mercoledì 19 agosto 2015

COMUNICARE L'OLIO CON LA CULTURA E IL CONFRONTO. IL MODELLO MOLISE VA AVANTI.

Nel mese di marzo, sulle pagine di Teatro Naturale, il settimanale online diretto da Alberto Grimelli, punto di riferimento del mondo agricolo e di quello olivicolo-oleario, in particolare, in Italia, pubblicammo un articolo dal titolo emblematico: “Il mondo dell’olio d’oliva ha un nuovo modello. Si chiama Molise”. Si trattava del resoconto di un'importante iniziativa, a Monteroduni (IS), tra produttori, operatori di filiera e mondo istituzionale - il primo, forse, che ha visto insieme le tante anime della piccola Regione - dove si è respirata un’aria nuova, dove la coltura dell’olivo è stata declinata in cultura, quindi condivisione e voglia di proporsi insieme per affrontare le sfide del mercato, con un nuovo modo di comunicare. Non a caso proponemmo lo slogan “Molise Terra d’Olio”, battezzato con entusiasmo da due grandi comunicatori della cultura dell’olivo e dell’olio come Maurizio Pescari e Fausto Borella, ospiti della manifestazione, perché immaginavamo che, con il confronto continuo e la cultura, si potesse costruire un modo nuovo di comunicare, un “modello” anche da esportare. Non che ci aspettassimo chissà quali successi - ci sono tanti ostacoli da superare, difficili - ma quello che era un nostro obiettivo, iniziato nel 2014 con il percorso formativo “Un Molise Extra-Ordinario” del progetto “Scuola del Gusto”, non solo non si è fermato, ma ha trovato nuova linfa, dando seguito ad un impegno preso in quel di Monteroduni, con lo sprono di chi non ti aspetti: giovani con una visione, ma, soprattutto, la voglia e l’entusiasmo contagioso di “vecchi” - mi perdoneranno, ma c’è ne fossero tanti così - con l’obiettivo di un confronto aperto. Abbiamo colto al volo questa esigenza insieme con Maurizio Pescari e l’abbiamo tradotta sul campo, qualche settimana fa, attraverso un viaggio-studio in Umbria tra i produttori più importanti della Regione. 

Varietà Dolce Agogia del Frantoio Batta.
Voglio farvi i complimenti, perché fare tanti chilometri per parlare di olio, vuol dire che l’idea che ho io nella testa di qualità assoluta, come tante piccole gocce in un oceano dove non ha alcun senso parlare del mio olio è meglio dell’altro, finalmente si sta spostando sul terreno della cultura e del confronto; senza, non c’è crescita”. Queste sono le prime parole di Graziano Decimi, il produttore umbro di Passaggio di Bettona che, dopo dieci anni dall'abbandono della sua attività di imprenditore edile, dopo aver studiato, letto e approfondito tutto quello che c’era da sapere, è diventato una delle massime espressioni di qualità olearia, non solo umbra, ma di tutto il Paese. Quello che lui definisce Emozioni, racchiuso con sapienza e passione fuori dal comune nelle sue bottiglie (anche il prezzo, 19.50 € per ½ litro), non sono altro che uno "sviluppo di un progetto imprenditoriale legato ad un territorio", proponendo qualcosa di nuovo, vivendo in maniera distaccata quelle che sono le consuetudini o le abitudini tipiche di chi crede di essere possessore del sapere supremo su olivicoltura e l’olio, di chi “il mio olio è meglio di quello del mio vicino, senza mai averlo assaggiato (cit. Maurizio Pescari)”. Chi acquista i suoi oli, lo fa perché percepisce il sentimento con cui li produce, perché quell'olio nobilita il piatto a cui viene associato, e poco importa, se lo scorso anno, è stata l’unica voce a levarsi fuori dal coro affermando, e mettendolo in pratica, che, “nessuno doveva produrre olio di qualità in Umbria - come del resto in quasi tutto il Paese, aggiungiamo noi - visto che non c’erano olive”, con tutte le ripercussioni del caso. Ci viene in mente quello che disse proprio Maurizio Pescari a “Molise terra d’Olio” a Monteroduni: “se nella scorsa campagna olivicola, in Puglia, c’erano imprenditori illuminati, invece di vendere olive (Coratina) a 100 € al quintale e oltre, avrebbero imbottigliato e fatto chiudere le altre 19 Regioni”. 

