un anno fa, dopo il divorzio dall'editore Franco Ricci con Bibenda, l’Ais si è messa letteralmente alla prova e per ogni regione si è costituito un panel di degustatori, almeno i produttori sanno chi ha degustato i loro vini” - rimarca con orgoglio la stessa - “con a capo un referente regionale della guida che, nel nostro caso, è il delegato di Isernia Carlo Pagano, esperto sommelier, persona molto umile e preparata”. Su come siano stati selezionati i vini, Giovanna dice che “hanno fatto un lavoro certosino assaggiando i vini per categoria, alla cieca come si conviene in questi casi. Dopo aver fatto tutte le valutazioni, ci è stato chiesto di nominare almeno due vini tra le eccellenze, sarebbe stata, poi, un’ulteriore commissione di Milano ad assaggiarle e a designare il vino da premiare”. La stessa, poi, ha tenuto a precisare, di essere particolarmente contenta che la scelta dei vini da inserire nel premio speciale abbia riguardato una Tintilia, “fiore all'occhiello della nostra enologia regionale”.



Tintilia Embratur Riserva 2007 Cantina Valtappino (Fonte Ais)

Tra i premiati con il prestigioso Tastevin, come dicevamo poc'anzi, anche un’azienda molisana, la Cantina Valtappino di Campobasso, una realtà storica del territorio. Abbiamo avuto modo già di parlare in maniera approfondita di quest’azienda con il suo direttore Luciano Cirucci, in questo post (andate a rileggerlo per approfondimenti), che ci ha raccontato tutta la storia di un sodale, che, purtroppo, ci duole costatare, è ancora legato allo stereotipo di cantina sociale, di cui ha perso, nel tempo, i connotati, poiché è gestita da privati. Non solo sono stati i primi a imbottigliare la Tintilia già nel 1998, quando se ne cominciò a parlare, potendo contare sulle uve dell’areale originario della coltivazione del vitigno, dove insiste anche la cantina, ma hanno sempre perseguito la scelta della qualità e della ricerca sul vino relativo, facendo anche la scelta coraggiosa di produrre una riserva, attraverso un lungo affinamento in legno grande di ben quattro anni (gli unici in Molise) che, per l’annata 2007, attualmente in commercio, è stato un vero e proprio successo di consensi. Il Tastevin assegnato a Milano, non uno per Regione, come qualcuno potrebbe malignare, bensì per i 25 vini che hanno superato la soglia dei 90 punti in guida, rappresenta un ulteriore riconoscimento prestigioso per la cantina, per le aree interne, quelle “montagne” che riescono a produrre eccellenze (#nonditeloacernilli), e per le scelte produttive coraggiose che vanno controtendenza, “vanno in bottiglia solo i vini che realmente lo meritano”, chiosa con orgoglio Cirucci.  

Tastevin e guida (Fonte Ais)
“L’appuntamento di Milano”, ci ha raccontato il Direttore della Valtappino, “è stato preparato in maniera impeccabile, tutti i sommelier presenti alla degustazione, assegnati per ogni azienda, erano preparatissimi e conoscevano bene il Molise. C’è stata molta curiosità, poi, di tutti quelli che si sono avvicinati a degustare la nostra Tintilia, hanno chiesto informazioni sul vitigno, sul vino e sul territorio”.  Lo stesso Cirucci, poi, con una punta d’orgoglio, ci ha detto che “essere vicino a mostri sacri dell’enologia, è motivo d’onore per l’azienda, per la Tintilia e per tutto il Molise”, non solo, “non ho fatto mancare il mio appello a venire a nella nostra regione, a conoscere i suoi produttori, i suoi vini, la sua cultura, le aree interne dove si possono fare vini di grande qualità”. Questo riconoscimento, oltre ad un essere un premio per l’azienda, è un risultato importante che deve spingere, ora più che mai, verso la costituzione di un Consorzio di Tutela della Tintilia (indicazioni in tal senso sono emerse già durante il Divinolio), per svincolare i produttori da quello esistente ove non riescono ad agire perché stritolati dall'immobilismo delle realtà cooperativistiche, per fare rete, condivisione e comunicazione, per affrontare il mercato globale condividendo i medesimi obiettivi e le stesse responsabilità, raggiungibili più facilmente e con meno fatica rispetto a quelli che si muovono da soli.  