Graziano Decimi


In Umbria, invece, c’è chi ha fatto scelte diverse, sempre nel segno della qualità assoluta. Pur essendo legati alla denominazione da sempre, in un’annata difficile, Giovanni Batta, titolare dell’omonima azienda perugina, ha scelto di acquistare per la prima volta olive dalla Puglia, Coratina in particolare, oltre alla Peranzana (“le olive pugliesi sono sempre girate in Umbria”, e non solo), accuratamente selezionate con tanto di analisi approfondite, ammorbidendone le spigolosità con un’attenta lavorazione. Gli oli di Coratina e Peranzana di Giovanni e sua moglie Giovanna hanno fatto incetta di premi, come nel concorso "Monocultivaroliveoil-ExpoBio 2015" è risultato l'unico produttore umbro (tra sei italiani) tra i 12 oli "Gold-Award-Bio-2015", o il prestigioso premio internazionale, l'“Olio Award 2015”, assegnato alla Coratina di Batta dalla rivista tedesca Der Feinschmecker. “L’esperienza che ne è venuta fuori è che la Coratina, lavorata in maniera contemporanea, da risultati che in Puglia, purtroppo, molti ancora non sono in grado di cogliere”, ha spiegato Maurizio Pescari. 

I coniugi Batta con Maurizio Pescari

Sulla stessa lunghezza d’onda un altro dei “top player” umbri, Francesco Gaudenzi, titolare dell’omonimo frantoio di famiglia in quel di Pigge, nei pressi di Trevi. La sua punta di diamante, l’extravergine Quinta Luna, chiamato così perché raccolto dopo la quinta luna dalla fioritura - molto presto, ai primi di ottobre - incarna quello che è lo spirito di famiglia, ricordando il padre: “migliorarsi sempre come in una corsa a tappe senza arrivo, per orgoglio, per passione e per amore del proprio lavoro”. Aspetto molto interessante, sempre nella filosofia di crescita, è il nuovo e innovativo impianto di lavorazione a disposizione - ogni cinque anni lo rinnovano - che si caratterizza per un sistema di abbassamento della temperatura durante la lavorazione attraverso uno scambiatore di calore. Questo tecnica, che sembra migliorare sensibilmente le caratteristiche qualitative degli oli in termini di polifenoli e sostanze aromatiche, è oggetto di studi da parte del prof. Maurizio Servili dell’Università di Perugia, con cui c’è una collaborazione importante. “Sono due le molle che spingono il progresso: non essere tutti uguali e non accontentarsi mai di quello che abbiamo”, la chiosa di Francesco e lo sprono ai produttori molisani presenti, nel segno di migliorarsi e andare avanti, anche attraverso il confronto.

Francesco Gaudenzi

Giorgione del Gambero Rosso durante la visita alla Cantina Antonelli a Torgiano

Sarebbe impossibile riassumere in un articolo tutti gli spunti interessanti, oltre che ai preziosi suggerimenti, che hanno animato quest'intensa esperienza, arricchitasi ulteriormente con le visite al Museo del Vino e dell’Olio della Fondazione Lungarotti a Torgiano, alla Cantina Antonelli a Montefalco, e dall'incontro culturale/culinario con il grande Giorgione del Gambero Rosso, presso il suo ristorante "Alla Via di Mezzo", sempre a Montefalco. Per chiudere, l’esempio offerto da Decimi, ossia l’avvicinarsi all'olio come consumatore non consapevole, scarico dal fardello della consuetudine che opprime gran parte dei produttori, spesso i primi a non conoscere l’olio, dimostra che la strada giusta da intraprendere è quella della conoscenza, della cultura e della condivisione, pensando sempre di poter migliorare. Stessi sentimenti anche per Batta e Gaudenzi, che, pur con una tradizione importante alle spalle, la meta della qualità assoluta è sempre l’unico obiettivo perseguibile per vincere sul mercato, anche accettando la sfida di sdoganare cultivar da altre regioni che, lavorate con giudizio, possono dare grandi soddisfazioni, perché l’Italia è terra di grandi oli. Purtroppo, spesso, si mette in bottiglia olio, pensando che questo basti per essere credibile; si perdono, invece, occasioni di confronto, mettendo sul piatto idee, passione e coraggio, spazi di aggregazione (abbiamo scoperto che questo è un problema anche in Umbria, oltre che in Molise) e tavoli per discutere di qualità, mentre si innescano competizioni sciocche (qual'è il senso, per esempio, di manifestazioni a compartimenti stagni?) o addirittura cattiverie tra produttori (stendiamo un velo pietoso)


Sebastiano Di Maria
Ideatore e Coordinatore "Scuola del Gusto"


giovedì 30 luglio 2015

PODUTTORI MOLISANI DI OLIO OSPITI IN TERRA UMBRA

L’attività della Scuola del Gusto - da poco è terminato il terzo percorso formativo - prosegue la sua azione di conoscenza e di sviluppo della cultura delle produzioni agroalimentari anche durante il periodo estivo e, per la prima volta, propone uno scambio culturale, per quanto concerne il settore olivicolo-oleario, con produttori umbri, simboli della cultura dell’extravergine tradizionale del nostro Paese. Queste due giornate studio, venerdì 31 luglio e sabato 1 agosto, che vedranno per la prima volta alcuni produttori molisani ospiti di blasonate realtà nella provincia di Perugia, sono state organizzate dal giornalista Maurizio Pescari, grande esperto del settore, che sarà anche preziosa guida di questo itinerario di confronto, di crescita e di scambio culturale.
 
 
Il giornalista Maurizio Pescari, organizzatore e guida
 
La prima tappa di questo percorso vedrà la visita del Frantoio Decimi a Passaggio di Bettona, eletto nel 2014, dal Gambero Rosso, come “miglior frantoio d’Italia”, mentre nel 2012 fu eletta “migliore azienda dell’anno”. Con una superficie olivetata di 6,5 ettari, su cui sono distribuite quattro cultivar, il Frantoio, il Leccino, il Moraiolo e il San Felice, questa piccola e giovane azienda a conduzione familiare rappresenta, per gli innumerevoli riconoscimenti conseguiti, una dei migliori interpreti dell’olivicoltura umbra. La seconda tappa dei produttori molisani è il Frantoio Batta, nato nel 1923 a Perugia e che può contare su un’azienda di 14 ettari olivetati, tra cui la varietà Dolce Agogia, sodale che ha fatto scalpore nell’annus horribilis dell’olio, decidendo di lavorare solo Coratina pugliese (se nella scorsa campagna olivicola, in Puglia, c’erano imprenditori illuminati, invece di vendere olive a 100 € al quintale, avrebbero imbottigliato e fatto chiudere le altre 19 Regioni: Maurizio Pescari a Molise Terra d’Olio a Monteroduni), scrivendolo in etichetta, con eccellenti risultati, vincendo anche dei premi prestigiosi, tra cui la medaglia d’oro perché tra i 27 oli italiani con il massimo riconoscimento nel concorso monocultivar bio expo 2015. Altra perla della produzione olearia umbra, per chiudere il trittico, è il Frantoio Gaudenzi a Pigge nei pressi di Trevi, nel cuore della DOP Umbria, con i suoi oliveti di Moraiolo, Frantoio e Leccino, coltivati in agricoltura biologica. Importante la collaborazione con Maurizio Servili dell’Università di Perugia, tra i massimi esperti internazionali sull’extravergine.
 