Sebastiano Di Maria
molisewineblog@gmail.com



martedì 28 ottobre 2014

VENDEMMIA, MERCATO E STRATEGIE FUTURE IN MOLISE

Confermate le previsioni che avevano preannunciato un calo del 25-30 per cento nella produzione rispetto al 2013. L’esperto Sebastiano Di Maria, corrispondente della testata "Il Corriere vinicolo", traccia un quadro complessivo del settore vitivinicolo molisano, parlando anche delle prospettive future. «Purtroppo le condizioni meteo si sono mostrate non proprio favorevoli anche durante il periodo estivo, quando erano necessarie giornate assolate, invece di pioggia e basse temperature», commenta l’esperto nell'intervista. 


di Alessandro Corroppoli 

La mano lunga della crisi si è spinta sino a toccare anche uno dei settori che meglio di altri aveva ammortizzato i colpi della depressione economica e sociale, l’agricoltura. Le previsioni pre-vendemmiali, fatte a cavallo tra agosto e settembre, preannunciavano la possibilità di un calo di quantità di uva prodotta pari a circa il 15 per cento, su scala nazionale, rispetto all’annata precedente. E del 25-30 per cento su scala regionale. Previsioni, purtroppo, confermate da Sebastiano Di Maria, corrispondente per il Molise e l’Abruzzo, de “Il Corriere Vinicolo”, storica testata di settore. L’esperto traccia un quadro complessivo sull'annata sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo, senza dimenticare le prospettive future di un settore, come quello vitivinicolo, in forte espansione. 

Grappoli di Tintilia

Le previsioni di una produzione ridotta in termini percentuali, lette da più parti, sono state rispettate o smentite?
«Come già evidenziato, le previsioni erano tutt'altro che positive. Le stime parlavano di un calo intorno al 15 per cento. In realtà, mentre si stanno raccogliendo gli ultimi grappoli di uva, si può tranquillamente dire che sono state anche fin troppo ottimistiche: in alcune zone ci si è avvicinati anche a punte del 25-30 per cento. Questo vale anche per il Molise: dopo un’attenta analisi tra i maggiori produttori regionali, il dato da me riportato sul Corriere Vinicolo è pressoché confermato». 


Quali sono state le cause di questo calo vistoso e quali ripercussioni avrà, per l’Italia, sul mercato internazionale?
«Sicuramente le condizioni meteorologiche non favorevoli durante le fasi di fioritura e allegagione hanno portato a questi risultati. Secondo le stime di Assoenologi si dovrebbero produrre 42 milioni di ettolitri di vino, ai livelli della Spagna, ma ben al di sotto dell’exploit dello scorso anno pari a 47 milioni di ettolitri. Numeri, invece, ad appannaggio dei transalpini, che porterebbero la Francia, dopo due annate difficili, a primeggiare a livello mondiale».


Oltre a un calo evidente della produzione, era stata preventiva anche una sostanziale difficoltà nel garantire una buona qualità delle uve, imputabile a diversi fattori, e quindi un’annata non proprio da ricordare per il vino. Come giudica quest’aspetto?
«Purtroppo le condizioni meteo si sono mostrate non proprio favorevoli anche durante il periodo estivo, quando erano necessarie giornate assolate, invece di pioggia e basse temperature. A questo si sono aggiunte fitopatie come oidio e peronospora, come conseguenza del decorso stagionale, molto aggressive e difficili da controllare. Solo in alcune regioni, in particolare nel centro sud, le favorevoli condizioni meteo di settembre, con giornate assolate e calde, hanno ridato il sorriso a molti viticoltori». 

Grappoli di Montepulciano 

Per il Molise, oltre ad un calo vistoso, come reputa la qualità del vino?
«L’annata è da considerarsi tra le più difficili degli ultimi anni però, in compenso, la qualità del vino è molto buona. Il clima soleggiato del mese di settembre ha favorito una maturazione ottimale delle uve, mi riferisco alle uve a maturazione tardiva. Fatto questo che ha permesso di produrre un ottimo prodotto, di qualità, facendo recuperare parte del terreno perso in precedenza. Ovviamente, come in tutte le annate non facili, ci sarà un’ampia variabilità legata alle posizioni dei vigneti, alle cure di coltivazione e alla selezione del prodotto». 