Torchio di Catone, Gubbio, sec. XVIII Wine Museum
 
Piacevoli intermezzi, per approfondire le conoscenze sul vino e sui vitigni umbri, la visita alla cantina Antonelli, nel cuore della denominazione del Sagrantino, a Montefalco, e poi con la storia del vino e dell’olio presso il Museo del Vino, dell’Olio e dell’Olivo della Fondazione Lungarotti a Torgiano, una vera e propria macchina del tempo che ripercorre, attraverso reperti archeologici, grafici e altre testimonianze, la storia del vino e dell’olio. Un percorso straordinario nella cultura olivicolo-olearia  umbra, esperienza unica e irripetibile, ci teniamo a sottolinearlo, ma a anche confronto tra produttori, tra valutazione di sistemi di estrazione diversi, filosofie produttive diverse, degustazione di oli e scambi culturali extraregionali, visto che, pur se abbondano manifestazioni varie in terra molisana, spesso, purtroppo, la maggior parte degli addetti al settore, tra proclami, buoni propositi e passerelle varie, non guardano oltre il proprio naso. Un’occasione persa per chi non ci sarà.
 
Sebastiano Di Maria
Ideatore e Coordinatore Scuola del Gusto
 



venerdì 17 luglio 2015

IL MOLISE DEL GUSTO SU CUCINA MODERNA DI AGOSTO

 Molise, la regione più segreta e meno conosciuta d’Italia, sintesi perfetta di una simbiosi arcaica tra rito e gastronomia.










Fonte: Cucina Moderna agosto 2015





sabato 11 luglio 2015

ITINERARI DEL GUSTO NEL CUORE DEL SANNIO, TRA STORIA, ARTIGIANATO E SALUTE

Dopo aver raccontato un angolo di Molise, tra Sanniti e Romani, vie armentizie e paste filate, durante il primo Itinerario del Gusto - potete trovare il resoconto in quest’articolo - sabato 4 luglio, sempre in compagnia di ATM e dell'Istituto Tecnico Agrario di Larino, che ricordiamo, sponsorizzano l’evento (i partecipanti usufruiscono gratuitamente dell'autobus e delle visite guidate), è proseguita l’avventura in un’altra area della Molise, dove ancora una volta archeologia, storia e cultura casearia, artigianato e biodiversità, rappresentano fiori all'occhiello della Regione. Il secondo Itinerario, ha fatto registrare un’alta partecipazione e interesse; cinquanta tra corsisti della Scuola del Gusto e non, hanno potuto ammirare e sorprendersi, attraverso il lento percorrere delle strette e tortuose strade che solcano l’area dell’alto Molise, gli straordinari paesaggi e borghi che sia affacciano sulla valle del Verrino e del Trigno, ma anche comprenderne la storia, la cultura, oltre che condividere emozioni, cementare amicizie o costruirne delle nuove.

Teatro sannitico di Pietrabbondante

Dopo aver ammirato, in questo percorrere lento, alcuni dei monumenti naturali che costituiscono il “Parco delle Morge cenozoiche del Molise” - chissà, potrebbero essere meta di uno degli itinerari dell'edizione 2016 - attraversando la piana di Salcito fino a Trivento, risalendo poi il fiume Trigno ci si è diretti nel cuore del Sannio pentro, sulle pendici del Monte Saraceno, nei pressi di Pietrabbondante (966 m s.l.m., imponente la morgia dove sorge il paese), dove i Sanniti edificarono (II secolo a.C.) un maestoso complesso di culto costituito da un teatro, un tempio e due edifici porticati ai lati. In effetti, si può dire che l’area, con il suo complesso monumentale, rappresentava il cuore della civiltà sannita, sia per posizione di dominio straordinario sul territorio, ma anche per la presenza di necropoli sannite rinvenute sulla cima del Monte Saraceno, risalenti al V secolo a. C. Il complesso di Pietrabbondante fu, molto probabilmente, il santuario dell'esercito sannita, e luogo, quindi, di particolare importanza storica, per le decisioni strategiche di tutti popoli sanniti, ma anche per il culto di Ops Consiva, dea dell’abbondanza, e Victoria, dea della potenza militare. Ulteriori nuovi documenti di carattere sacro, rinvenuti negli ultimi anni - molti altri, probabilmente, si celano ancora sotto la terra - ne confermano come luogo di culto pubblico dello stato sannita (culto di Honos, concezione divina dell’onere militare e civile, culto dei Lares Publici, divinità di tutela dello stato e del popolo, o anche del culto di Dioniso). Nell'area, precisamente ad Agnone, da cui prende il nome, fu ritrovata, più di un secolo fa, la Tavola Osca, ora custodita al Brithis Museum di Londra e risalente al 250 a.C., che rappresenta tra le più importanti iscrizioni nella lingua dei Sanniti, dove sono menzionate diciassette divinità, tutte legate al mondo agricolo.


Bagnoli del Trigno

Bacche congelate di Prunus spinosa L. qualità Trigno presso Biogroup

Quest’area del Molise, che ai più potrebbe sembrare impervia, con stradine tortuose e sconnesse, mette in mostra un altro importante gioiello, non a caso definito con l'appellativo “La perla del Molise” - si legge nel messaggio di benvenuto al paese - per com'è incastonato in un massiccio roccioso. Si tratta di Bagnoli del Trigno, piccolo comune che è balzato agli onori della cronaca, non solo per la sua straordinaria bellezza - lo scorso anno fu inserito tra i venti borghi più belli d’Italia - ma perché da lì nasce un progetto, quello della Biogroup, azienda che opera in materia di medicina biointegrata, che ha avuto risalto in tutta la comunità scientifica internazionale. In una sinergia tra l’azienda e l’Istituto Superiore di Sanità, nasce uno studio sulla produzione di un preparato, a base di Prunus spinosa L. qualità Trigno, più un complesso attivatore (CAN), che ha dimostrato una straordinaria attività antitumorale, in vitro, su tessuti di carcinomi diversi. Questi primi risultati, da testare anche sull'uomo, pubblicati a fine aprile, e poi confermati ulteriormente qualche settimana fa a un congresso di medicina biointegrata all’Expo di Milano, sono di grande interesse; l’azienda, infatti, brevettando il CAN, il complesso attivatore che trasloca all'interno della cellula l’estratto di Prunus (non serve consumare quantità industriali del frutto, che fa di sicuro bene alla salute per le sue spiccate proprietà antiossidanti, perché da solo non è in grado di raggiungere il citoplasma cellulare ed espletare appieno la sua attività), uscirà a breve con un integratore da utilizzare nella terapia anti-tumorale, che servirà per dare speranza ai tanti ammalati, ma anche una possibilità di sviluppo economico dell’area del Trigno e del Molise intero.