Quali sono le uve maggiormente prodotte in Regione?
«Senza dubbio la varietà Montepulciano, per le uve rosse, e i Trebbiani, per le uve bianche che sono anche le più coltivate. Poi ci sono altri vitigni italiani come Sangiovese, Falanghina e Aglianico, oppure internazionali come Chardonnay, Cabernet e Pinot Grigio, che forse molti non sanno essere il vino italiano più bevuto al mondo, il cui mosto è particolarmente appetibile per le grandi cantine e gruppi imprenditoriali del nord. Molto più lontano la Tintilia, l’autoctono simbolo dell’enologia regionale, ancora una nicchia, che deve crescere assolutamente».

Più volte ha “denunciato” un immobilismo da parte delle istituzioni nella promozione dell’enologia molisana. Mi riferisco a un Consorzio di Tutela che, di fatto, esiste solo sulla carta, oppure alla difficoltà di fare squadra in senso generale. E’ cambiato qualcosa e come ritiene si possa migliorare in tal senso? 
«Purtroppo, bisogna costatare che, pur con una crescente consapevolezza nella qualità dei vini che si possono ottenere da un territorio come quello molisano, non vi è un’altrettanta lungimiranza nell'aspetto promozionale. Ancora una volta il Molise non utilizza i fondi dell’Ocm vino, ma non è una novità, per la promozione nei paesi terzi, soprattutto per mancanza di strategia e condivisione. Al Vinitaly, un numero di produttori sempre crescente preferisce stand propri a quello istituzionale della Camera di Commercio perché meglio rappresenta le singole aziende agli occhi degli operatori di mercato, come un vestito costruito su misura. Sarebbe ora che lo stand fosse ripensato in tal senso, come singoli spazi riservati, come accade per tutte le altre regioni, magari per poter accogliere tutti i produttori della Regione».

Spazio espositivo del Molise al Vinitaly

In sostanza sta dicendo che ogni azienda provvede di suo all'approccio con il mercato, mentre ci sono risorse inutilizzate che agevolerebbero il compito, anche in ottica sinergica, poiché poi i numeri sono sempre piccoli se confrontati con altre realtà produttive… 
«Esatto, non dimentichiamo che siamo appena l’1 per cento della produzione nazionale, a voler essere ottimisti. Quindi, a chi potrebbero interessare i nostri vini, soprattutto in un mercato globale? Invece, un brand unico o una strategia comune darebbe una visibilità maggiore che gioverebbe a tutto il mondo produttivo molisano. Non dimentichiamoci che molte uve e/o vini sono meta di cantine e/o imbottigliatori di fuori regione». 

La Tintilia sarebbe l’ambasciatrice della nostra produzione, quali altri vini potrebbero affiancarsi come espressione territoriale?
«Sicuramente, è veicolo perfetto per gli altri vini molisani: basti pensare che bottiglie di Tintilia erano presenti all’Expo londinese del 1862. Però, non vanno dimenticati il Cabernet sauvignon, Aglianico e Falanghina, che sempre più spesso vengono premiati, riconoscimento verso un territorio vocato e un’attenzione e cura crescente. Bisognerà avere pazienza e perseveranza».

Per terminare, ha accennato all’Expo. Quello di Milano, nel 2015, potrà essere una vetrina importante anche per il Molise del vino?
«Ho avuto modo di parlare con qualche produttore molisano che vi parteciperà con costi importanti. Sinceramente, al netto di organizzazione, logistica e quant’altro, non credo che sia una vetrina giusta o che possa portare vantaggi di sorta. Ci sarà un’etichetta in esposizione, a mo’ di quadro, con la possibilità di degustare, ma il produttore dove sarà? E il territorio, con la sua storia e la sua cultura, che ne sono espressione?». 

Intervista pubblicata su Primonumero il giorno 26 ottobre 2014



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