Fonderia Pontificia Marinelli ad Agnone

Dopo la meritata pausa pranzo presso il ristorante “Calice Rosso” del complesso Domus Area, sempre a Bagnoli del Trigno, con un menù a base di erbe officinali del territorio, ci si è spostati, per un pomeriggio tra arte e cultura casearia ad Agnone, che tradizione vuole sia sorta sulle rovine dell’antica città sannita Aquilonia, distrutta dai Romani durante la conquista del Sannio. La città è sede anche di quello che si presume sia il più antico stabilimento al mondo per la fabbricazione delle campane (Pontificia Fonderia di Campane Marinelli), fondato intorno all'anno Mille e tra i pochi che possano fregiarsi dell'onore di utilizzare per i propri prodotti lo stemma pontificio (concesso da Papa Pio XI nel 1924). La “fabbrica” di campane Marinelli, la seconda azienda a conduzione familiare più longeva al mondo, è stata meta di visita del primo pomeriggio, dove si è potuta apprezzare, in tutte le sue fasi, tra manualità, arte e sacralità, la delicata “costruzione” di una campana (prima si costruisce l’anima, poi la falsa campana e poi il mantello), una vera e propria opera di artigianalità, ma allo stesso tempo di rigore ingegneristico. Straordinaria è stata la visita al museo della campana “Giovanni Paolo II”, nato nel 1999, dove sono documentate l’origine, la storia e le tradizioni legati alle campane (studi, manoscritti, documenti rari, modelli, antichi attrezzi, calchi e campane).

Franco Di Nucci nella sala del museo aziendale

Agnone ha anche un’altra prerogativa che la rende conosciuta nel mondo, quella della tradizione casearia, e in particolare del caciocavallo, legato in maniera indelebile alla storia attraverso la transumanza. Testimoni di questo legame con la storia, con i tratturi e con i sanniti, fin dal 1662, sono la famiglia Di Nucci, originari di Capracotta, che da dieci generazioni, producono in maniera tradizionale, paste filate di latte proveniente da stalle e pascoli dell’alto Molise e della zona montana di Agnone. L’azienda, pluripremiata e simbolo della cultura casearia molisana e italiana nel mondo, ci ha ospitato nel suo museo dove, Franco di Nucci, ha letteralmente stregato i presenti, non solo per la bontà delle produzioni casearie oggetto di degustazione (ricotta, stracciata e caciocavallo), ma per passione, capacità di trasmettere emozioni, oltre che per un’ospitalità senza eguali. La degna conclusione di una giornata veramente ricca, frenetica e sfiancante a tratti - anche qualche "vittima" dei massacranti tornanti e di un autobus da 12 metri - ma che ha avuto anche il merito, e questa non è una cosa secondaria, anzi, ne è l’anima dell’iniziativa da quando è nata, di condividere emozioni, tra gusto e bellezza, per cementare amicizie nate durante il corso, ma anche per crearne nuove, per creare consapevolezza, per creare condivisione. E’ la Scuola del Gusto.

Scuola del Gusto
scuoladelgustolarino@gmail.com


giovedì 2 luglio 2015

ITINERARI DEL GUSTO IN MOLISE TRA SANNITI E ROMANI, VIE ARMENTIZIE E PASTE FILATE

Quando si sente dire che “in Molise non c’è niente”, cosa che capita di frequente, purtroppo, o che “il Molise non esiste”, anche se qui il concetto parrebbe leggermente più profondo, dicono i relativi sostenitori - concetto da cui dissentiamo, “ma questa è un’altra storia” - sarebbe lecito chiedersi: che senso ha proporre degli itinerari tra arte, archeologia, paesaggio e cultura in generale, passando attraverso le produzioni agroalimentari di qualità che ne fanno da collante, prima che esaltazione di gusto e bontà? Eppure, quando tre anni fa partimmo con quest’avventura, con un partner importante, l’ATM, con qui ne abbiamo condiviso i contenuti, l’obiettivo era proprio quello di muoversi attraverso il territorio regionale, come filo conduttore la “Scuola del Gusto” e la cultura in senso generale, alla scoperta di “fantomatiche” qualità, che necessariamente dovevano esserci, ne eravamo convinti (all'inizio lo slogan era: "il gusto della scoperta"). Essere giunti alla terza edizione degli “Itinerari del Gusto”, avendo quasi l’imbarazzo della scelta della qualità dell’offerta, non può che inorgoglirci su quello che il Molise può offrire, tra gusto e bellezza

Il percorso del I° Itinerario del Gusto

Anche quest’anno, la proposta è stata articolata in due date, rispettivamente sabato 27 giugno - quella che vi racconteremo nelle prossime righe - e sabato 4 luglio, attraverso un viaggio tra le bellezze archeologiche, artistiche, ambientali e paesaggistiche del Molise, inframezzate da “immersioni” nella cultura agroalimentare, settore lattiero-caseario nella fattispecie, come filo conduttore dell’ultimo percorso formativo, ripercorrendo quelle che erano le strade battute dagli armenti, i tratturi, e dalla cultura transumante. La prima sosta di sabato 27 giugno, ha visto proprio un caseificio al centro dell’attenzione, a Vinchiaturo, l’azienda Barone della famiglia Perrella, che tramanda di generazione in generazione, la tradizione casearia di un territorio che storicamente, per numeri e cultura casearia, non ha eguali. Luigi Perrella, amministratore delegato, nella visita aziendale, ha anche spiegato quelle che sono le origini della “mozzarella”, oggi Fior di Latte (da latte vaccino), ma delle paste filate in generale, che vede il Molise centro nevralgico. "Vi siete mai chiesti dove sia nata la mozzarella? Comunemente si considera la Campania come la regione che avrebbe dato i natali al più noto tra i formaggi, grazie anche all'ampia produzione di mozzarella di bufala in regione. Le cose non stanno esattamente così! Il più antico documento, risalente al secolo XII, testimonia che i monaci Benedettini di San Lorenzo in Capua usavano offrire, in occasione di alcune festività religiose, un pezzo di questo formaggio (definito mozza o provatura) “per antica tradizione”. Questi monaci Benedettini erano quelli sopravvissuti da San Vincenzo al Volturno, in Molise, riuscendo fortunatamente a trovare riparo presso la fortezza longobarda di Capua. Qui fondarono, poco dopo, proprio il monastero di San Lorenzo. L’arte della preparazione della mozzarella sembra, quindi, essere stata esportata dai monaci Benedettini della famosa Abbazia di Castel San Vincenzo, in Molise. Guarda caso, in questa regione è tutt'oggi molto diffusa la preparazione della mozzarella a base di latte vaccino".

Luigi Perrella, Amministratore del Caseificio Barone

La seconda sosta, ha riguardato l’oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro, area che si estende per oltre 3135 ettari, essendo una delle più estese in Italia gestite dal WWF. L’area è caratterizzata dalla presenza di tre particolari ambienti naturali: le gole del Torrente Quirino con la cascata di San Nicola, il Monte Mutria e l’area carsica della montagna di Campochiaro. Nel territorio di Guardiaregia, invece, ci sono gli spettacolari fenomeni ipogei delle grotte di Pozzo della Neve (-1048 m) e di Cul di Bove (-913 m) che, per profondità ed estensione, sono fra i più imponenti abissi d’Italia. Meta della visita, vista anche la presenza di bambini nel gruppo, i primi a essere più partecipi e divertiti, è stata l’area faunistica della riserva in località Fonte Litania di Campochiaro, con il duplice obiettivo didattico e conservazionistico per la futura reintroduzione del cervo sul Matese. In effetti, nei nove ettari della riserva, si trovano quattro cervi, nati e cresciuti in cattività due maschi (Bonifacio e Tommaso), due femmine (Quirina e Cesidia), e da poco anche un cucciolo, che hanno accolto il gruppo, seguendo l’escursione svolta in una parte della riserva, con attenzione e curiosità. Ammirazione e stupore per i bambini, interesse e attenzione per gli adulti per la variabilità della flora e della fauna del comprensorio sapientemente illustrata dalla guida del WWF.

Il cervo "Bonifacio" durante la visita alla riserva


Dopo la meritata sosta pranzo, presso l’agriturismo Casale Rosa di Vinchiaturo, dove è stato possibile degustare piatti e produzioni locali, è stata la volta di un'altra importante azienda lattiero-casearia molisana, presente nel Comune di Bojano, città costruita sui resti di quella che fu denominata Bovianum, la capitale dei Sanniti Pentri, prima, e Municipium romano di grande importanza, dopo, nonché tappa della transumanza, giacché nacque proprio dove in secoli più recenti passava il Tratturo Pescasseroli-Candela. La leggenda, infatti, narra che giovani sabini, durante il Ver Sacrum (primavera sacra) d’epoche lontanissime mandati a fondare nuove città, si spinsero alla volta della nostra regione guidati da un bove. Giunto nei pressi del Matese, l’animale s’inginocchiò per bere alle sorgenti del Biferno. Quella genuflessione fu interpretata come un segno divino e i giovani decisero di stabilirsi lì, creando la prima colonia sannita, da cui il nome Bovianum (da bove, appunto). Proprio vicino alle sorgenti del fiume Biferno (da cui prende il nome, gli scorre proprio lungo il fianco), il caseificio artigianale, di proprietà della famiglia di Pulsone Franco, da una storia e tradizione di circa 60 anni, lavora latte rigorosamente molisano (circa 20 quintali al giorno), proveniente da stalle e pascoli montani dei comuni di Macchiagodena e Cantalupo, quasi tutto a mano, come da tradizione, per un prodotto di una bontà straordinaria che non si trova nella grande distribuzione, ma solo in punti vendita specializzati. Vista la vicinanza alle sorgenti del Biferno, dopo essersi dissetati presso la stessa (Località Santa Maria dei Rivoli), un piccolo fuori programma che ha entusiasmato i bambini presenti, la visita all'allevamento di trote e anguille.

Due membri della famiglia Pulsone

Sempre lungo il percorso dei vecchi tratturi, non poteva mancare la visita all’area archeologica di Altilia di Sepino (vecchia Saepinum), sotto la guida attenta e minuziosa di Alessandra Capocefalo dell’associazione Me.Mo. Cantieri Culturali, ripercorrendo in maniera dettagliata tutte le fasi della sua storia, legata anche ai traffici costanti della transumanza. Infatti, è testimone fondamentale l'iscrizione, datata fra il 169 e il 172 d. C, che si vede tuttora incisa sulla spalla destra della porta detta di Bojano (la città era divisa da due assi viari principali, quasi ortogonali, denominati cardo e decumano). Da essa si apprende che i conductores delle greggi si lamentano delle angherie loro inflitte dai magistrati e dagli stationarii di Bojano e di Sepino mentre percorrono gli itinera callium che uniscono le due località. Diventa necessario allora l'intervento dei prefetti del pretorio, i quali ingiungono ai responsabili di lasciare in pace i pastori e minacciano pene. Questo documento epigrafico, è particolarmente importante perché prova che già nel II secolo d. C. esisteva una via armentizia che passava per gli stessi luoghi per i quali molti secoli dopo passerà uno dei principali tratturi, il Pescasseroli-Candela. Partendo da porta Tammaro, passando per il Teatro, fino a porta Bojano, per poi, attraverso il decumano giungere fino a porta Benevento, attraverso il Foro, la fontana del grifo fino al mausoleo di Caius Ennius Marsus, opposto a quello di Publius Numisius Ligus presente al di fuori di porta Bojano. Un percorso nella storia delle genti sannite prima, romane poi.

Alessandra Capocefalo

Vista di una parte degli scavi archeologici di Altilia

Una giornata intensa, tra gusto e bellezza, di un piccolo angolo di Molise, in attesa di un’altra impegnativa ma altrettanto straordinaria, che racconta una storia, quella dei Sanniti prima, quella dei Romani poi, attraverso testimonianze storiche-archeologiche e non, che fecero dell’area matesina centro nevralgico del traffici armentizi, con la cultura della pasta filata sviluppatasi nei secoli, ma anche via di snodo di culture e civiltà dei diversi popoli. 

Scuola del Gusto
scuoladelgustolarino@gmail.com


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